Giretto al sole da sola

Fosso a Morbegno

Tutti impegnati, sono sola e ho voglia di fare un giretto al sole, ma in particolare ho voglia di tornare sul caldo sentiero che ho fatto alcuni giorni fa, in discesa da Cermeledo-Dosso a Campovico-Sassello. Ieri è piovuto quindi è meglio farlo in salita perché è abbastanza ripido e con molti gradini in sasso, forse troverò acqua…

Quindi, con auto fino al Ponte di Ganda per recuperare un po’di tempo, anzi non trovando più parcheggio mi fermo al fosso.

Spedita, perchè si è fatto un po’ tardi e i pomerggi sono ancora brevi, raggiungo Campovico guardando la ripida montagna sopra alla Centrale… vedo un ruscello saltare sulle rocce e lo riconosco come quello che si attraversa sui sassi nel sentiero da Cermeledo verso San Bello, vedo i ruderi delle tre case, da cui spunta l’unica ristrutturata, e riconosco il passaggio di pochi giorni fa. Oggi tornerò a camminare sui loro larghi gradini.

Dopo un chilometro e mezzo, ecco la fontana, salgo nel bosco, abbasso la mascherina e respiro! Raggiunti i ruderi mi devo togliere la giacca, fotografo la vegetazione che mi aveva colpito già nel precedente passaggio: eriche arboree, erba dorada (Asplenio), piante grasse (Semprevivo dei tetti)… non sempre l’app mi dà risposte convincenti, ma certo anche lei faticherà con questa “selvatichezza”. Mi tolgo anche la felpa e resto in maglietta, i gradini sono tanti e si sta bene leggeri! Qualche foto alle scale e al paesaggio come se non dovessi più tornare, ma anche se tornassi in primavera sarebbe tutto diverso, fiorito, e se tornassi solo in estate? No troppo caldo, in autunno sì, ma forse non sarà più possibile. Quindi mi faccio una foto ricordo di me che cammino, di me che sono soddisfatta. Non c’è nessuno… ed eccomi arrivata all’incrocio col sentiero per San Bello, sì quello dove si attraversa il ruscello. È presto quindi non torno subito indietro, decido di fare qualche giretto in libertà: eccomi alla Chiesa di Cermeledo dove torno bambina e scopro “le differenze” di oggi con i ricordi di allora. Le cappellette proprio non c’erano, le fotografo e la chiesa quella sì con il suo piccolo e caldo sagrato. Mi sono dovuta rimettere la giaccchetta però, qui sul dosso c’è un po’ d’aria e non siamo in estate!
Adesso vado a Selvapiana perchè vorrei capire dove porta il sentiero che ho visto sotto alla chiesetta, magari trovo qualche altro buon passaggio. Sono spedita, almeno così mi sembra, mi sento bene, qualcuno lavora all’agriturismo, due ciclisti mi superano, scendo alla chiesa, sul piccolo sagrato è parcheggiato un camioncino di operai, mi immetto nel sentiero e incrocio subito un ragazzo a cui chiedo informazioni: accidenti è solo un sentiero fra le case, procedo verso Acquamarcia, e poi decido di scendere verso Marsellenico, da qui sicuramente ci sarà una stradetta che evita di andare a Santa Croce! Eccomi nella piazzetta con una fontana, tutto disabitato ma ordinato questo nucleo di case a me sconosciuto, scendo e cerco possibili sentieri, un bosco c’è e pare che la strada sia appena sotto… ma non vedo nessuna traccia di possibili passaggi, mi rassegno e torno di nuovo sulla strada per Santa Croce! Ah, ho visto una chiesetta trasformata in abitazione, non so se mi piaccia o no, so che in altri posti si fanno queste trasformazioni, nei nostri paesini è insolito.

Il sole sta scendendo, c’è una bella vista e scatto foto alle Orobie! Ancora? Sì è vero ne ho già di Morbegno da questo punto di vista, e di Talamona anche, e delle cime sopra anche, chissà perchè faccio tante foto!

Perfino la ripida discesa da Santa Croce mi sembra meno impegnativa del solito, quando si fanno le cose molte volte diventano più facili, poi smetterò anche di fare foto e sarò più veloce e leggera?

Fermo la ripresa del GPS, salgo in macchina e mi accorgo che il video non mi ha chiuso il percorso. Boh! Lo chiuderò io sulla cartina.

 

Video relive Giretto al sole  di cui ho raccontato sopra (di lunedì 8 febbraio)

Video relive precedente in cui sono scesa dallo stesso sentiero a scale: Campovico-Cermeledo  (del 5 febbraio)

Foto del pomeriggio al sole:

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

Le tre chiese nel Gisöl di Selvapiana

In una cappelletta o gisöl in località Selvapiana, frazione di Morbegno (Sondrio), sulla Costiera dei Cech,  possiamo vedere un moderno dipinto (di V. Deon del 2001). Questo dipinto (vedi immagine a destra) rappresenta “Gesù Buon Pastore”: il Buon Pastore ha un lungo bastone e le pecorelle intorno, fra loro una, nascosta dietro a Gesù, è nera. Ci sarà un nesso con il vicino agriturismo?
Sullo sfondo la Costiera con il taglio della valle del torrente Tovate che, nell’ultimo tratto, per raggiungere il fondovalle, deve farsi strada fra il fianco del Monte e il Culmine di Dazio.

Ma quali sono le tre chiese raffigurate?

Sono le tre Chiese più vicine a questa cappelletta e nella passeggiata del 30 gennaio 2021, che visualizzate nella mappa sotto, le abbiamo incontrate tutte e tre, e abbiamo anche salutato la cappelletta.

Mi è parso curiosa questa immagine che unisce religiosità,  attività commerciale e sullo sfondo, l’ambiente geografico locale.

Le chiese si possono riconoscere per la facciata e la posizione: quella  di Campovico in basso a destra, quella di Cermeledo in centro e di Selvapiana a sinistra.

Vediamo alcune notizie su queste tre Chiese e i loro fedeli?

Chiesa di Campovico

Chiesa della Visitazione di Campovico

La chiesa parrocchiale di Campovico, dedicata alla Visitazione della Beata Vergine Maria, se ne sta arroccata a 281 metri su un bel poggio che domina il paese. La chiesa fu eretta a parrocchia nel 1602 e consacrata nel 1706, dopo che era stato edificata sopra alla precedente; in quel periodo, la chiesa parrocchiale era quella di S. Nazzaro a Cermeledo ed ancora oggi la parrocchia comprende, oltre alla centrale chiesa a Campovico, la chiesa di S. Nazzaro, la chiesa di S. Benigno de Medici o San Bello e la chiesa di S. Giuseppe a Selvapiana.

Campovico è una frazione di Morbegno. I suoi suoi abitanti, leggiamo in un documento storico: “Alquanto diversa da quella di Morbegno è la popolazione di Campovico che appartiene alla stirpe dei Cech, d’origine franca. Di qua dell’Adda, essendo la zona meno fertile e poco solatia, l’elemento barbarico si diffuse assai meno e le antiche genti etrusche e romane poterono sussistere, nella zona dei Cech ebbero invece il sopravvento i Longobardi e i Franchi”
Le origini del borgo di Campovico sono probabilmente legate ad un antico porto sull’Adda, quando ancora questa era navigabile. Non sappiamo fino a che epoca, ma nel Quattrocento il porto di Campovico non c’era più, in un documento del 1395 i suoi abitanti si erano trasferiti dal piano a Cermeledo, soprattutto per le conseguenze delle rovinose piene del Toate e dell’Adda.

Chiesa di san Nazzaro di Cermeledo

Chiesa di Cermeledo
Si tratta della secentesca chiesa di S. Nazzaro di Cermeledo, la cui importanza è testimoniata dal fatto che nei secoli XVII e XVIII fu chiesa parrocchiale di Campovico, quando buona parte della popolazione del comune era concentrata qui. Il primo nucleo della chiesa dedicata ai santi Nazzaro e Celso, fu edificato, dalla famiglia Castelli Sannazzaro, nel 1369 e fu poi ampliato nel 1624. Siamo in località Dosso del Visconte o semplicemente “el dòs”, con voce dialettale.
Oggi sul sagrato della chiesa regna quasi sempre una profondissima quiete.

Cermeledo, anch’essa frazione di Morbegno e, prima del 1938 frazione di Campovico, quando venne aggregato al comune di Morbegno. Piccolo borgo rurale che si trova, nascosto fra i castagni, a monte di Campovico, a 461 metri.

Di particolare importanza storica, nel vicino dosso del Visconte, dove sorge la Chiesa, ebbe sede il Visconte di Valtellina in età carolingia (fino al 1037)
Data la natura dei luoghi, gli abitanti di Campovico furono indotti, in passato, a trasferirsi qui in massa, per sfuggire alle conseguenze delle vicende belliche e alle rovinose di alluvioni dell’Adda e del Tovate o Toate. Il Tovate merita una breve parentesi: secondo una voce assai antica, in origine scendeva a valle sul versante della Val Masino, immettendosi direttamente nel torrente Masino; trovò poi la nuova via, scaricando periodicamente la sua furia nella piana di Campovico.

Per raggiungere Cermeledo possiamo salire da Campovico lungo l’antica mulattiera trasformata oggi in un tratturo in cui il fondo in asfalto e cemento risparmia solo per brevi tratti l’antico fondo acciottolato.

Chiesa di Selvapiana

Chiesa di San Giuseppe di Selvapiana

La chiesetta dedicata a San Giuseppe ha sulla facciata un dipinto del santo, con l’immancabile giglio nella mano sinistra ed il Bambin Gesù nella destra.

Qui scendevano, fino agli anni cinquanta del secolo scorso, i contadini di Civo per i lavori primaverili nelle vigne. Anche la scuola elementare per qualche settimana scendeva con loro.

Selvapiana con le sue belle case, è uno dei nuclei meno noti ma più straordinari e panoramici della Costiera dei Cech orientale.

Abbiamo scoperto quali sono le chiese del dipinto, il motivo della scelta sarà perchè sono le più vicine a questo luogo (vedi mappa) e forse questa cappelletta è di proprietà del vicino agriturismo dal nome “Pecora Nera”.

 Le informazioni sono state tratte e sintetizzate dalle belle pubblicazioni di 
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

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Maria Valenti/Alicemate  ^_^

A Firenze e dintorni: chiese e luoghi di vita con Lorenzo Milani

Tre giorni in giro per vedere luoghi di vita e… chiese. Certo anche le chiese sono luoghi di vita, e quanta vita racchiudono e raccontano, ma spesso noi conosciamo solo quella degli artisti e dei loro ricchi e potenti committenti. Con la lettura di Esperienze pastorali di don Milani invece, la chiesa sa di gente che non capisce il latino della messa, non capisce le prediche, va alle funzioni perchè si deve, per paura, obbedienza, abitudine, tradizione; gli uomini in fondo con vergogna, le donne davanti con pia partecipazione, i bambini per imparare il catechismo!

I luoghi di vita che mi hanno attirato in particolare sono quelli di don Lorenzo Milani, un prete che mi ha colpito in questi ultimi mesi per come scriveva, per come pensava, per come ha vissuto con i suoi pensieri e le sue parole! Una persona che ha cambiato radicalmente il suo percorso di vita, pare ne abbia vissuto due differenti, con due Lorenzi: una fino a 20 anni e l’altra per altri 24 anni. Una vita breve: 44 anni.

Insomma si parte, con in testa i libri e le stupende lettere scritte da Lorenzo Milani (e naturalmente la mappa di Firenze)

Vedo in “Esperienze pastorali” le strade di Calenzano, la chiesa di san Donato, le contrade in colle, in piano, le botteghe, le vie, la piazza dove va a conoscere la sua gente, a capire perchè non frequenta i sacramenti di cui lui è tanto innamorato e bisognoso, da abbandonate tutto per seguire Gesù… e la sua scuola serale su nei locali della canonica dove riesce poi a riunire cattolici e comunisti, scartando senza pietà i borghesi benpensanti. E le storie raccolte sui campanilismi delle due chiese presenti nel borgo di Calenzano: San Donato e San Niccolò (qui).

Nel breve scritto “L’obbedienza non è più una virtù” dove è protagonista il coraggio, il coraggio di sfidare il mondo intero perchè lo voleva migliore per e con i suoi ragazzi!

E in “Lettera a una professoressa” dove la sua scuola lascia un segno e una guida a giovani e maestri tutti!

E le Lettere, che scriveva a tanta gente, alla mamma, a colleghi, amici, giornalisti, ai suoi ragazzi in giro per il mondo… le lettere sono formidabili, rendono Lorenzo vivo, presente, sìncero, arrabbiato, dolce, ironico, sempre simpaticamente vivace. Mi pare di poterlo vedere girare per le strade, chiacchierare sui gradini della lunga gradinata del sagrato di Calenzano, sfrecciare sulla bicicletta in Firenze per andare dalla mamma, dal vescovo, ma in particolare dal suo padre spirituale don Bensi, un prete fiorentino, gioviale e affezionato al suo faticoso e brillante”monello”.

Ma a Barbiana tutto parla di lui e del lavoro fatto per anni per portare i più poveri ad avere la parola e la dignità di una vita umana!

Tutto questo potrebbe non essere vero, non essere possibile, potrebbe essere esagerato, romanzato, mitizzato… Invece no, tutto è successo, possiamo ancora avere speranza nel valore degli uomini!

(Alcuni nostri scatti: cliccare su una foto e scorrere la galleria)

Abbiamo così girato fra piazze e chiese, trascurando i giardini a causa della pioggia.

La prima Chiesa della galleria ha visto un giovane don Lorenzo (24 anni) alla sua prima esperienza pastorale, le ultime foto sono della Chiesa dove ha concluso i suoi anni come Priore, muore a 44 anni e sarà sepolto per suo volere nel piccolo cimitero di Barbiana.

Fra le chiese di Firenze, sua città natale, residenza di nonni e bisnonni paterni, città dove ebbe la vocazione, la prima formazione alla religione cattolica… possiamo ricordare che compì gli studi teologici nel seminario di Firenze, ricevette l’ordine in Duomo e spesso tornò a Firenze per trovare la madre, il suo padre spirituale e per rispondere alle chiamate del suo vescovo.
Don Milani morì anche a Firenze, in casa della madre per essere curato negli ultimi mesi per una grave e dolorosa malattia.