Una casa nei Cech (14) -il soggiorno-

Dopo le attenzioni all’orticello (vedi qui), ai piccoli raccolti, con qualche soddisfazione e nuove esperienze culinarie, ora lasciamo riposare la terra sotto l’abbondante nevicata e mettiamoci comodi in soggiorno.

Qualche premessa indispensabile.

All’acquisto della casa nei Cech scoprimmo che c’era “un locale” non di proprietà dei venditori, si trattava di una porzioncina al primo piano con accesso autonomo dal vicolo pubblico. Questo locale era chiamato “locale dei morti”, ed era di proprietà degli abitanti del paese. Questa, come altre simili proprietà pubbliche, faceva parte di lasciti di privati a favore della popolazione del paese che poteva utilizzarli a suo bisogno. Per gestire queste proprietà c’era un’associazione con amministratori. Quindi ci siamo dovuti rivolgere agli amministratori per chiedere l’acquisto di questo “locale”.

Perchè si chiamasse locale dei morti pare dipendesse proprio dal fatto che “chi moriva” poteva lasciare qualcosa al paese. Altri ci dissero che il nome poteva derivare anche dall’utilizzo di questi spazi come camera mortuaria o per emergenze di aiuto a chi si trovasse senza casa per qualche disgrazia, la più ricorrente era l’incendio. Questo nome poco allegro non ci distolse dal procedere a continuare le pratiche di acquisizione della casa dallo sguardo che si perdeva nella valle e la facciata che si scaldava al sole.

Come avremmo poi utilizzato questi spazi separati fra loro per ora non ci preoccupava: avremmo cominciato a conoscerli e usarli così come ce li avevano consegnati il tempo e le storie che racchiudevano. Storie di gente di montagna, di famiglie numerose, di padri partiti per cercare fortuna in America o nelle grandi città italiane ed europee, principalmente sappiamo di abitanti rimasti sia in America che a Roma. Il tempo di queste mura, di questi legni, delle porte con catenacci e chiavistelli non è lo stesso per tutta la casa. Ci sono parti esistenti almeno dal 1800 a cui si sono aggiunti, addossamdosi ai precedenti, nuovi spazi, sfruttando sostegni e sassi già collocati. Non ci sono carte, nè progetti, nè calcoli scritti da professionisti, erano i proprietari stessi, che avevano pratica di come costruire muri con i sassi e le terre a loro disposizione, erano gli abitanti stessi che aumentavano la proprietà quando ne avevano la possibilità. Spesso dopo qualche anno di lavoro lontano dal paesino si tornava con qualche soldo in più e allora si aggiungeva un nuovo camino, un forno, una stanza, un balcone, un rubinetto…

Ebbene il “locale dei morti” è diventato di nostra proprietà e la casa è completa, ora si può pensare a come metterla in sicurezza, ma di questo ne ho già parlato e ne parleremo ancora in avvenire, visto che la ristrutturazione sta procedendo poco per volta per non snaturare questo piccolo “museo di vita contadina”.

   – In questo articolo vorrei mostrarvi come abbiamo ottenuto l’attuale soggiorno, ed è proprio trasformando il locale dei morti che i lavori ci hanno consegnato un confortevole luogo per stare a tavola in compagnia, lavorare, rilassarci, giocare…

– Com’era e cosa c’era nel vecchio locale?

In fondo al vicolo dall’acciottolato sconnesso, due gradini arrivano alla porta che ci apre un piccolo stanzino dal soffitto basso in legno. In questo stanzino c’è una scaffalatura alla buona ma robusta su cui sono rimasti alcuni vecchi attrezzi da muratore: secchielli, cazzuole, martelli, chiodi, fili di ferro, cartelli da cantiere. Dal primo stanzino si passa ad un secondo ancora più piccolo. Scopriremo che metà di questo è occupato dal forno del pane coperto di materiale e chiuso nei muri per essere isolato e poter raggiungere la temperatura per cuocere il pane.  Il pavimento è di un cemento polveroso, le finestre, piccole aperture senza vetri, sono chiuse da ferri incrociati. (le foto sotto sono state scattate da noi nel 2004)

– La porta è stata riutilizzata per il nuovo locale attrezzi, una finestrella avrei voluto conservarla ma non è stato possibile. I due vani a muro verranno invece ripuliti e mantenuti. I due finestrini saranno sostituiti da una finestra più grande e da una porta a vetri

Ecco la trasformazione?

Quali lavori sono stati fatti nel 2015/16 per avere questa trasformazione? Alcune foto per renderci l’idea di questa seconda fase di ristrutturazione, il collegamento alla cucina e la conservazione della “bocca del forno”…

– Durante la prima fase di ristrutturazione avevamo previsto e preparato il passaggio verso questo soggiorno. Allora avevamo scoperto che la volta del forno era tutta coperta da materiale chiuso fra i muri, abbiamo quindi richiuso provvisoriamente con mattoni (vedi foto) e per dieci anni il passaggio è stato una nicchia con mensole per riporre oggetti. Ma ora al posto della nicchia un tondo passaggio ci conduce nel soggiorno!

Possiamo senz’altro essere soddisfatti di avere questo nuovo locale, caldo, luminoso e spazioso, anche se i tempi per la sua realizzazione sono stati decisamente lunghi.

Il soggiorno della casa dei cech vi saluta con i due cimeli storici che conserva: l’armadietto degli operai e la bocca del vecchio forno del pane, e un ciao anche dai due attrezzi incorniciali e dalle vecchie chiavi che ci ricordano l’arte antica dei fabbri per la vita dei contadini delle nostre montagne:

—————

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

Accendere la stufa!

Da una settimana è scattato il lockdown in Lombardia, io ero nella casa di montagna per la raccolta dello zafferano, e qui sono rimasta. Questa decisione è stata presa in accordo dai tre familiari coinvolti: rimanere in questo paesino più a contatto con la natura, vicino ai boschi, più facilitati a muoverci nel comune vasto e poco abitato, ma in particolare perchè qui stiamo bene.

Le temperature si sono abbassate nelle valli e sui pendii delle nostre Alpi, ma da noi, se sorge il sole, è sempre primavera! Quindi si è invogliati ad uscire, camminare, esplorare boschi, pulire campi, raccogliere prodotti del luogo… ma quando ci si ferma è importante sentire un po’ di tepore e riposare.

Una bella stufa accesa è utile e allegra, fa compagnia, con lei non si è mai soli, entrambi ci sentiamo necessari!

Accendere la stufa dunque, o in dialetto talamonese impizzà la pigno, è diventato un rito importante, quando lo faccio mi sento trasportare nella mia casa dell’infanzia per l’effetto madeleine: l’odore della cenere, del fumo che scappa, lo scoppiettio del legno che si consuma, le mani sporche di nero, il caldo che ti avvolge e rosola.

Ok, non è proprio tutto poetico, bassa manovalanza ma non solo, quando si tratta di accendere il fuoco ci vuole anche competenza. Rivedo mia madre al lavoro con umile destrezza nel compiere azioni tanto ripetitive da diventare perfette!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Altra considerazione: ma come si traducono in lingua italiana i nomi dei materiali e delle azioni necessari ad accendere e mantenere il fuoco in una stufa a legna?

Mi informerò, ma di sicuro io la stufa a legna l’ho vista funzionare

solo in dialetto!

Ecco i nomi scritti correttamente in dialetto e la rispettiva traduzione in italiano (richiesti alla Prof. Nelda che li ha presi dal vocabolario di padre Abramo, l’unico testo a cui si può far riferimento per Talamona):

Spazzööl -> pezzo di asse di legno   – Schéno -> pezzo di legna da ardere   – Cavìc -> legnetto

 

– i spazzööi – la schéno – i cavìc

In effetti non ci sono traduzioni precise, una è un alterato e due sono perifrasi della parola legno:

legnetto, pezzo di asse di legno, pezzo di legna da ardere.

Quindi in italiano non si accendeva realmente una stufa?

_____________________________

Che dite, può essere una festa antica e magica avere una stufa chiacchierina che ci spia dai vetri della sua fornace?

Allora tagliamo la torta?

—————————————-

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

Al lago, da San Fedelino!

Facciamo una passeggiata al lago? Anche se ci troveremo ancora nei boschi e sui sentieri, a scrutare lo spuntare dei funghi. Non si tratta dunque della passeggiata sul lungolago, ma in luoghi isolati, raggiunti, al tempo degli imperatori romani, da un soldato perseguitato. Anzi il lago lo vedremo solo dall’alto di un belvedere, chiamato “Il salto delle capre” perchè al tempietto di San Fedelino, dove un tempo arrivava il lago, ora scorre il fiume Mera che alimenta il lago di Novate Mezzola.

Quindi attivo l’App di Relive per giocare un po’ con le mappe, i tempi, le altitudini, e i nostri scatti. Alla fine ecco il nostro giro, tempi rilassati e le foto più significative nel breve video:

 

La mappa completata:

La mappa costruita da Relive sul nostro cammino.

Alcune informazioni prese da qui su  SAN FEDELE, FRA STORIA E LEGGENDA

Ecco quel che scrive, in proposito, Giovanni Guler von Weineck, che fu governatore della Valtellina per le Tre Leghe Grigie nel 1587-88, nella sua opera “Rhaetia”, pubblicata a Zurigo nel 1616: “Restano… sul posto dell’antica Samolaco, i ruderi di alcune torri ed una parte della chiesa che era stata eretta in onore di S. Giovanni. In quel luogo fu martirizzato S. Fedele dai sicari di Massimiano, che allora insieme con Diocleziano governava l’Impero Romano, perseguitando il Cristianesimo. Il corpo del Santo fu in seguito, nell’anno 1437, trasferito di lì con solenni cerimonie a Como.

Fedele venne proclamato santo e, per celebrare la sua memoria, nel luogo del suo martirio fu eretto un primo tempietto che custodiva la sua tomba, ricordato già fra la fine del V secolo e gli inizi del VI dal vescovo di Pavia e scrittore Ennodio. Il tempietto andò in rovina, e, fu sostituito, qualche secolo dopo, nel 964, dall’attuale tempietto in stile romanico, mentre le sue spoglie vennero trasportate a Como.
Il nuovo tempietto, per le sue dimensioni ridotte, venne ben presto chiamato San Fedelino.

L’edificio, proprietà della parrocchia di Novate Mezzola, ha dimensioni ridotte (m. 6,2 x m. 4,5) ed ha una pianta quadrata, con l’abside rivolta ad est, il punto cardinale che simboleggia la luce nascente. Sul lato opposto, ad ovest, dovrebbe trovarsi la facciata, che però è addossata alla roccia del monte Berlinghera, in quanto il tempietto venne costruito sullo stretto lembo di terra compreso fra il monte ed il lago, che ora si è ritirato, lasciando il posto al fiume Mera, che scende dalla piana di Chiavenna.
Il tempietto, restaurato una prima volta nel 1905 ed una seconda fra il 1993 ed il 1994, può essere raggiunto, in traghetto, partendo dalla sponda nord-orientale del lago, in territorio di Novate Mezzola, oppure, con una suggestiva e facile camminata, per via di terra, partendo da Casenda, frazione di Samolaco.
—————————-

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate ^_^

Da Cevo… nella Valle di Spluga

Scrivevo su facebook domenica 21 giugno alle ore 15:59: ho raggiunto questo mondo grazie alla volontà… e alla mancanza di  rappresentazione del percorso. La rappresentazione me la sono costruita cammin facendo, come pure la volontà si è imposta lungo il percorso.

Dunque l’obiettivo era scoprire la Valle di Spluga, una valle poco nominata, poco frequentata, fuori dalle gite estive. Chissà perchè?

Lo abbiamo scoperto avvicinandoci ad essa. Difficile salita, poche case e quasi completamente abbandonate nel primo nucleo, ridotte a ruderi nel secondo nucleo, dove poi ci siamo fermati.

Nella mappa sopra della Swisstopo viene indicato il Monte Spluga dove altre indicano il Desenico (plastico della Provincia di Sondrio), mentre il Monte Spluga a volte è una seconda denominazione della Cima del Calvo (mappa Konpass):

Salendo ho scattato alcune foto, perchè mi piace e per poter prendere respiro.

Cliccare su una foto per ingrandire, far scorrere la galleria
e leggere le didascalie:

Il ritorno è stato decisamente meno impegnativo, anche se le racchette sono state indispensabili per frenare e rassicurare.

Da Ceresolo ho fotografato le immagini sacre di devozione popolare o lasciate in memoria di persone che hanno perso la vita in questi luoghi, immagino per incidenti causati dalla impervietà del percorso.

Chissà se la prossima volta che ci avventuriamo avremo la volontà di raggiungere i laghi a 2163 m s.l.m.

Link per approfondire: QUI

Carte on line qui

————————–

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate

Una casa nei Cech (13) -zona orto-

Con il racconto alla casa nei Cech, ci eravamo lasciati nei luoghi dove trascorrere notti serene (qui).

Ora è venuto il momento per me, ma non solo, di valorizzare “la catena alimentare”.

– Premessa motivazionale –

In quest’ultima primavera di “quarantena”, in difesa dall’assediamento dell’invisibile nemico coronato, molti di noi umani hanno avuto più tempo da occupare in pensieri e  progetti alternativi. Io non ho faticato a restarmene quieta in casa, ma, ma non ho più avuto la possibilità di  avviare lavori e risistemazioni fuori casa… quindi mi sono data un maggior impegno nel predisporre piccole sperimentazioni di orticultura casalinga. Qualche busta di semi al supermercato l’ho trovata, fra cui una di pomodori e una di basilico…

… e alcune sementi rimaste dagli anni precedenti (che si sono poi rivelate inattive) e qualche dritta di amici e da internet, ma proprio a digiuno non ero: le semine scolastiche, la cura di piante e fiori, alcuni orticelli con i figli e ultimamente per la nipotina: certo piccole esperienze agricole di spirito didattico, non da “contadina in proprio”.

– Passaggi storici orto/frutticoli –

Ora siamo a giugno, da un mese liberi di spostarci senza autorizzazioni speciali, e dunque ho sistemato anche nella mia casa nei Cech lo spazio orto.

Questo spazio è un po’ separato dal passaggio di accesso e più vicino alla cucina, quindi lo avevamo da subito riservato a qualche utile e profumata coltivazione: erbe aromatiche, piccoli frutti e un pezzetto di orticello per le verdure estive. Avevamo collocato un rubinetto con la canna per l’acqua, e inizialmente anche l’irrigazione a goccia.
Nel tempo l’esigenza di trascorrere qualche periodo nei Cech è venuto meno, con il sopravvento di altre precedenze. Ora stiamo rivalutando le offerte migratorie per nonni, amici e nipotini.

Ma restiamo in zona orto e vediamo come questo spazio è nato, evoluto, involuto, ricreato.
Con le foto diventa più curiosa la storia, anche di questo piccolo angolo nascosto.

1- Ecco la zona, dove avevamo cominciato a mettere a dimora qualche pianta aromatica verso il muro della costruzione e la lavanda appena sopra il basso muretto. Nella seconda foto com’è ora:

2- il vicolo che porta dalla cucina all’orto prima, dopo e ora…

3- L’aiuola delle erbe aromatiche, i tre mirtilli, il cespuglietto di rosmarino, i prugni selvatici in centro, i lamponi a sinistra verso il muro ed ecco l’orticello (a destra nella seconda foto)… la legna richiede spazio (sistemazione attuale):

4- I lamponi maturano, il rosmarino esplode in fiori e rametti odorosi, i prugni si uniscono e ci regalano saporiti frutti:

5- Dopo qualche anno di sosta, riprendiamo a sistemare l’orticello, con bordure di piastrelle, per approccio didattico della nipotina, e poi mantenuto. I lamponi li spostiamo nel campo per dar spazio alla catasta di legna e alla buca per il compostaggio, e il prugno selvatico deve essere purtroppo tagliato:

—————

Agiornamenti nel corso dell’estate con qualche foto dell’evoluzione della semina:

06.07.2020

 

 

 


 

 

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

—————

Al giardinaggio qui

Se volete continuare a leggere: Una casa nei Cech (14) -il soggiorno- qui

Anello Storico per pensionati

Un giretto intorno a casa di circa 14 km per rivedere percorsi “storici”, in parte trasformati.

(cliccare su mappa e foto per ingrandire)

Punti di riferimento: Ponte di Ganda, Campovico, Paniga, Desco, strada chiusa per frana, Chiosco del Ponte, la vecchia strada e il viadotto sul Tartano, Talamona Case Barri, cimitero, Centro, e a Morbegno “contro montagna” cioè sotto le ombrose Orobie, per raggiungere il Santuario e Sant’Antonio a Morbegno Sud.

Sotto potete cliccare e aprire la mappa interattiva dell’anello: da Morbegno Nord a Chiosco del Ponte, poi ritorno per Talamona a Morbegno Sud.

Cliccando sui Punti degli indicatori dovreste vedere alcune foto scattate lungo il percorso. Il tratto da Desco al Chiosco del Ponte non è segnato perchè non percorribile, infatti c’è una brutta frana che blocca il passaggio anche ai pedoni. Noi ci siamo avventurati, ma è meglio fermarsi. Sul punto della mia mappa vedrete la foto della vecchia mulattiera e l’Adda sotto la frana.

 

Altre foto delle strade e dei ponti, vecchi e nuovi, sul fiume Adda e torrente Tartano.

Qualche soddisfazione e qualche tristezza nel vedere mutare, valorizzare, abbandonare, riprovare, rischiare ….

Ho documentato questi 14 km come fossi andata a "Compostela"... XD

—————————–

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate

 

Anello Chempo-Poira

L’autunno è una bellissima stagione per le passeggiate anche a bassa quota, non richiede alzatacce per sfuggire alla calura estiva e c’è un’atmosfera più naturale sui sentieri e nei piccoli agglomerati montani, che si popolano in piena estate.
Ma,  la fatica a salire e scendere per sentieri, mulattiere e carrozzabili non sparisce!
Un allenamento spero benefico!

————————

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate

Dalla Val Fabiòlo alla Val Tartano

Mercoledì 2 ottobre siamo riusciti a fare una passeggiata in montagna in compagnia di amici. Nonostante la copiosa pioggia notturna, al mattino siamo partiti con un po’ di tempo nuvoloso ma con buone previsioni per il pomeriggio.

Il programma della passeggiata ci doveva portare in una valle già poco soleggiata e ricca di vegetazione, dove abbiamo fatto colorati e inconsueti incontri con decine di salamandre, lungo la mulattiera che segue a spirale la stretta e ombrosa valle Fabiòlo.

Questa Valle ha inizio a Sirta, non si può dire si apre, perchè pare si nasconda dietro al piccolo paese. E risalendo fino a 1000 metri, ci porta a Campo, in Val Tartano. Giunti là dove il turismo è arrivato in seguito alla costruzione della “passerella nel cielo”, ci fermeremo a mangiare un buon piatto tipico. Scenderemo poi seguendo un altro percorso storico: il sentiero del Dos de la Crus. Sia la Val Fabiòlo che il sentiero del Dos sono le strade che gli abitanti di questi monti percorrevano a piedi, da soli o con le bestie, carichi di gerle o zaini per poter vivere e sfamare le proprie famiglie, questo fino alla costruzione della strada carrozzabile nel 1957. I bambini e i ragazzi anche le percorrevano tutti i giorni per recarsi a scuola o andare a messa, verso Sostila o la Sirta. E durante l’estate le ragazzine andavano per i sentieri a tagliare erba per le capre o raccogliere i fiori per le Madonne dei vari gisööi. E proprio i gisööi, le cappellette con dipinti soggetti religiosi, attirano l’attenzione ancora oggi: così visibili, posti in punti strategici del percorso per poter dare consolazione con una sosta di riposo e preghiera.

La Valle Fabiòlo, ho scoperto, è nota anche come “Valle degli spiriti” per le numerose leggende legate a questo luogo. Mentre raggiungiamo il primo ponte dove c’è la cappella d’inem la val, l’amica mi racconta infatti di spiriti che l’attraversavano con candele in mano, spaventando il povero viandante costretto a seguirli fino al cimitero di Sostila… e molte altre sono le storie, ora scritte sul libricino: “Su per la Valle alla ricerca di antiche leggende” (Liberale Libera e Franco Mottalini, 2013).

Alla località dei Bures, dove troviamo una cappelletta e alcune case, c’è la deviazione per Sostila che noi non faremo per proseguire verso Somvalle e Campo. Quindi raggiungiamo l’ultimo maggengo della valle, la Sponda, a 900 metri, qui ci sono anche le mucche al pascolo che si fanno sentire con le loro zampogne. Ecco ancora una bella cappelletta e alcune case dove si racconta si tenessero danze macabre e dove  si transitava pericolosamente anche col buio per raggiungere e conquistare l’amore. E infine la cappelletta del zapèl de uàl, oltre la quale si apre la piana luminosa di Somvalle, Cà e Campo.

E nel pomeriggio la veloce discesa dal Dos de la Crus, con il sole, le castagne e il panorama sulla bassa Valtellina.

Un video di due minuti per far rivivere la passeggiata sulle due mulattiere, una abitata da salamandre e la seconda con le castagne che cadevano sonore sull’acciottolato.

(per vedere la Val Fabiòlo ferita dalle frane dell’alluvione del 1987, QUI)

Nuova escursione in Val Fabiòlo il 09.07.2020 con percorso tracciato con app Relive:

————————

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

Una casa nei Cech (12) -ciao alla stanza delle femmine!-

La stanza dei maschi è diventata un bagno al sole (qui) e quella delle femmine? Dalle idee ai lavori:

E i maschi dove dormiranno ora? e le femmine avranno ancora un loro spazio?

Per ora vediamo com’era questa stanza delle femmine e in cosa si è trasformata? Diciamo per ora come viene utilizzata, perchè tutto può essere sempre modificato, se c’è il bisogno, l’idea, la voglia e la forza.

Anzi partiamo ancora da prima, da quando ce l’hanno mostrata nel 2003 come “la stanza della zia“, ricordo che conteneva i mobili di una vecchia stanza, un po’ malmessa, specialmente il comò che era stato bagnato da una perdita di acqua dal tetto, il letto aveva ancora l’elastico che andava eliminato e il tutto era stato attaccato dal tarlo e dall’usura del tempo, ma le lavorazioni a mano e il materiale in legno invece delle moderne impiallacciature, ci hanno fatto decidere di ridare nuova vita a questa mobilia, ripulita e data ad un bravissimo “lustrone” è ora ancora con noi! (vedi qui)

Ecco le foto della porta e della finestra con gli scuri, esistenti, tutti tinteggiati in verde, che poi abbiamo “copiato” nella ristrutturazione della prima parte della casa. Questi sono inizialmente stati puliti e riutilizzati per diversi anni nella cameretta “delle femmine”:

Quindi nel 2004 si fanno i primi lavori indispensabili a mettere in sicurezza la struttura: tetto, solette…

Questa cameretta la manterremo, come quella dei “maschi”, fino ai nuovi lavori decisi in seguito.

Ecco la “stanza delle “femmine” a confronto con il successivo e recente intervento definitivo del 2015:

—————

Quindi pare che maschi e femmine, essendo cresciuti, riescano a condividere meglio gli spazi, potendo anche scegliere maggiormente i tempi dei soggiorni!

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

—————

Se volete continuare a leggere: Una casa nei Cech (13) -zona orto- 

Una casa nei Cech (11) -un bagno al sole-

Che bello avere un bagno “al sole”!

Avere uno spazio confortevole per potersi rilassare con una doccia, ripulire le unghie annerite dopo aver lavorato in campagna o  magari aver spazzolato con forza i vecchi attrezzi, colorando di ruggine la “posa” di sasso (qui).

E chi non ama lavarsi in un luogo caldo, chi non ama pettinarsi, curarsi mani e viso… e vestirsi in un luogo luminoso?

Eppure le stanze da bagno (o semplicemente i bagni) sono spesso sistemate in spazi della casa angusti e non sempre felici. Spesso le finestre sono inesistenti o piccole, o poste in alto, con vetri smerigliati, la vista su cortili interni…

Certo tutte le stanze meritano attenzione, quindi? Nel mio caso non è stato difficile avendo quasi la completa esposizione della casa a sud/est, ma il vecchio bagno, era a nord! (qui)

Quindi nella ristrutturazione abbiamo ricavato uno spazio per un bagnetto verso sud, con luce, sole, accesso al balcone e vista sulla valle! Qualcuno lo trova un po’ poco intimo, ma si sa, a qualcosa bisogna rinunciare!

Vediamo il cambiamento?

Nello spazio occupato dal nuovo bagno prima c’era una cameretta, che anche noi avevamo sistemato e utilizzato per alcuni anni. Il pavimento era in cemento liscio, non in legno come quello delle altre stanze, perchè sotto c’era il grande forno del pane; la porta finestra in legno verde scolorito con un pesante scuro appeso grazie a due vitoni, e due vetri sottili fermati con dello stucco e schermati da una sottile tendina. Nel muro di una parete era presente una niccchia, che avrei voluto salvare… ma non è stato possibile.
Questa cameretta era in centro e serviva anche da passaggio per la camera vicina (nessun svincolo, vedi qui).

Questa era per noi la camera dei figli maschi.

(cliccare sulle foto per ingrandirle e farle scorrere)

Vediamo nella foto successiva la stanza demolita al suo interno, senza il pavimento, in basso a sinistra i mattoni del vecchio forno, che in parte verrano mantenuti; il soffitto era già stato rialzato; in primo piano il pavimento in legno della “stanza delle femmine”, anche lui purtroppo non sarà recuperato.

lavori di demolizione (19.11.2015)

Ed ecco il nuovo bagnetto e lo svincolo che hanno occupato quasi tutta la precedente cameretta. La porta sarà trasformata in finestra e resterà nella stanza vicina in coppia con la finestrina esistente, mentre qui verrà aperta un’altra porta per uscire sul balcone.

Il bagno, che abbiamo voluto molto semplice, luminoso e bianco, è riscaldato dal sole e da un po’ di legno, e rallegrato dal colore ROSSO!

Dall’esterno si possono osservare le modifiche: il balcone del nostro bagnetto è quello in centro, prima era l’unico sulla facciata, ed è stato mantenuto, le due finestrine anche, come parte dell’ intonaco… Come vedete ci sono stati molti altri interventi, ma di quelli ne riparleremo.

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

—————

Ciao, alla prossima puntata!

Una casa nei Cech (12) -ciao alla stanza delle femmine!-

Voci precedenti più vecchie