Chempo – Regurs “Balun”- Cevo

Da Chempo a Regurs “Balun”, poi a Cevo dal sentiero… e ritorno dalla carreggiata.

Tutto l’anello fatto a piedi il 22 luglio 2020.

Le foto del percorso: clicca su una foto se vuoi ingrandirla e far scorrere la galleria.

Siamo soddisfatti! Abbiamo fatto tutto il percorso a piedi, come dovevano le genti di un tempo, senza altri mezzi che difficili sentieri, selvagge mulattiere, animali e carri.

Noi certamente più fortunati: con solo un comodo zainetto e leggere racchette di aiuto… ma insomma un po’ di fatica l’abbiamo sentita, oltre alla gioia di stare in sintonia con la natura!

La visita al Balun è consigliata, la discesa da Caspano a Cevo un po’ meno, ma riuscire a fare l’anello completo è una bella soddisfazione.

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Da Cevo… nella Valle di Spluga

Scrivevo su facebook domenica 21 giugno alle ore 15:59: ho raggiunto questo mondo grazie alla volontà… e alla mancanza di  rappresentazione del percorso. La rappresentazione me la sono costruita cammin facendo, come pure la volontà si è imposta lungo il percorso.

Dunque l’obiettivo era scoprire la Valle di Spluga, una valle poco nominata, poco frequentata, fuori dalle gite estive. Chissà perchè?

Lo abbiamo scoperto avvicinandoci ad essa. Difficile salita, poche case e quasi completamente abbandonate nel primo nucleo, ridotte a ruderi nel secondo nucleo, dove poi ci siamo fermati.

Nella mappa sopra della Swisstopo viene indicato il Monte Spluga dove altre indicano il Desenico (plastico della Provincia di Sondrio), mentre il Monte Spluga a volte è una seconda denominazione della Cima del Calvo (mappa Konpass):

Salendo ho scattato alcune foto, perchè mi piace e per poter prendere respiro.

Cliccare su una foto per ingrandire, far scorrere la galleria
e leggere le didascalie:

Il ritorno è stato decisamente meno impegnativo, anche se le racchette sono state indispensabili per frenare e rassicurare.

Da Ceresolo ho fotografato le immagini sacre di devozione popolare o lasciate in memoria di persone che hanno perso la vita in questi luoghi, immagino per incidenti causati dalla impervietà del percorso.

Chissà se la prossima volta che ci avventuriamo avremo la volontà di raggiungere i laghi a 2163 m s.l.m.

Link per approfondire: QUI

Carte on line qui

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Ottobre nei Cech

Ottobre è un bel mese? É sempre stato un mese redditizio.
Quando ero bambina era il mese di inizio delle scuole, quindi impegnativo perchè l’inizio è fondamentale: bisogna dare un’impressione positiva alla maestra, ai professori, con attenzione ad ogni parola, bei quaderni ordinati, e se andava bene ottobre, non eri in vacanza, ma scivolavi meglio!
Da insegnante era un mese lungo, senza distrazioni, fino a quando non si è inserita la festa di Halloween, ma fortunatamente era proprio alla fine!
E ora che sono libera da impegni rigidi e richieste precise, ecco ottobre come il mese del raccolto, non solo attraverso le poesie e i racconti, i grappoli d’uva e le pannocchie appesi in classe, ora raccolgo un po’ veramente quello che la natura ha prodotto per suo conto o guidata dall’uomo.
É anche un mese autunnale, tutti lo sanno, ma vivere le giornate all’aperto quando splende ancora un bel sole, o con impermeabile per la  pioggia e la nebbia, è gioiosa e gratificante armonia.
Quindi ecco ottobre nei Cech: giornate di tranquilla raccolta all’aperto di prodotti coltivati o regalati dalla terra e di incanto ad osservare colori, respirare profumi e covare pensieri.

“I Cech”, per chi non lo sapesse, sono cosiderate tutte le zone poste sul versante sud delle Alpi Retiche dal lago di Como fino al taglio della Val Masino.

Quindi in autunno sui Cech si può ancora godere un po’ di calduccio, anche se l’aria mite del lago e quella rigida che scende dai ghiacciai della Val Masino, si scambiano i loro umori e nel corridoio dietro il Culmine di Dazio le “scighere” sono spesso in movimento.

I paesaggi a me familiari risevano sempre sorprendenti scorci, e in particolare il mutare del nostro rapporto mi invita a fermare il momento in scatti, pur incompleti e deludenti.
Ed eccomi a raccontare le mie emozioni ottobrine con immagini e parole
(alcune date del racconto sono link di pubblicazioni fatte su facebook)

Se volete ingrandire le foto cliccateci sopra e fatele scorrere

Martedì 01 ottobre

Controllo del campo di zafferano in sperimentazione: benissimo, i teli neri hanno funzionato: niente erbacce da pulire e tutti i bulbi hanno la loro piantina.

É proprio andata così, nonostante la mia avversione a questi brutti mantelloni neri che pezzano e soffocano in modo così innaturale i nostri campi e giardini. Chissà che si trovi qualche modalità meno rovinosa.

venerdì 11 ottobre

Da qualche giorno è iniziata la fioritura dello zafferano. Nel campo questa mattina sono da sola, c’è un bellissimo sole che richiede il cappello, ma l’aria è fresca e si lavora volentieri. É il cappello di Virginia Woolf, così lo chiamo perchè acquistato nel giardino della sua amica Vita, viaggiatrice, scrittrice e appassionata giardiniera. Durante il raccolto potrei anche pensare, immaginarmi in altri spazi, abbandonarmi al respiro della natura, alle gradazioni di viola ingioiellate di oro e del rosso dei preziosi pistilli, potrei se non dovessi contare i fiori che raccolgo, potrei se non dovessi contendermi i fiori con le amiche api che si nascondono nella profondità del loro richiamo. Conto e cerco trucchi per non dimenticarmi i totali parziali: 23 numero di mia sorella, e faccio la foto… 46 numero di casa… e rispondo al saluto dalla strada, ma ero a  100 o 200?

Poi in casa a terminare il lavoro di mondatura dei fiori, da cui togliere gli stimmi e farli essiccare. Accidenti quest’anno bisogna essiccare anche petali e quanto non utile a fare lo zafferano, non posso più restituire niente alle api. Accendo la radio, parlano di Calvino, lo stavo dimenticando, bisognerebbe avere più memoria per non dover ripetere le stesse cose, per questo che si ripetono anche tanti errori.

martedì 15 ottobre
Anche sotto la pioggia bisogna raccogliere i fiori dello zafferano, e prima che si aprano e si rovinino i pistilli.
Oggi ci è andata bene, ma eravamo organizzati. Ha poi piovuto per tutto il giorno! Siamo in coppia a raccogliere, non si può parlare, bisogna contare: essere in due è una distrazione in più. Sono impermeabilizzata e impacciata, ma è bello farcela e potersi premiare con una tazza di caffè che abbatte tutti i meriti.

giovedì 17 ottobre

Autunno al paesello dal sorgere al tramontare del sole.

Il sole illumina le cime, ancora non è nel campo. Meglio arrivare prima del sole per raccogliere i fiori: è ancora tutto bagnato, i petali stretti fra loro scivolano sotto le dita, gli stivali affondano nella terra nera tra i cumuli, la posizione è instabile ma bisogna far presto prima dell’arrivo del sole e delle api sul campo e di dover togliere i fiori non solo alla terra ma pure alle amiche api che non si mostrano felici! Ora però non dobbiamo più essiccare i petali, non si riesce a mantenerli, quindi metteremo tutto nell’orto su cui ronzeranno per tutto il giorno gli insetti. Questo scambio di attenzioni mi rende più in armonia con loro.

Le ore di sole non sono molte, alle 17 ci si saluta! Le api se lo godono tutto e noi?

Un giretto a raccogliere noci e castagne nel bosco vicino. Vorrei poter andare oltre, ma è difficile farsi strada fra i rovi e le pianticelle cresciute dopo alcuni disboscamenti recenti. Il terreno è umido e coperto di ricci e di castagne che rotolano mossi dal mio bastocino. Il sentiero che è rimasto è quello che hanno tracciato i cavalli e che continuano a percorrere di notte i cervi che popolano numerosi le zone. I cervi, le talpe, le cavallette, ma anche i cavalli, i maiali, le api… siamo in sintonia con loro o siamo i loro nemici? Abbiamo recintato il campo per poter preservare il raccolto, ma le talpe entrano e ci smuovono i bulbi, le api mettono un po’ di ansia, le cavallette hanno bisogno di cibo e se scelgono il sambuco del mio giardino non è piacevole. Le noci sono quasi tutte marce, le castagne sono buone. Torno a casa.

22 e 23 ottobre

Lavorare e godersi la natura in compagnia è dividere la fatica e moltiplicare le gioie! In campagna è più semplice stare con gli altri, gli spazi e i campi accolgono gli ospiti ricambiando la gioia della loro presenza.

I fiori di zafferano continuano a sbucare al centro della loro piantina, a volte pochi, a volte molti, ci vuole pazienza e costanza ma il nostro autunno ci premia e anche a fine ottobre pranziamo sotto l’ombrellone e alla sera, calato il sole, accendiamo la fiamma!

lunedì 28 ottobre

Oggi niente fiori, la giornata è tiepida e luminosa, quindi scarponi, bastoncini e contenitori: si va nel bosco a fare un po’ di scorta per l’inverno! Un sentiero porta nel piccolo bosco di noci e castagni, i frutti riempiono secchiello, sacchetti e zainetto; i ricci li ammucchiamo con la foglia colorata, ma cosa sarebbe bene tagliare, cosa lasciare, i ricci marciranno se si ammucchiano? se puliamo il terreno crescerà erba, ma poi l’erba andrà tagliata, e per chi? e lasciare che la natura faccia da sola? i ricci stanno sotto agli alberi con la foglia sparsa concimando e decomponendosi? i contadini raccoglievano la foglia per fare il letto alle bestie, in questo modo tenevano il bosco pulito si dice, ma cosa sarà meglio? Certo qualche albero va sistemato, se non lo si fa secca da solo e cade.

La nebbia è la regina
di queste due
ultime
giornate di ottobre
Come essere
sospesi nel nulla,
leggeri e liberi.
E a fine giornata anche i contadini si rilassano.

Con il raggiante ciclamino rosso in mezzo alle foglie cadute dalla pergola, l’ottobre dei Cech vi saluta: – Ciao, ci vediamo a novembre!

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Dalla Val Fabiòlo alla Val Tartano

Mercoledì 2 ottobre siamo riusciti a fare una passeggiata in montagna in compagnia di amici. Nonostante la copiosa pioggia notturna, al mattino siamo partiti con un po’ di tempo nuvoloso ma con buone previsioni per il pomeriggio.

Il programma della passeggiata ci doveva portare in una valle già poco soleggiata e ricca di vegetazione, dove abbiamo fatto colorati e inconsueti incontri con decine di salamandre, lungo la mulattiera che segue a spirale la stretta e ombrosa valle Fabiòlo.

Questa Valle ha inizio a Sirta, non si può dire si apre, perchè pare si nasconda dietro al piccolo paese. E risalendo fino a 1000 metri, ci porta a Campo, in Val Tartano. Giunti là dove il turismo è arrivato in seguito alla costruzione della “passerella nel cielo”, ci fermeremo a mangiare un buon piatto tipico. Scenderemo poi seguendo un altro percorso storico: il sentiero del Dos de la Crus. Sia la Val Fabiòlo che il sentiero del Dos sono le strade che gli abitanti di questi monti percorrevano a piedi, da soli o con le bestie, carichi di gerle o zaini per poter vivere e sfamare le proprie famiglie, questo fino alla costruzione della strada carrozzabile nel 1957. I bambini e i ragazzi anche le percorrevano tutti i giorni per recarsi a scuola o andare a messa, verso Sostila o la Sirta. E durante l’estate le ragazzine andavano per i sentieri a tagliare erba per le capre o raccogliere i fiori per le Madonne dei vari gisööi. E proprio i gisööi, le cappellette con dipinti soggetti religiosi, attirano l’attenzione ancora oggi: così visibili, posti in punti strategici del percorso per poter dare consolazione con una sosta di riposo e preghiera.

La Valle Fabiòlo, ho scoperto, è nota anche come “Valle degli spiriti” per le numerose leggende legate a questo luogo. Mentre raggiungiamo il primo ponte dove c’è la cappella d’inem la val, l’amica mi racconta infatti di spiriti che l’attraversavano con candele in mano, spaventando il povero viandante costretto a seguirli fino al cimitero di Sostila… e molte altre sono le storie, ora scritte sul libricino: “Su per la Valle alla ricerca di antiche leggende” (Liberale Libera e Franco Mottalini, 2013).

Alla località dei Bures, dove troviamo una cappelletta e alcune case, c’è la deviazione per Sostila che noi non faremo per proseguire verso Somvalle e Campo. Quindi raggiungiamo l’ultimo maggengo della valle, la Sponda, a 900 metri, qui ci sono anche le mucche al pascolo che si fanno sentire con le loro zampogne. Ecco ancora una bella cappelletta e alcune case dove si racconta si tenessero danze macabre e dove  si transitava pericolosamente anche col buio per raggiungere e conquistare l’amore. E infine la cappelletta del zapèl de uàl, oltre la quale si apre la piana luminosa di Somvalle, Cà e Campo.

E nel pomeriggio la veloce discesa dal Dos de la Crus, con il sole, le castagne e il panorama sulla bassa Valtellina.

Un video di due minuti per far rivivere la passeggiata sulle due mulattiere, una abitata da salamandre e la seconda con le castagne che cadevano sonore sull’acciottolato.

(per vedere la Val Fabiòlo ferita dalle frane dell’alluvione del 1987, QUI)

Nuova escursione in Val Fabiòlo il 09.07.2020 con percorso tracciato con app Relive:

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Il seggiolone risorto

Anche se domani è Pasqua, non c’entra con il seggiolone e il suo ritorno alla vita. Ma partiamo con ordine, l’ordine da cui inizia la storia del mio incontro con il seggiolone.

Al pranzo di ferragosto 2017 in Premiana ci serve un seggiolone per la nostra piccola Viola, ne viene recuperato uno molto vecchio in legno utilizzato trent’anni prima, ma ereditato già da una precedente generazione, quindi un seggiolone di almeno 60/70 anni. È decisamente inutilizzabile, ma interessa a me perchè è particolare, di forme curate e ingegnose. Il mio interesse era già stato sospettato, quindi il seggiolone è mio… speriamo che i tarli mi abbiano lasciato ancora un po’ di materiale!

Dunque il “povero legno” è adottato e fa ormai parte del mio impegno perchè torni decoroso e degno del rispetto che merita.

Durante la pulitura del seggiolone scopro due cerniere sulle gambe che ne permettono la piegatura e la successiva trasformazione in un passeggino e primi passi. La sedia ha un buco con tappo al centro, questa poteva quindi diventare anche un comodo porta vasino per un agevole utilizzo. Queste soperte mi stuzzicano ancora di più nel cercare il modo per farlo “rivivere”

Si parte con il lavoro: tolte le carte adesive, si evidenzia un piano troppo rovinato, spezzato e molto tarlato. Si deciderà di farlo rifare dal falegname, come pure un bastoncino dello schienale e la base di una gamba. Tolgo le viti che bloccavano la trasformazione pensando di cercare una modalità più funzionale di blocco e sblocco. Le quattro ruote che avrebbero dovuto servire per il passeggio non ci sono più, chissà se ne troveremo di adatte.

Alcune foto, cliccate per ingrandirle e scorrere la galleria

Su internet ho trovato un seggiolone uguale al nostro, ma completo di rotelle: ecco la trasformazione

Il falegname fa le opportune modifiche e mette anche una protezione di ceralacca, come lui consiglia per i legni antichi.
Ecco il seggiolone rinnovato, appena sceso dall’auto, che ammira il panorama!

di ritorno dal falegname

A Natale il rinnovato seggiolone ha avuto il compito di sostere e valorizzare il nostro vecchio ed esile alberello:

Nella casa di vacanza veniva usato come appoggio a libri, fogli… ma ora ha trovato il suo posto un nuovo amichetto:

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Prossimamente un post sul seggiolone di famiglia?

Una casa nei Cech (9) -la camera-

Prima di andare in soffitta (dirottati dalla lettura di Dostoevskij QUI), avrei dovuto fermarmi in camera. La camera degli sposi, dei proprietari, della coppia, dei genitori… è stata la prima e, per un po’ di anni, l’unica camera da letto completamente ristrutturata.

La sua rimessa a nuovo ha dovuto cedere spazio, ma ha guadagnato intimità. Chi infatti saliva nelle camere, in cima alla scala entrava direttamente nella prima stanza, che era quella di cui stiamo parlando, poi passava nella seconda e da qui nella terza, comunicavano direttamente una con l’altra, nessun spreco di spazi, ma chi stava nella stanza di mezzo,  era costretto a passare nella vicina per scendere o andare in bagno e c’era qualcun altro che passava nella sua. Certo che la privacy era ancora un lusso non per tutti! Spesso si stava anche nello stesso letto non solo nella stanza di genitori o fratelli, e a volte questa eccessiva promisquità poteva generare dei problemi non solo alle ragazze (come documenta don Milani nel suo Esperienze pastorali).

Le tre camere comunicanti, due sistemate per un primo utilizzo

Dunque lo spazio, come dicevo, si è ristretto perchè abbiamo creato, all’interno della prima stanza, uno svincolo di accesso alle altre due stanze e la scala a chiocciola per salire in soffitta.

Due foto fatte durante i lavori per la costruzione della scala a chiocciola e dello svincolo, oltre al rifacimento delle solette, prima sostenute da travi in legno. Abbiamo poi ricollocato alcune travi come “aggancio storico”

La vecchia finestra con gli scuri l’abbiamo un po’ ricopiata, il colore verde era dei serramenti di altre finestre di questa casa.

Questa nuova stanza l’abbiamo poi arredata con i vecchi mobili “della zia”, risanati e restaurati.

“Passano alcune estati di sonni più freschi, ma anche di qualche risveglio di buon’ora, bisticciando con qualche raggio che s’infilava fra gli scuri, qualche lettura sul davanzale in accordo col sole… poi le nostre vacanze si fanno sempre più brevi, fino al nuovo intervento di ristrutturazione, che cambierà l’uso e la destinazione di alcuni locali.

Anche i figli sono cresciuti, e si è formata una nuova famiglia. “

Questa stanza ospiterà ora i giovani sposi con la loro bimba.
Il lettino prende il suo angolino e parte dei mobili troverà altra collocazione… (estate 2018)

E la casa torna a vivere e sorridere, riaprendo porte e finestre, di vecchia e nuova generazione, al luminoso sole dei Cech!

Ma siamo in camera… shhh

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Ciao, alla prossima puntata! QUI

Un Natale “dedicato” (2018)

Costruire un Presepe o un Albero di Natale in modo che possa essere un momento interessante anche per i nostri bambini? Si può provare!
Certamente il coinvolgimeto dipende dall’età e capacità dei bambini, ma la cosa importante è che siano un po’ partecipi nella costruzione.
Io non sono proprio stata “montessoriana”, ma sono tornata ai vecchi addobbi con forme e colori più riconoscibili e familiari alla mia nipotina di due anni e mezzo. A lei sono piaciuti innanzi tutto gli addobbi a forma di mela, quella col bruco al top, poi la fragola e le palline colorate che rimbalzavano sul pavimento e via via tutte le altre, che mi passava da appendere fino a fare da sola con attenzione e precisione!

E il presepe? sempre attenzione agli interessi di Viola? Certamente: lei è l’unica bimba di casa e in questo periodo ama schiacciare le noci, lo fa spesso con la nonna sul gradino del camino, quindi anche con il presepe le noci si continueranno a schiacciare. Ed ecco un presepe che ricorda la fiaba dello Schiaccianoci, che era ambientata proprio a Natale.

Lo Schiaccianoci

“Da dove viene quell’omino di legno dalla potente mandibola, capace di frantumare anche le noci più dure, che fa la sua comparsa ai piedi di uno scintillante abete la notte di Natale nella dimora di Marie e Fritz? E se improvvisamente quel congegno prendesse vita e ingaggiasse una battaglia a colpi di sciabola, a capo di un esercito di soldatini di piombo, tamburini e pupazzi di marzapane, contro il terribile e vendicativo re dei topi? Non smette di incantare la storia dello Schiaccianoci, uscita dalla penna di Hoffmann nel 1816 e divenuta presto un classico della fiaba di tutti i tempi. La sua fortuna si legò anche a quella di un indiscusso maestro dell’affabulazione, Alexandre Dumas, che nel 1845 seppe raccontarla da par suo. In questa edizione, che affianca le due versioni, il lettore potrà seguire le vicende dell’omino di legno, apprezzando la potenza visionaria che sostiene la narrazione di Hoffmann e lasciandosi catturare dalla piacevole scorrevolezza della prosa di Dumas. A sancire la popolarità dello Schiaccianoci fu proprio il padre dei “Tre moschettieri”, alla cui versione è ispirato il celebre balletto musicato da Cajkovskij nel 1892. Da allora, la storia ha conosciuto innumerevoli reinterpretazioni, dalla danza al cinema ai cartoni animati – passando da Nureyev a Disney -, al punto che nessuno sembra più ricordare come tutto ebbe inizio”

E il vecchio alberello “spelacchio” verrà rimesso in scena per addobbare la cena natalizia nei Cech con in dono un libro come in Irlanda, ma senza l’impegno della lettura lungo la notte, non essendo in casa propria… Speriamo di aver colto qualche interesse o stimolato qualche curiosità.

BUON NATALE A TUTTI

da Alicemate/Maria Valenti

Una casa nei Cech (6) -Un comodo passaggio-

-Un comodo passaggio- e perchè lo abbiamo chiuso.

(l'audio della pioggia "cigola" 
non sono stata capace di sistemarlo, abbassate il volume )

Come ho detto anche nel precedente articolo (qui), fra i primi lavori alla casa nei Cech, uno dei più impegnativi e urgenti è stato quello di raccogliere le acque piovane che, scorrendo in superficie, in discesa lungo le stradine del paese, arrivavano alla nostra casa. Dal vicolo del cortliletto l’acqua scendeva verso la scala della cantina trascinando sassi, legni e tutto quello che trovava lungo il selciato ormai molto sconnesso; dall’altro vicolo, più lungo e ripido, le acque prendevano anche velocità, creando un ruscello che invadeva il praticello davanti alla casa, attraversava la strada e si disperdeva nei prati sottostanti.

Che fare? Il Comune non aveva intenzione di intervenire, abbiamo così presentato il nostro progetto: collocato griglie, tubature, tombini, pozzetti e altri accorgimenti per mantenere asciutta la casa, ma non sempre tutto funziona. Abbiamo  chiuso il passaggio, acquistando una porzione di terreno e facendo attraversare sotto terra i tubi di raccolta dell’acqua fino alla strada.

Alcuni lavori per raccogliere l’acqua piovana dai due vicoli. Leggere e ingrandire cliccando su una foto:

Certo abbiamo interrotto un comodo passaggio per alcuni abitanti e passanti, ma al Comune non interessava completarlo, perchè significava affrontare altre spese per sistemarlo e mantenerlo, mentre era stata da poco tracciata una nuova strada di accesso a tutte le abitazioni.

Quindi ecco il risultato dei diversi interventi di sistemazione del “passaggio” e della parte di casa che si affaccia su questo vicolo.

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per continuare a leggere

Una casa nei Cech (7) -le fresche scale-

Una casa nei Cech (5) -I primi interventi-

-I primi interventi-

L’estate del 2004, soggiornando con il camper, si lavora già a fare un po’ di ordine, documentare la storia e recuperare quanto ancora di utile e di interesse. (Fra cui le porte di cui già detto qui)

Sulla facciata, il vecchio “gabinetto esterno era da demolire, ma per me era un reperto da museo, quindi l’ho prima ripulito e fotografato:

e anche la “lavanderia” doveva essere demolita, al loro posto si ricaverà un comodo terrazzo con garage… e lavanderia!

I mobili di una vecchia stanza  potrebbero essere riutilizzati ma servono buoni interventi di restauro. Li rivedremo ricollocati nella nuova stanza, dopo la ristrutturazione.

Urgenti anche i lavori sul retro della cucina, e antico accesso alla casa dal paese, per regimazione acque, risanamento e copertura scale… pulitura e sostituzione di muri e porte.  (anche in vicoli e svincoli, qui)

La scala è stata sistemata rendendola più praticabile, diminuendo l’alzata e aumentando l’appoggio dei gradini. Insomma una volta salire le scale era veramente un’impresa, ora è considerato un esercizio utile per un quotidiano movimento, ma senza eccessi!

Il bagno, aggiunto alla casa negli anni ’60, sarà stato molto utile, ma purtroppo, come in molte altre case, ne aveva rovinato l’armonia della struttura. Troveremo il modo per mantenere l’intervento ma inserendolo al meglio nell’ambiente, con tettucci e finestre sorretti e incorniciati da vecchie travi.

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Se volete continuare a leggere:

Una casa nei Cech (6) -Un comodo passaggio-

 

 

Una casa nei Cech (4) -Porte e passaggi-

– Porte e passaggi – (articolo precedente su vicoli e svincoli, qui)

Leggendo Dostoevskij  La porta laterale si aprì, e quella donna apparve!… Ricordo soltanto che in quei tre minuti vidi una donna veramente bellissima… Essa alzò il viso e mi diede una guardataccia e sorrise in modo così insolente che io …  Mi volsi e uscii. Uscii dalla stanza come in estasi.”

Pensando alle scuole… A scuola suona la campanella alle ore 8.00 e si aprono le porte; qualcuno finisce sempre fuori dalla porta; per entrare dal Dirigente si bussa alla porta

Le porte servono a portare oltre, a far passare, a far passare ma anche a non far passare, quando vengono sbarrate o chiuse a chiave.

Passano i proprietari, gli abitanti, gli invitati, gli ospiti, gli amici… non passano gli sconosciuti, gli estranei, i nemici, gli indesiderati. Quindi perchè una casa sia un ambiente sicuro, protetto, riparato, chiuso ma accessibile, ha bisogno delle porte.

Le porte in una casa devono avere una struttura solida su cui incernierarsi per ruotare, potersi bloccare saldamente, ma anche girare agevolmente.

La porta si vede molto, tutti quelli che vogliono entrare se la trovano davanti, quindi spesso serviva e serve ancora a presentare e rappresentare la casa e i suoi abitanti: casa regale, signorile, essenziale, austera, moderna, povera… Nel tempo le porte sono cambiate, sia come materiali che come lavorazione e come modalità di montaggio e chiusura.

Vediamo alcune porte della casa dei Cech risalenti almeno ai primi anni del 1900, alcune come le abbiamo trovate, altre risanate e mantenute, altre spostate o modificate, altre infine rimessate o eliminate. Tutte erano fornite di catenacci o chiavistelli, alcune con successiva aggiunta di serrature con “chiave a blocchetto”. Tutte le porte erano in legno: di castagno, larice o abete; erano incernierate ai muri in sasso direttamente, con cardini di ferro. Certo non erano a chiusura a prova di spifferi, le fessure fra legno e muro erano evidenti e garantivano la circolazione di aria, così da evitare la formazione di odori, muffe e marciumi, infatti, nonostante l’umidità e i legni tarlati e scrostati, abbiamo trovato un ambiente “sano”.

Cliccare su una foto per ingrandire, leggere e scorrere la galleria 
in cui le porte "si presentano":

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Ciao, alla prossima puntata! QUI

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