– Dal “Pasticciaccio” di Gadda: occhio alle dittature!

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda

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Ci sono delle pagine di questo romanzo che richiedono un po’ di pazienza per essere capite e godute…  ma dense di significato e di verità storiche che devono farci riflettere sui fatti che viviamo anche oggi, riporto due mezze pagine che ci riconducono  agli anni della salita al potere del fascismo di Mussolini:  è la primavera del 1927, quando Mussolini da presidente del Consiglio si sta trasformando in duce, siamo nel “neo impero in cottura”, come scrive Gadda, detto anche rinnovamento, risorgimento… ehmm non vi ricorda qualcosa?

… “Le nuove forze operanti nella società italiana quel rinnovamento profondo che, atteggiandosi all’antica severità o almeno alla faccia severa de’ littori (squadristi fascisti), aveva però già preso l’aìre (la spinta) dalla loro dotazione di bastoncelli (mazzetto di stecchi rilegati strinti d’attorno 20 Lire fascioal fusto della scure non soltanto emblematico), si addiedero poi senza sciuparsi nei filosofemi (primum vivere) a lastricare de’ più verbosi buoni propositi la patente via dell’inferno. […]

“L’effetto che la resurrezione in parola cavò di sue viscere, infoiata (eccitata) di poter finalmente disporre di tutte le disponibilità resele a disposizione dal potere, fu quello che si verifica ogni volta: intendo dire ad ogni assunzione intera del medesimo: conglomerare (unire) le tre balie (i tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario) – da Carlo Luigi de Secondat de Montesquieu con sì chiaroveggente capa sceverate (separate) … conglomerarle, tutte tre, in un’unica e trina impenetrabile e irremovibile camorra.”

In tale evento “le même corps de magistrature a, comme exécuteur de lois, toute la puissance qu’il s’est donnée comme législateur.  Il peut ravager l’Êtat – (intendete ravager l’Êtat!) …“lo stesso corpo di magistrati ha, come esecutore delle leggi, tutto il potere che si è dato in qualità di legislatore.  Questo può distruggere lo Stato  – (capite distruggere lo Stato!)…  

Nel nostro caso, nel novello ravage comportato da una troppo focosa reminiscenza degli antichi bastoncelli, il telefono si ritrovò bell’e impiantato a prestare, alla tripotente camorra, gli uffici eminenti d’un ufficiale portaordini controllato dallo zelo e dagli orecchi ipersensibili di un ufficiale spia. …

i braviBe’. La cascatella delle telefonate gerarchesche, come ogni cascatella che si rispetti, era ed è irreversibile in un determinato campo di forze, qual è il campo gravidico, o il campo ossequienziale-scaricabarilistico.

Non c’era neppure bisogno di mobilitare due bravi, con due ciuffi sul naso e due cinturoni di cuoio lucido adorni di pistole e coltellaccio, perchè il subalteno culseduto s’avvedesse, dall’altro capo del filo  seduta stante, di quel che gli conveniva rispondere, o come gli bisognava procedere: – disposto… disposto sempre all’ubbidienza -. Tatràc.

Da Wikipedia:       In questo modo Montesquieu conclude il suo libro:362px-Esprit_Loix_1749

« Siccome tutte le cose umane hanno una fine, lo Stato di cui parliamo perderà la sua libertà, perirà. Roma, Sparta e Cartagine sono pur perite. Perirà quando il potere legislativo sarà più corrotto di quello esecutivo. Non sta a me esaminare se gli Inglesi godano attualmente di questa libertà o no. Mi basta dire che essa è stabilita dalle loro leggi, e non chiedo di più. Non pretendo con ciò di avvilire gli altri governi, né dichiarare che questa libertà politica estrema debba mortificare quelli che ne hanno soltanto una moderata. Come potrei dirlo io, che credo che non sia sempre desiderabile nemmeno l’eccesso della ragione; e che gli uomini si adattino quasi sempre meglio alle istituzioni di mezzo che a quelle estreme? »
(libro XI de Lo spirito delle leggi, Montesquieu)

Possiamo dire che lo studio che il giurista lascia delle istituzioni di popoli diversi e lontani nel tempo e nello spazio ha come intento fondamentale quello di identificare i fini in base ai quali gli uomini si organizzano in forme politiche e sociali originali. Esiste per l’autore un senso per ogni istituzione. Montesquieu vede lo stato come un organismo che tende alla propria autoconservazione, nel quale le leggi riescono a mediare tra le diverse tendenze individuali in vista del perseguimento di un obiettivo comune.

L’arte di creare una società e di organizzarla compiutamente è per Montesquieu l’arte più alta e necessaria, in quanto da essa dipende il benessere necessario allo sviluppo di tutte le altre arti.