Chempo – Regurs “Balun”- Cevo

Da Chempo a Regurs “Balun”, poi a Cevo dal sentiero… e ritorno dalla carreggiata.

Tutto l’anello fatto a piedi il 22 luglio 2020.

Le foto del percorso: clicca su una foto se vuoi ingrandirla e far scorrere la galleria.

Siamo soddisfatti! Abbiamo fatto tutto il percorso a piedi, come dovevano le genti di un tempo, senza altri mezzi che difficili sentieri, selvagge mulattiere, animali e carri.

Noi certamente più fortunati: con solo un comodo zainetto e leggere racchette di aiuto… ma insomma un po’ di fatica l’abbiamo sentita, oltre alla gioia di stare in sintonia con la natura!

La visita al Balun è consigliata, la discesa da Caspano a Cevo un po’ meno, ma riuscire a fare l’anello completo è una bella soddisfazione.

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Giardinaggio

Dovrei fare cose più utili e sagge, ma dai, un momento e scrivo qualcosa del mio “giardinaggio”, sì perchè è una piccola cosetta che si è formata nel corso della mia vita, quando? Quando ho scoperto che è bello vedere e curare cose belle, è come circondarsi di amore, di gioia. Non è come veder crescere l’insalata o cogliere i pomodori maturi nel piccolo orto che d’inverno diventa triste e dismesso, in primavera è tutto sudore e in autunno ci saluta. Il giardino no, il giardino c’è sempre, ci circonda sempre, ci ama sempre senza sfamarci lo stomaco ma soddisfando l’anima.

E allora concediamoci questo lusso di pace, questo spreco di tempo, questo regalo d’amore.

Il giardinaggio delle donne poi è diverso da quello maschile, è come… come in cucina: le donne lo fanno ogni giorno con semplicità e pazienza, senza professionismo. La cucina femminile è utile e quindi indispensabile, la cura dei fiori  spesso è mal tollerata, compatita, una debolezza!

I fiori recisi sono il regalo alle donne che pare il massimo del donare, il massimo dello spreco, con la loro poca durata!

No, ho scoperto che il mio fiore è la cura del fiore, la voglia di vederlo a suo agio vicino a me, capaci entrambi di aiutarci a vicenda con il nostro esserci e il nostro allontanarci, il nostro cambiare, il nostro soffrire e morire nella terra.

Il fiore reciso muore sicuramente, spesso per distrazione, quello in terra può gioire di più se a volte ce ne disoccupiamo. Sì proprio come succede a tutti i viventi, se lasciati soli trovano il loro tempo, il loro ritmo e respirano!

Dunque vado a mettere qualche foto? Lo faccio con le ultime fatiche di ieri sulla scarpatina del parcheggio della casa dei Cech: dalle 11 alle 19 quasi senza sosta con guanti e falcetto, e piccole macchine di supporto, per liberare le piante che hanno resistito a tutto, a cervi, caprette, erbe infestanti di ogni tipo o pioniere di terreni difficili, inverni rigidi ed estati assolate, primavere di lotta per salvarsi un posticino e autunni di abbandoni.

L’erba è alta, il trifoglio e una gramigna rampicante strisciano e avvolgono quel che possono… al lavoro!

Ho dato spazio anche all’agrifoglio deformato dalla fame delle caprette, al bel cespuglio di ginestra ora sfiorito, alla piccola erica che spero riesca a farsi largo, al profumato timo che sta colonizzando felice, al caprifoglio che non è in buone condizioni, e alla piccola spirea troppo trapiantata.
E poi mi riposo guardando il mio lavoro e quello più importante della Natura!

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Articolo sull’orto della casa nei Cech qui

Una casa nei Cech (13) -zona orto-

Con il racconto alla casa nei Cech, ci eravamo lasciati nei luoghi dove trascorrere notti serene (qui).

Ora è venuto il momento per me, ma non solo, di valorizzare “la catena alimentare”.

– Premessa motivazionale –

In quest’ultima primavera di “quarantena”, in difesa dall’assediamento dell’invisibile nemico coronato, molti di noi umani hanno avuto più tempo da occupare in pensieri e  progetti alternativi. Io non ho faticato a restarmene quieta in casa, ma, ma non ho più avuto la possibilità di  avviare lavori e risistemazioni fuori casa… quindi mi sono data un maggior impegno nel predisporre piccole sperimentazioni di orticultura casalinga. Qualche busta di semi al supermercato l’ho trovata, fra cui una di pomodori e una di basilico…

… e alcune sementi rimaste dagli anni precedenti (che si sono poi rivelate inattive) e qualche dritta di amici e da internet, ma proprio a digiuno non ero: le semine scolastiche, la cura di piante e fiori, alcuni orticelli con i figli e ultimamente per la nipotina: certo piccole esperienze agricole di spirito didattico, non da “contadina in proprio”.

– Passaggi storici orto/frutticoli –

Ora siamo a giugno, da un mese liberi di spostarci senza autorizzazioni speciali, e dunque ho sistemato anche nella mia casa nei Cech lo spazio orto.

Questo spazio è un po’ separato dal passaggio di accesso e più vicino alla cucina, quindi lo avevamo da subito riservato a qualche utile e profumata coltivazione: erbe aromatiche, piccoli frutti e un pezzetto di orticello per le verdure estive. Avevamo collocato un rubinetto con la canna per l’acqua, e inizialmente anche l’irrigazione a goccia.
Nel tempo l’esigenza di trascorrere qualche periodo nei Cech è venuto meno, con il sopravvento di altre precedenze. Ora stiamo rivalutando le offerte migratorie per nonni, amici e nipotini.

Ma restiamo in zona orto e vediamo come questo spazio è nato, evoluto, involuto, ricreato.
Con le foto diventa più curiosa la storia, anche di questo piccolo angolo nascosto.

1- Ecco la zona, dove avevamo cominciato a mettere a dimora qualche pianta aromatica verso il muro della costruzione e la lavanda appena sopra il basso muretto. Nella seconda foto com’è ora:

2- il vicolo che porta dalla cucina all’orto prima, dopo e ora…

3- L’aiuola delle erbe aromatiche, i tre mirtilli, il cespuglietto di rosmarino, i prugni selvatici in centro, i lamponi a sinistra verso il muro ed ecco l’orticello (a destra nella seconda foto)… la legna richiede spazio (sistemazione attuale):

4- I lamponi maturano, il rosmarino esplode in fiori e rametti odorosi, i prugni si uniscono e ci regalano saporiti frutti:

5- Dopo qualche anno di sosta, riprendiamo a sistemare l’orticello, con bordure di piastrelle, per approccio didattico della nipotina, e poi mantenuto. I lamponi li spostiamo nel campo per dar spazio alla catasta di legna e alla buca per il compostaggio, e il prugno selvatico deve essere purtroppo tagliato:

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Agiornamenti nel corso dell’estate con qualche foto dell’evoluzione della semina:

06.07.2020

 

 

 

 

 

 

 

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Al giardinaggio qui

Ottobre nei Cech

Ottobre è un bel mese? É sempre stato un mese redditizio.
Quando ero bambina era il mese di inizio delle scuole, quindi impegnativo perchè l’inizio è fondamentale: bisogna dare un’impressione positiva alla maestra, ai professori, con attenzione ad ogni parola, bei quaderni ordinati, e se andava bene ottobre, non eri in vacanza, ma scivolavi meglio!
Da insegnante era un mese lungo, senza distrazioni, fino a quando non si è inserita la festa di Halloween, ma fortunatamente era proprio alla fine!
E ora che sono libera da impegni rigidi e richieste precise, ecco ottobre come il mese del raccolto, non solo attraverso le poesie e i racconti, i grappoli d’uva e le pannocchie appesi in classe, ora raccolgo un po’ veramente quello che la natura ha prodotto per suo conto o guidata dall’uomo.
É anche un mese autunnale, tutti lo sanno, ma vivere le giornate all’aperto quando splende ancora un bel sole, o con impermeabile per la  pioggia e la nebbia, è gioiosa e gratificante armonia.
Quindi ecco ottobre nei Cech: giornate di tranquilla raccolta all’aperto di prodotti coltivati o regalati dalla terra e di incanto ad osservare colori, respirare profumi e covare pensieri.

“I Cech”, per chi non lo sapesse, sono cosiderate tutte le zone poste sul versante sud delle Alpi Retiche dal lago di Como fino al taglio della Val Masino.

Quindi in autunno sui Cech si può ancora godere un po’ di calduccio, anche se l’aria mite del lago e quella rigida che scende dai ghiacciai della Val Masino, si scambiano i loro umori e nel corridoio dietro il Culmine di Dazio le “scighere” sono spesso in movimento.

I paesaggi a me familiari risevano sempre sorprendenti scorci, e in particolare il mutare del nostro rapporto mi invita a fermare il momento in scatti, pur incompleti e deludenti.
Ed eccomi a raccontare le mie emozioni ottobrine con immagini e parole
(alcune date del racconto sono link di pubblicazioni fatte su facebook)

Se volete ingrandire le foto cliccateci sopra e fatele scorrere

Martedì 01 ottobre

Controllo del campo di zafferano in sperimentazione: benissimo, i teli neri hanno funzionato: niente erbacce da pulire e tutti i bulbi hanno la loro piantina.

É proprio andata così, nonostante la mia avversione a questi brutti mantelloni neri che pezzano e soffocano in modo così innaturale i nostri campi e giardini. Chissà che si trovi qualche modalità meno rovinosa.

venerdì 11 ottobre

Da qualche giorno è iniziata la fioritura dello zafferano. Nel campo questa mattina sono da sola, c’è un bellissimo sole che richiede il cappello, ma l’aria è fresca e si lavora volentieri. É il cappello di Virginia Woolf, così lo chiamo perchè acquistato nel giardino della sua amica Vita, viaggiatrice, scrittrice e appassionata giardiniera. Durante il raccolto potrei anche pensare, immaginarmi in altri spazi, abbandonarmi al respiro della natura, alle gradazioni di viola ingioiellate di oro e del rosso dei preziosi pistilli, potrei se non dovessi contare i fiori che raccolgo, potrei se non dovessi contendermi i fiori con le amiche api che si nascondono nella profondità del loro richiamo. Conto e cerco trucchi per non dimenticarmi i totali parziali: 23 numero di mia sorella, e faccio la foto… 46 numero di casa… e rispondo al saluto dalla strada, ma ero a  100 o 200?

Poi in casa a terminare il lavoro di mondatura dei fiori, da cui togliere gli stimmi e farli essiccare. Accidenti quest’anno bisogna essiccare anche petali e quanto non utile a fare lo zafferano, non posso più restituire niente alle api. Accendo la radio, parlano di Calvino, lo stavo dimenticando, bisognerebbe avere più memoria per non dover ripetere le stesse cose, per questo che si ripetono anche tanti errori.

martedì 15 ottobre
Anche sotto la pioggia bisogna raccogliere i fiori dello zafferano, e prima che si aprano e si rovinino i pistilli.
Oggi ci è andata bene, ma eravamo organizzati. Ha poi piovuto per tutto il giorno! Siamo in coppia a raccogliere, non si può parlare, bisogna contare: essere in due è una distrazione in più. Sono impermeabilizzata e impacciata, ma è bello farcela e potersi premiare con una tazza di caffè che abbatte tutti i meriti.

giovedì 17 ottobre

Autunno al paesello dal sorgere al tramontare del sole.

Il sole illumina le cime, ancora non è nel campo. Meglio arrivare prima del sole per raccogliere i fiori: è ancora tutto bagnato, i petali stretti fra loro scivolano sotto le dita, gli stivali affondano nella terra nera tra i cumuli, la posizione è instabile ma bisogna far presto prima dell’arrivo del sole e delle api sul campo e di dover togliere i fiori non solo alla terra ma pure alle amiche api che non si mostrano felici! Ora però non dobbiamo più essiccare i petali, non si riesce a mantenerli, quindi metteremo tutto nell’orto su cui ronzeranno per tutto il giorno gli insetti. Questo scambio di attenzioni mi rende più in armonia con loro.

Le ore di sole non sono molte, alle 17 ci si saluta! Le api se lo godono tutto e noi?

Un giretto a raccogliere noci e castagne nel bosco vicino. Vorrei poter andare oltre, ma è difficile farsi strada fra i rovi e le pianticelle cresciute dopo alcuni disboscamenti recenti. Il terreno è umido e coperto di ricci e di castagne che rotolano mossi dal mio bastocino. Il sentiero che è rimasto è quello che hanno tracciato i cavalli e che continuano a percorrere di notte i cervi che popolano numerosi le zone. I cervi, le talpe, le cavallette, ma anche i cavalli, i maiali, le api… siamo in sintonia con loro o siamo i loro nemici? Abbiamo recintato il campo per poter preservare il raccolto, ma le talpe entrano e ci smuovono i bulbi, le api mettono un po’ di ansia, le cavallette hanno bisogno di cibo e se scelgono il sambuco del mio giardino non è piacevole. Le noci sono quasi tutte marce, le castagne sono buone. Torno a casa.

22 e 23 ottobre

Lavorare e godersi la natura in compagnia è dividere la fatica e moltiplicare le gioie! In campagna è più semplice stare con gli altri, gli spazi e i campi accolgono gli ospiti ricambiando la gioia della loro presenza.

I fiori di zafferano continuano a sbucare al centro della loro piantina, a volte pochi, a volte molti, ci vuole pazienza e costanza ma il nostro autunno ci premia e anche a fine ottobre pranziamo sotto l’ombrellone e alla sera, calato il sole, accendiamo la fiamma!

lunedì 28 ottobre

Oggi niente fiori, la giornata è tiepida e luminosa, quindi scarponi, bastoncini e contenitori: si va nel bosco a fare un po’ di scorta per l’inverno! Un sentiero porta nel piccolo bosco di noci e castagni, i frutti riempiono secchiello, sacchetti e zainetto; i ricci li ammucchiamo con la foglia colorata, ma cosa sarebbe bene tagliare, cosa lasciare, i ricci marciranno se si ammucchiano? se puliamo il terreno crescerà erba, ma poi l’erba andrà tagliata, e per chi? e lasciare che la natura faccia da sola? i ricci stanno sotto agli alberi con la foglia sparsa concimando e decomponendosi? i contadini raccoglievano la foglia per fare il letto alle bestie, in questo modo tenevano il bosco pulito si dice, ma cosa sarà meglio? Certo qualche albero va sistemato, se non lo si fa secca da solo e cade.

La nebbia è la regina
di queste due
ultime
giornate di ottobre
Come essere
sospesi nel nulla,
leggeri e liberi.
E a fine giornata anche i contadini si rilassano.

Con il raggiante ciclamino rosso in mezzo alle foglie cadute dalla pergola, l’ottobre dei Cech vi saluta: – Ciao, ci vediamo a novembre!

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Anello Chempo-Poira

L’autunno è una bellissima stagione per le passeggiate anche a bassa quota, non richiede alzatacce per sfuggire alla calura estiva e c’è un’atmosfera più naturale sui sentieri e nei piccoli agglomerati montani, che si popolano in piena estate.
Ma,  la fatica a salire e scendere per sentieri, mulattiere e carrozzabili non sparisce!
Un allenamento spero benefico!

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Una casa nei Cech (12) -ciao alla stanza delle femmine!-

La stanza dei maschi è diventata un bagno al sole (qui) e quella delle femmine? Dalle idee ai lavori:

E i maschi dove dormiranno ora? e le femmine avranno ancora un loro spazio?

Per ora vediamo com’era questa stanza delle femmine e in cosa si è trasformata? Diciamo per ora come viene utilizzata, perchè tutto può essere sempre modificato, se c’è il bisogno, l’idea, la voglia e la forza.

Anzi partiamo ancora da prima, da quando ce l’hanno mostrata nel 2003 come “la stanza della zia“, ricordo che conteneva i mobili di una vecchia stanza, un po’ malmessa, specialmente il comò che era stato bagnato da una perdita di acqua dal tetto, il letto aveva ancora l’elastico che andava eliminato e il tutto era stato attaccato dal tarlo e dall’usura del tempo, ma le lavorazioni a mano e il materiale in legno invece delle moderne impiallacciature, ci hanno fatto decidere di ridare nuova vita a questa mobilia, ripulita e data ad un bravissimo “lustrone” è ora ancora con noi! (vedi qui)

Ecco le foto della porta e della finestra con gli scuri, esistenti, tutti tinteggiati in verde, che poi abbiamo “copiato” nella ristrutturazione della prima parte della casa. Questi sono inizialmente stati puliti e riutilizzati per diversi anni nella cameretta “delle femmine”:

Quindi nel 2004 si fanno i primi lavori indispensabili a mettere in sicurezza la struttura: tetto, solette…

Questa cameretta la manterremo, come quella dei “maschi”, fino ai nuovi lavori decisi in seguito.

Ecco la “stanza delle “femmine” a confronto con il successivo e recente intervento definitivo del 2015:

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Quindi pare che maschi e femmine, essendo cresciuti, riescano a condividere meglio gli spazi, potendo anche scegliere maggiormente i tempi dei soggiorni!

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Se volete continuare a leggere: Una casa nei Cech (13) -zona orto- 

Una casa nei Cech (11) -un bagno al sole-

Che bello avere un bagno “al sole”!

Avere uno spazio confortevole per potersi rilassare con una doccia, ripulire le unghie annerite dopo aver lavorato in campagna o  magari aver spazzolato con forza i vecchi attrezzi, colorando di ruggine la “posa” di sasso (qui).

E chi non ama lavarsi in un luogo caldo, chi non ama pettinarsi, curarsi mani e viso… e vestirsi in un luogo luminoso?

Eppure le stanze da bagno (o semplicemente i bagni) sono spesso sistemate in spazi della casa angusti e non sempre felici. Spesso le finestre sono inesistenti o piccole, o poste in alto, con vetri smerigliati, la vista su cortili interni…

Certo tutte le stanze meritano attenzione, quindi? Nel mio caso non è stato difficile avendo quasi la completa esposizione della casa a sud/est, ma il vecchio bagno, era a nord! (qui)

Quindi nella ristrutturazione abbiamo ricavato uno spazio per un bagnetto verso sud, con luce, sole, accesso al balcone e vista sulla valle! Qualcuno lo trova un po’ poco intimo, ma si sa, a qualcosa bisogna rinunciare!

Vediamo il cambiamento?

Nello spazio occupato dal nuovo bagno prima c’era una cameretta, che anche noi avevamo sistemato e utilizzato per alcuni anni. Il pavimento era in cemento liscio, non in legno come quello delle altre stanze, perchè sotto c’era il grande forno del pane; la porta finestra in legno verde scolorito con un pesante scuro appeso grazie a due vitoni, e due vetri sottili fermati con dello stucco e schermati da una sottile tendina. Nel muro di una parete era presente una niccchia, che avrei voluto salvare… ma non è stato possibile.
Questa cameretta era in centro e serviva anche da passaggio per la camera vicina (nessun svincolo, vedi qui).

Questa era per noi la camera dei figli maschi.

(cliccare sulle foto per ingrandirle e farle scorrere)

Vediamo nella foto successiva la stanza demolita al suo interno, senza il pavimento, in basso a sinistra i mattoni del vecchio forno, che in parte verrano mantenuti; il soffitto era già stato rialzato; in primo piano il pavimento in legno della “stanza delle femmine”, anche lui purtroppo non sarà recuperato.

lavori di demolizione (19.11.2015)

Ed ecco il nuovo bagnetto e lo svincolo che hanno occupato quasi tutta la precedente cameretta. La porta sarà trasformata in finestra e resterà nella stanza vicina in coppia con la finestrina esistente, mentre qui verrà aperta un’altra porta per uscire sul balcone.

Il bagno, che abbiamo voluto molto semplice, luminoso e bianco, è riscaldato dal sole e da un po’ di legno, e rallegrato dal colore ROSSO!

Dall’esterno si possono osservare le modifiche: il balcone del nostro bagnetto è quello in centro, prima era l’unico sulla facciata, ed è stato mantenuto, le due finestrine anche, come parte dell’ intonaco… Come vedete ci sono stati molti altri interventi, ma di quelli ne riparleremo.

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Ciao, alla prossima puntata!

Una casa nei Cech (12) -ciao alla stanza delle femmine!-

Una casa nei Cech (10) -ambienti e attrezzi da lavoro-

E dopo il riposo (qui), iniziava di buon’ora una giornata di lavoro. In casa e nel paese c’era da fare per tutta la famiglia, lo testimoniano la distribuzione degli spazi, dove quelli per produrre superavano quelli abitativi: ecco infatti molte stalle, fienili, pollai, orti, campi e prati ricavati tagliando parte di bosco; boschi preziosi per ricavare legna e castagne, funghi, frutti selvatici.

Oggi come servizi nelle case sono intesi i bagni, i ripostigli, i locali attrezzi, i garage…

Un tempo quali potevano essere i locali, meglio gli spazi di servizio? Anche allora c’erano i depositi attrezzi per l’agricoltura, le cantine e i solai, ma anche i rifugi per le galline, per le pecore, il posto per allevare il maiale o i conigli, oltre alle stalle vere e proprie per le mucche. Tutti questi spazi di lavoro erano vicino alle abitazioni, spesso sotto alle abitazioni stesse.

Insomma a ben vedere in queste case rurali dei nostri paesi era tutto in funzione del lavoro agricolo e di allevamento a cui ci si doveva dedicare la famiglia intera per riuscire a vivere e crescere i figli. Quando poi gli uomini hanno trovato un lavoro più sicuro nelle fabbriche,  questi impegni sono stati in parte mantenuti, occupando il tempo libero e l’aiuto delle donne e dei ragazzi.

Fermiamoci qui e andiamo a vedere cosa c’era nella casa nei Cech, adattata come abitazione intorno al 1900, ma precedente come utilizzo agricolo, e abitata fino al 1970 circa.

per vedere meglio cliccare sulla foto che si ingrandisce

 

La zona occupata da animali e attrezzi era quella seminterrata a sinistra, nella foto è nascosta dalla vegetazione cresciuta per l’abbandono, ma si vedeva chiaramente il recinto del pollaio e la retrostante porta che permetteva alle galline di rifugiarsi per la notte e per il freddo. Nello stesso ambiente c’era una parte adibita all’allevamento del maiale, recintato e con il grosso trogolo dove si versavano gli alimenti per “ingrassarlo”.

Per visualizzare meglio guardiamo i due portoncini a destra, visibili dopo i primi interventi di ristrutturazione. Questi spazi furono in un primo momento, solo ripuliti e messi in sicurezza. Ora sono stati recuperari completamente per nuovi “servizi”.

La porta di sinistra era quella per far entrare le galline e tenere il maiale.

La porta a destra portava in un ambiente buio e stretto che, ci è stato detto, veniva utilizzato come rifugio per le pecore, ma anche come deposito attrezzi. Questo secondo uso è testimoniato anche dal fatto che noi, ripulendo il fondo del locale, abbiamo trovato sotto la terra molti pezzi di attrezzi da lavoro, solo la parte in ferro, quella in legno era stata consumata; erano attrezzi da lavoro per la campagna e per il taglio del bosco.

Appena ho potuto ho sistemato i pochi e vecchi oggetti di legno perchè i tarli smettessero di mangiarseli. Fra questi ho recuperato il grande contenitore che serviva da trogolo per il maiale.

I ferri ritrovati li ho messi da parte per poterli poi osservare ed eventualmente rivalorizzare.

Ogni tanto prendevo un oggetto che mi incuriosiva, lo ripulivo e lo collocavo qua e là: i campanacci delle mucche ora li uso per chiamare al pranzo, molti chiodi sono stati utilizzati per sostenere fili o appendere oggetti.

Quest’estate finalmente ho avuto un po’ più di tempo e sono riuscita a ripulire diversi attrezzi: zappini, zapponi, vanghe, badili, forche, picconi, accette e altri piccoli oggetti. Non ho ancora terminato, mancano mazze, catenacci, cardini… ma ormai sappiamo che sarà fatto.

Alcuni momenti del recupero:

 

 

Se poi qualche amica o amico ricevesse in dono un “pezzo di questi ferri”, spero lo apprezzi come un oggetto che racconta le fatiche e intelligenze della nostra umile e operosa gente valtellinese.

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Una casa nei Cech (9) -la camera-

Prima di andare in soffitta (dirottati dalla lettura di Dostoevskij QUI), avrei dovuto fermarmi in camera. La camera degli sposi, dei proprietari, della coppia, dei genitori… è stata la prima e, per un po’ di anni, l’unica camera da letto completamente ristrutturata.

La sua rimessa a nuovo ha dovuto cedere spazio, ma ha guadagnato intimità. Chi infatti saliva nelle camere, in cima alla scala entrava direttamente nella prima stanza, che era quella di cui stiamo parlando, poi passava nella seconda e da qui nella terza, comunicavano direttamente una con l’altra, nessun spreco di spazi, ma chi stava nella stanza di mezzo,  era costretto a passare nella vicina per scendere o andare in bagno e c’era qualcun altro che passava nella sua. Certo che la privacy era ancora un lusso non per tutti! Spesso si stava anche nello stesso letto non solo nella stanza di genitori o fratelli, e a volte questa eccessiva promisquità poteva generare dei problemi non solo alle ragazze (come documenta don Milani nel suo Esperienze pastorali).

Le tre camere comunicanti, due sistemate per un primo utilizzo

Dunque lo spazio, come dicevo, si è ristretto perchè abbiamo creato, all’interno della prima stanza, uno svincolo di accesso alle altre due stanze e la scala a chiocciola per salire in soffitta.

Due foto fatte durante i lavori per la costruzione della scala a chiocciola e dello svincolo, oltre al rifacimento delle solette, prima sostenute da travi in legno. Abbiamo poi ricollocato alcune travi come “aggancio storico”

La vecchia finestra con gli scuri l’abbiamo un po’ ricopiata, il colore verde era dei serramenti di altre finestre di questa casa.

Questa nuova stanza l’abbiamo poi arredata con i vecchi mobili “della zia”, risanati e restaurati.

“Passano alcune estati di sonni più freschi, ma anche di qualche risveglio di buon’ora, bisticciando con qualche raggio che s’infilava fra gli scuri, qualche lettura sul davanzale in accordo col sole… poi le nostre vacanze si fanno sempre più brevi, fino al nuovo intervento di ristrutturazione, che cambierà l’uso e la destinazione di alcuni locali.

Anche i figli sono cresciuti, e si è formata una nuova famiglia. “

Questa stanza ospiterà ora i giovani sposi con la loro bimba.
Il lettino prende il suo angolino e parte dei mobili troverà altra collocazione… (estate 2018)

E la casa torna a vivere e sorridere, riaprendo porte e finestre, di vecchia e nuova generazione, al luminoso sole dei Cech!

Ma siamo in camera… shhh

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Un Natale “dedicato” (2018)

Costruire un Presepe o un Albero di Natale in modo che possa essere un momento interessante anche per i nostri bambini? Si può provare!
Certamente il coinvolgimeto dipende dall’età e capacità dei bambini, ma la cosa importante è che siano un po’ partecipi nella costruzione.
Io non sono proprio stata “montessoriana”, ma sono tornata ai vecchi addobbi con forme e colori più riconoscibili e familiari alla mia nipotina di due anni e mezzo. A lei sono piaciuti innanzi tutto gli addobbi a forma di mela, quella col bruco al top, poi la fragola e le palline colorate che rimbalzavano sul pavimento e via via tutte le altre, che mi passava da appendere fino a fare da sola con attenzione e precisione!

E il presepe? sempre attenzione agli interessi di Viola? Certamente: lei è l’unica bimba di casa e in questo periodo ama schiacciare le noci, lo fa spesso con la nonna sul gradino del camino, quindi anche con il presepe le noci si continueranno a schiacciare. Ed ecco un presepe che ricorda la fiaba dello Schiaccianoci, che era ambientata proprio a Natale.

Lo Schiaccianoci

“Da dove viene quell’omino di legno dalla potente mandibola, capace di frantumare anche le noci più dure, che fa la sua comparsa ai piedi di uno scintillante abete la notte di Natale nella dimora di Marie e Fritz? E se improvvisamente quel congegno prendesse vita e ingaggiasse una battaglia a colpi di sciabola, a capo di un esercito di soldatini di piombo, tamburini e pupazzi di marzapane, contro il terribile e vendicativo re dei topi? Non smette di incantare la storia dello Schiaccianoci, uscita dalla penna di Hoffmann nel 1816 e divenuta presto un classico della fiaba di tutti i tempi. La sua fortuna si legò anche a quella di un indiscusso maestro dell’affabulazione, Alexandre Dumas, che nel 1845 seppe raccontarla da par suo. In questa edizione, che affianca le due versioni, il lettore potrà seguire le vicende dell’omino di legno, apprezzando la potenza visionaria che sostiene la narrazione di Hoffmann e lasciandosi catturare dalla piacevole scorrevolezza della prosa di Dumas. A sancire la popolarità dello Schiaccianoci fu proprio il padre dei “Tre moschettieri”, alla cui versione è ispirato il celebre balletto musicato da Cajkovskij nel 1892. Da allora, la storia ha conosciuto innumerevoli reinterpretazioni, dalla danza al cinema ai cartoni animati – passando da Nureyev a Disney -, al punto che nessuno sembra più ricordare come tutto ebbe inizio”

E il vecchio alberello “spelacchio” verrà rimesso in scena per addobbare la cena natalizia nei Cech con in dono un libro come in Irlanda, ma senza l’impegno della lettura lungo la notte, non essendo in casa propria… Speriamo di aver colto qualche interesse o stimolato qualche curiosità.

BUON NATALE A TUTTI

da Alicemate/Maria Valenti

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