– Da Sweny, in farmacia con Joyce.

 

Siamo sempre a Dublino, nella Dublino di oggi dove troviamo la farmacia Sweny: che bellezza! E’ l’unica costruzione nominata da Joyce nel suo “Ulisse” che è rimasta intatta, quindi bisogna vederla, entrarci e comprare la saponetta al profumo di limone,  che è in vendita con i libri e i ricordi. Il locale è piccolo e stracolmo di oggetti, dai vasi da farmacista ai volumi e alle carte: un misto che ci racconta una piccola venerazione dei dublinesi per il loro grande scrittore.

E ora torniamo al 16 giugno 1904, giorno in cui è ambientata la storia dell’Ulisse (Mr Bloom) di Joyce:

In Lincoln Place dal farmacista Sweny, Mr Bloom compra una saponetta profumata al limone e ordina la lozione che gli ha chiesto la moglie.

“… Che ore abbiamo fatto? … C’è tempo ancora. Meglio far fare quella lozione. Dov’è? Ah, sì, l’ultima volta. Sweny in piazza Lincoln. I farmacisti si trasferiscono di rado. Quei loro vasi verde e oro sono troppo pesanti da rimuovere.  […]  Ma la ricetta è negli altri pantaloni. […]  Insomma può cercarla sul registro delle ricette.

Il farmacista voltò una pagina dopo l’altra. Odore di sabbia e di seccume sembra che abbia. Cranio incartapecorito. E’ vecchio. Ricerca della pietra filosofale. Gli alchimisti. Le droghe ti invecchiano dopo averti eccitato. Poi letargo. Perché? Reazione. Una vita intera in una notte. A poco a poco ti cambia il carattere. Vivere tutto il giorno tra erbe, unguenti, disinfettanti. Tutti i suoi vasi di alabastro. Mortaio e pestello. Aq. Dist. Fol. Laur. Te Virid. L’odore quasi ti guarisce come il campanello del dentista. […] Il primo che colse un’erba per curarsi aveva un bel fegato. Semplici. Bisogna stare attenti. Ce n’è abbastanza qui da cloroformizzarti. Prova:  fa diventar rossa una cartina di tornasole azzurra. Cloroformio. Dose eccessiva di laudano. Sonniferi. Filtri amorosi. Sciroppo di papavero cattivo calmante per la tosse. Ostruisce i pori o il catarro. Veleni i soli rimedi.     […] 

Aspettava al banco, inalando l’aroma acuto delle droghe, l’odore secco e polveroso delle spugne e dei loofah.

– Olio di mandorla dolce e tintura di benzoino – disse Mr Bloom – e poi acqua di fiori d’arancio…

Certamente le rendeva la pelle delicata e bianca come la cera

– E cera bianca anche – disse.        […]

– La prepari per piacere. Passerò più tardi, e prendo una di quelle saponette. … Mr  Bloom ne portò una alle narici. Dolce cera al limone. […]

Uscì dalla bottega, il giornale a bacchetta sotto l’ascella, il sapone dalla fresca fascetta nella sinistra. “

    

– Io ho scritto l’Ulisse, e tu? 

– Io l’ho letto –  😉