Viaggio in Italia con Simone Weil

Un anno fa, in attesa del treno per tornare a casa, entrai alla libreria Feltrinelli -solo a curiosare- perchè di libri ne avevo già acquistati al Convegno per cui ero appunto a Milano. Gironzolando vidi sugli scaffali un libro dal titolo “Viaggio in Italia” di Simone Weil. Non è stato il contenuto ad incuriosirmi particolarmente, ma il fatto che l’avesse scritto la famosa Simone che sapevo essere stata una donna eccezionale. Lo sfogliai, lo fotografai e tornai a casa. Ogni tanto ripensavo al libro per il desiderio di cominciare a conoscere la filosofa Simone, iniziando da un suo viaggio reale e non da quelli del suo pensiero. Per Natale ho deciso di acquistarlo, ma ho preso l’occasione della sfida lanciata dalle sorelle GG sui social¹ per iniziare a leggerlo. Non lo volevo fare perchè ne avevo già parecchi in lettura… ma ora sto leggendo la Weil e gli altri, attendono.

Già alle prime pagine mi accorgo che anche nelle lettere che scrive all’amico Jean Posternak si riconosce una personalità squisita, felice, curiosa, straordinariamente profonda e colta. Le osservazioni e le emozioni che comunica al lettore sono tante e la lettura diventa sempre più lenta perchè dirottata ad approfondire, a capire, a conoscere chi e cosa la interessa, cosa la turba, cosa la fa innamorare o arrabbiare.

Prendo nota di alcune sue frasi che mi colpiscono, per la forma, per la cultura, per la franchezza, la freschezza, l’ironia e l’allegria con cui comunica. Ecco, credo di aver trovato un’altra “maestra”, una maestra difficile, scomoda ma comprensiva, stimolante e originalissima.

Dalle lettere all'amico Jean Posternak e alla sua famiglia. 

Le annotazioni le inserisco insieme per maggior chiarezza, sono indirizzate dai medesimi posti e parlano degli stessi fatti, anche se in modi differenti.

(Le lettere all’amico iniziano a pag. 31; le lettere alla famiglia iniziano a pag. 57)

 Milano, aprile 1937

“Caro amico,

eccomi a Milano, è incredibile, ma non ho ancora del tutto dimenticato quelli che languiscono tra le brume del Nord. … Milano è una città popolosa di quelle che piacciono a me, e sento che tra qualche giorno mi sembrerà di esserci nata. La popolazione di qui è veramente simpatica.”   (pag. 31-32 )

“Cara famiglia,

vi ho già scritto da qui ma, dopo essere rimasta per un po’ in tasca, la lettera è fuggita verso ignoti destini. Che sfortuna, meno male che il contenuto non era compromettente. Mi trovo ancora a Milano perchè in questi giorni sta piovendo, e  ciò rende il soggiorno, in una città grande come Milano, più piacevole delle passeggiate in Toscana e in Umbria. E poi, in fondo, non avevo voglia di lasciare Milano. Mi piace tanto, tanto. Senza contare che, tutto sommato, non trovo un motivo plausibile per non passare tutta la vita a Santa Maria delle Grazie, davanti al Cenacolo… Mi sento a casa mia a Milano, come se ci fossi nata…   Il giorno dopo il mio arrivo sono andata ad ascoltare l’Aida di Verdi alla Scala… sono tornata alla Scala per “L’Elisir d’amore” di Donizetti: assolutamente delizioso! … In fondo, a parte Wagner, in fatto di opera lirica, sopporto soltanto i soggetti umoristico-sentimentali” (Rossini e Mozart) …”(pag. 58 )”

Anch’io ascolto “L’Elisr d’amore” di Gaetano Donizzetti su Youtube, molto piacevole e con sottotitoli, al delizioso non so arrivarci e forse non amo particolarmente le opere buffe!

Firenze, maggio 1937

La similitudine con Elettra, come figura di tristezza, di schiavitù mi ha fatto leggere “Il mito di Elettra“²

Io sono stata a Firenze tre volte, ma mai nella Cappella Medicea, mentre lei scrive:

“Finora ho passato delle ore soprattutto nella Cappella Medicea. Non mi aspettavo l’effetto che ha prodotto in me. … Quando sto là non trovo necessario andare altrove per vedere altre cose.” pag.60

Dunque mi informo sulla Cappella (qui), osservo le quatto Allegorie del Tempo, di Michelangelo, in particolare La Notte (qui) e L’Alba, entrambe citate da Simone Weil. Per cogliere la forza e la tristezza sprigionata dalle mani del suo artista, provo a disegnare La Notte copiandola da internet. L’ho costruita con leggerezza e stupore, scoprendone le forme, le posture, i muscoli e i simboli della notte scolpiti negli spazi del suo sonno. Ora la conosco meglio, ma forse un giorno l’andrò a vedere.

“Firenze è la mia città. … Non ho il cuore libero per amare Venezia perchè Firenze me l’ha catturato. Io non visito le città, lascio che entrino dentro di me, per osmosi. Ho contemplato a lungo la “Lezione di Musica” del Giorgione a Palazzo Pitti (non so chi siano quegli idioti che, da qualche tempo, l’attribuiscono a Tiziano). (pag.37)

Agli Uffizi vi ho trovato il Cavaliere di Malta, L’Annunciazione di Leonardo da Vinci, una quantità di Tiziano. La sala Botticelli è impressionante, soprattutto La Primavera. Ma niente di tutto questo, nemmeno lontanamente, vale Il Concerto.” (pag. 60-61)

Insomma sono dovuta andare a vedere di che quadro si trattasse (qui e qui). Innanzi tutto ha diversi titoli, oltre alla mancaznza di certezza sul suo autore. A me è piaciuto il titolo “Concerto interrotto” e ho voluto copiare uno dei tre personaggi raffigurati, quello in centro, che continua a suonare da solo. Avrei voluto disegnare solo le mani che suonano e quella sulla spalla, ma poi si è formato tutto il suonatore. Il risultato del mio schizzo a penna e pastelli è abbastanza insolito.

Simone Weil continua a raccontarci di Firenze e delle sue predilezioni:

“Ho provato una tenerezza particolare per il Perseo di Benvenuto Cellini, sotto l’incantevole Loggia dei Lanzi, e soprattutto per le figure che si trovano alla base (la vergine nuda, il genio senza ali che spicca il volo, ecc) (pag. 37)

La vergine è Pallade, che dona a Perseo lo scudo con cui riuscirà a vincere la Medusa. Nell’atto di porgerglielo, la dea pronuncia in latino le parole riportate nell’iscrizione: Io, tua casta sorella, ti offro questo scudo perchè tu vinca.

Io scopro Il Perseo come se non lo avessi mai visto, in realtà non sapevo guardarlo. Ricerco immagini che lo ritraggono da varie angolazioni, ma non riesco a vedere tutto quello che lei ha osservato, leggo la storia e le vicissitudini del suo costruttore e della sua lavorazione.³

Roma, maggio 1937 (Pag. 62, 63, 64)

“Eccomi a Roma da tre giorni e mezzo e ho la sensazione di esservi da un lungo periodo. Mi sono sentita a mio agio a Roma, forse perchè ho potuto subito ascoltare della buona musica. … Arrivata a Sant’Anselmo (un puro gioiello di monastero benedettino, proprio a strapiombo sul Tevere) alle sei, giusto all’inizio di una cerimonia liturgica (con canto gregoriano). … L’indomani messa di Pentecoste a San Pietro. … Se il paradiso somiglia a San Pietro, durante i cori della Sistina, vale la pena di andarci.”

Simone non era religiosa, nel senso che non professava nessuna religione, ma a Roma, anche sede del Capo della Cristianità, ha trascorso ore ed ore nelle chiese ad ascoltare musica sacra, Messe e Vespri. Percorre a piedi Roma dove ritrova la storia e l’arte ovunque, visita più volte i musei.

“Oggi ho trascorso tre ore ai Musei Vaticani, nessuno mi aveva informato che nella pinacoteca c’è un San Girolamo di Leonardo da Vinci, dipinto su legno, straordinario, e per il quale darei in cambio venti volte tutto il resto della Pinacoteca.”

Ed eccomi a ricercare questo San Girolamo, un penitente che si flagella nel deserto in compagnia del suo leone… Mah, certo sappiamo quanto Simone cercasse di provare le privazioni, le fatiche, le umiliazioni… per capire i più poveri e diseredati, leggiamo con quanta sofferenza nella malattia abbia dovuto convivere e combattere fin dall’infanzia, e conosciamo la verità di quanto il dolore si possa avvicinare alla beatitudine e la grande felicità possa ferire come il dolore… ma per trovare sublime questa immagine bisogna essere molto profondi e mistici.

Certamente colpisce la forza fisica nella sofferenza spirituale dell’eremita e santo, in contrasto con la forza fisica nella tranquilla e naturale presenza del leone nel deserto.

Sempre nella lettera ai suoi famigliari Simone Weil scrive:
“Quel San Girolamo, Il Concerto di Giorgione di Palazzo Pitti e il Cristo in scorcio di Brera (Il Cristo Morto di Andrea Mantegna nella Galleria di Brera a Milano), saranno i tre ricordi veramente intensi che conserverò delle collezioni italiane di pittura.

Firenze, 3 giugno 1937

“Tornata a Firenze, mi è parso di trovare la mia città natale, dopo un breve viaggio: in nessun altro posto mi sento a casa mia come quì. Ho di nuovo contemplato Il Concerto di Giorgione, la Cappella Medicea, il David, San Miniato. Domani “L’incoronazione di Poppea”, all’anfiteatro di Boboli, con Palazzo Pitti come fondale, sotto un cielo stellato, è una di quelle meraviglie di cui ci si ricorda per tutta la vita. Penso che tornerò a vederla.” (pag. 66)

Parigi, estate 1937

Caro amico, … Il sentimento con il quale penso all’Italia può essere espresso solo con la parola “heimwed” (nostalgia). … Da quando sono tornata dall’Italia – tra parentesi, essa ha risvegliato in me la vocazione per la poesia, rimossa durante l’adolescenza per svariati motivi – ho contratto due amori. Uno è Lawrence d’Arabia, l’altro è Goya. …   Devo parlarle della Francia?

Nel 1938, Simone Weil tornerà in Italia. In questo secondo viaggio sarà anche a Venezia, da qui non lascierà nessuna corrispondenza o appunto, i genitori sono spesso con lei, ma non ci sarà nessuna lettera nemmeno per l’amico Jean. Scriverà invece un poema: “Venezia salva. Simone teneva molto a questo dramma, dove avrebbe voluto dare il meglio di sè, attraverso la riscoperta poesia. sulla forza e la grazia. Leggo a pag. 79, 80, che se amò Firenze di una passione solare, Venezia fu la città italiana la cui memoria segreta, intima e indicibile, portò sempre con sè.

Oggi ho ricevuto il libro Venezia Salva tradotto da Cristina Campo. Un regalo perfetto per continuare “il viaggio in Italia” con la straordinaria guida di Simone Weil.

Trovo su youtube il film di Luca Ronconi che mette in scena il dramma di Simone Weil in modo fedelissimo, leggendo e interpretando le parole della Weil tradotte da Cristina Campo. Perfetto! Lo seguo, leggo e ascolto, ascolto e guardo… sono fortunata. (sotto il link al film completo)

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Note:

¹ La mia breve registrazione per la sfida che ha fatto iniziare la lettura del libro dellaWeil, utilizzata per documentarla su Instagram e Facebook (#14momentixme). La lettura che sentite nel video è stentata perchè ero disagiata nel voler riprendere il libro e leggerlo, non vedevo bene insomma, ma lo scritto lo trovate quasi tutto sopra.

² Il mito di Elettra (Eschilo – Sofocle – Euripide) qui

³ Il Perseo qui  e qui Benvenuto Cellini qui

Libri letti o visionati intorno a Simone Weil

– Viaggio in Italia; Simone Weil; a cura di Domenico Canciani e Maria Antonietta Vito; ed. Castelvecchi

– L’ombra e la grazia; Simone Weil; a cura di Georges Hourdin e Franco Fortini; testo francese a fronte curato da Gustave Thibon; ed. Bompiani

– A un giorno; Simone Weil; ed. Acquamarina (poesie)

– Il mito di Elettra; Eschilo – Sofocle – Euripide

– Venezia salva, tragedia in tre atti; Simone Weil; traduzione e introduzione di Cristina Campo

Opere, film e documentari (su Youtube)

–  Opera comica “L’elisir d’amore” (sottotitoli italiano) di Gaetano Donizetti -i una bella esecuzione
interpreti: Nemorino: Rolando Villazon, Adina: Anna Netrebko, Belcore: Leo Nucci, Dulcamara: Ildebrando d’Arcangelo. Coro e orchestra :Wiener Staatsoper diretto da Alfred Eschwè

– “L’incoronazione di Poppea” di Claudio Monteverdi (1567-1643)

Le stelle inquiete. Film biografico su Simone Weil. Gustave Thibon, il proprietario della tenuta dove Simone va a provare a fare la contadina, riceverà da lei dei manoscritti con i quali poi lui pubblicherà il libro “L’ombra e la grazia”

Olocausto privato. Ipotesi su Simone Weil.  Un documetario con spezzoni di film, testimonianze di persone che l’hanno conosciuta o studiata. Molto interessante.

Profili di protagonisti: Simone Weil. Il programma “profili di protagonisti” (Rai, 1969) ripercorre vita e opere della filosofa francese.

film VENEZIA SALVA dal testo di Simone Weil, regia di Luca Ronconi

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

Ulisse di Joyce e “collegamenti”

PRIMO COLLEGAMENTO – Ulisse di Joyce e Carmelo Bene –

Leggendo “Vita di Carmelo Bene” (di C. Bene e G. Dotto) scopro che l’Ulisse di James Joyce è stato, per l’artista/attore Carmelo, l’incontro letterario e forse anche non letterario decisamente più importante della sua vita.

Era il 1960, anno in cui viene pubblicato per la prima volta l’Ulisse di Joyce in Italia, tradotto da Giulio De Angelis. Questo traduttore aveva allora poco più di trent’anni e, in un loro incontro parla a Carmelo del suo lavoro: di giorno insegnava inglese a Fiesole e di notte, tutte le notti per undici anni, aveva lavorato alla traduzione dell’Ulysses.

Scrive Carmelo a pag. 113-114 “La lettura dell’Ulysses mi aveva depennato tutto il resto. Spazzato via Camus, ogni forma di esistenzialismo, ogni ismo. L’Ulysses è un fantastico gioco di significanti. Il pensiero non è mai descritto, ma immediato. Dai lacerti più dotti ai luoghi melodrammatici più comuni. Nessun’altra opera gli è pari. […]  Avrei dovuto incidere un ellepì dall’Ulysses di Joyce. La spiaggia era il brano che avevo scelto. Non uscì mai. Non lo ritenevo all’altezza, quel mio Joyce. Lo feci a pezzi. Pur essendo alla fame, mi permisi questo lusso. […] La lettura di Joyce mi aveva scombussolato. Non si poteva più scrivere niente. Niente. […]  A pag 120 Il bambino (suo figlio e di Giuliana) io l’avevo chiamato Stefano, in omaggio a Dedalus naturalmente (Stephen Dedalus è coprotagonista con Leopold Bloom nell’Ulysses), ma la madre e la nonna gli appiopparono anche il nome di Alessandro.  […] A pag 309 a proposito di cinema: E l’Ulysses Joyciano non è forse, nella pagina, la più immediata “pellicola” mai realizzata, via via “filmantesi” in perpetuo travaso filosofico-grottesco-sentimentale-patetico-psicologico e melodrammatico a un tempo? È pensiero immediato. Ebbene questo sì che è cinema.”

Interessante intervista a Carmelo Bene:

Brano del terzo episodio dell’Ulisse di Joyce letto da Carmelo Bene a inizio intervista:

“Sacco di gas cadaverici mézzo di marcia salmastra. Un brulichio di pesciolini, grassi del bocconcino spugnoso, sprizza fuori dalle fessure della patta abbottonata. Dio diventa uomo diventa pesce diventa oca bernacla diventa montagna del letto di piuma. Aliti morti io vivente respiro, calco morta polvere, divoro i rifiuti urinosi di tutti i morti. Issato rigido sopra lo scalmiere rifiata all’insù il tanfo della sua tomba verde, con le nari lebbrose che russano al sole. Trasformazione marina, questa, occhi castani azzurrosalino. Morte marina, la più mite di tutte le morti note all’uomo. Il vecchio Padre Oceano. Prix de Paris: guardarsi dalle imitazioni. Provare per credere. Ci siamo divertiti immensamente.”

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SECONDO COLLEGAMENTO – “Ulisse” di Joyce ne “L’amica geniale” di Elena Ferrante –

Nell’ultima puntata della seconda serie di “L’amica geniale”, trasmessa lunedì 3 marzo, una scena mi ha stupito:

Lila viene riconosciuta dalla sua maestra Oliviero mentre, seduta su una panchina con il suo piccolo Rinuccio nella carrozzina, legge un grosso libro… La maestra interessata al libro più che al bambino, le chiede:
– E quello cos’è?
– S’intitola Ulisse
– Parla dell’Odissea?
– No, parla di quanto è terra terra la vita di oggi
– Ti piace?
– È difficile, non capisco tutto

La vecchia maestra non è d’accordo che Lila legga questo libro difficile perchè può farle male.
Si tratta dell’Ulisse, ma quale? Proprio l’Ulisse di Joyce!
Grande Lila e grande Ferrante!

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Dalla pagina del libro di Elena Ferrante: Storia del nuovo cognome, da cui è tratta la serie televisiva ecco la presenza del libro Ulisse di Joyce.

Pag 380 Storia del nuovo cognome (E. Ferrante)

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Descrizione del libro nell’edizione di cui parla Carmelo e che legge LIla: Edizioni Mondadori, Milano, 1960, pp. Ulisse. Romanzo. Unica traduzione integrale autorizzata di Giulio de Angelis. Consulenti: Glauco ...1025, legatura editoriale t. tela e sovraccoperta verde con il logo della Medusa mondadoriana. Prima edizione in lingua italiana del capolavoro di Joyce, nonché una delle pietre miliari della letteratura novecentesca. Traduzione di Giulio de Angelis, con la consulenza di Glauco Cambon, Carlo Izzo, Giorgio Melchiori. Medusa, vol. 441. L’opera fu compiuta tra il 1919 e il 1920 e comparve in volume nel 1922, in inglese, a Parigi. Ulisse rappresenta uno dei più smisurati assunti che si conoscano di letterato moderno: seguendo fedelmente la traccia dell’omerica Odissea, considerata un grande viaggio sperimentale nel mondo antico, l’autore fa percorrere in lungo e in largo ai suoi due personaggi una grande città moderna, Dublino, che può dare una sintesi materiale e spirituale del mondo di oggi. Dei due personaggi, uno, il maturo Bloom, trafficante semita vagabondo, sarebbe l’Ulisse del poema, e l’altro, il giovane intellettuale Stefano Dedalus, in cui si può ravvisare lo stesso Joyce, sarebbe il Telemaco. Le avventure che conducono alla fusione di codesti due uomini si svolgono nel giro di una giornata, dall’alba alla notte: ogni ora ha il suo episodio, e corrisponde a un canto dell’Odissea: ogni episodio ha il suo centro di sensazioni in una parte del corpo umano, cervello, orecchi, naso, stomaco, intestino e via via più in basso; ogni episodio è anche contraddistinto da un simbolo (erede, cavallo, affossatore, editore, vergine, madre, prostituta, terra), in ciascuno di tali momenti è considerata una singola atttività dello spirito o dei sensi, con mutamenti di linguaggio e di stile conforme all’argomento, ai personaggi introdotti e alla situazione. Con la psicologia freudiana armonizza l’uso sistematico del monologo interiore che tanto colpì i critici del romanzo-poema di Joyce e tanto fu imitato in tutte le letterature. L’idea prima di questo monologo era venuta a Joyce da un romanzo del francese Dujardin, pubblicato nel 1887, quando di Freud ancora non si parlava (Silvio Benco in Diz. Bompiani d. Opere, 1959, VII, pp. 576-577).

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate

Torino in due giorni

Una visita a Torino? con una guida specialissima che ci fa un primo invito a pranzo, ma nel rispetto dei tempi: non si tollerano anticipi!

Prima giornata, il percorso della guida Marti 

cliccare sulla mappa per visualizzarla interattiva:

Foto scattate lungo il percorso:

(lasciare caricare le foto delle slideshow e usare le frecce)

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Siamo giunti in una bella piazzetta con il “piccolo” Duomo che conserva la Santa Sindone. Visita in duomo, poi, girato l’angolo ci troviamo negli ambienti dei nostri antichi regnanti Savoia: giardini, il Palazzo Reale con la cancellata che richiama quella del Castello di Praga, e il bifronte Palazzo Madama proprio in centro alla Piazza!

(le foto nella slideshow, dove c'è FINE, è l'ultima)

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Ora andiamo al fiume PO, tutto il percorso è al coperto dai famosi e storici portici, che avrebbero dovuto concedere la passeggiata al fiume ai regnanti, con qualsiasi tipo di tempo meteorologico! (io avevo anche un ombrellino nello zaino). Poi è ora di una cenetta al Poormanger, il locale delle patate ripiene al forno, una passeggiata in collina per digerire e un ritorno notturno rifacendo Via Po.

(e le foto nella slideshow)

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 NOTTE A TORINO

Seconda giornata, il percorso della guida Marti

cliccare sulla mappa per visualizzarla interattiva:

In questa seconda giornata continuerà il nostro “colpo d’occhio” sulla città, ancora camminando, ma anche utilizzando i mezzi pubblici per cogliere alcuni aspetti che la guida ci vuole mostrare: un museo, scelto il museo del cinema, anche perchè è allestito all’interno della Mole Antonelliana e ci permette così di vedere i suoi spazi interni. Mangeremo sotto la Mole, dove Nietzsche pare lo facesse spesso per ricevere i benefici influssi creati da questa grande costruzione… comunque buono il mio vitello tonnato piemontese. Al pomeriggio ci spostiamo a Porta Palazzo con il suo mercato dell’antiquariato e poi al Parco del Valentino, dove si fa vedere anche uno scoiattolo americano. Ricordate la canzone Piemontesina bella, dove si cita il Valentino?

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Cosa mi ha emozionato?

La vista della Mole Antonelliana.

Alcuni ricordi di film visti in passato, riemersi al museo del cinema, in particolare  attraverso i Manifesti esposti nella galleria. Da batticuore Jules e Jim di François Truffaut, con il bellissimo poster che mi ha rievocato le scene e la canzone Le Tourbillon de la Vie…

Molto forte anche risvegliare i sentimenti come lo sanno fare i film di Krzysztof Kieślowski: Tre colori: film blu, film bianco, film rosso. La doppia vita di Veronica. Decalogo, serie di dieci brevi film.

Curiosità:

Gramsci a Torino

proprio a due minuti dal ristorante Poormanger, all’angolo con la piazza Carlina (come la chiamano i torinesi la Piazza Carlo Emanuele ll), visse Gramsci studente universitario, quando iniziò anche il suo impegno sociale e politico. QUI

Nietzsche e Torino QUI

Lettere da Torino e l’episodio del cavallo in piazza Carignano QUI

La “storia” di Nietzsche e del cavallo: quando il filosofo impazzì a Torino anche QUI 

Informazioni:

Poormanger con patate ripiene come “una pizza”
https://www.guidatorino.com/poormanger-patate-ripiene-torino/

Museo del cinema:
https://www.guidatorino.com/il-museo-nazionale-del-cinema-di-torino/

CIAO TORINO!

Grazie a Marti, anche per le mappe,

e a Torino un arrivederci

da Alicemate (Maria Valenti)

DELITTO E CASTIGO di Fedor Dostoevskij

 

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Ah-ah-ah… quello che ho prodotto (schizzo a destra), dopo poche pagine di lettura + pagine introduttive (che ho letto):  ho schizzato la scena del protagonista in strada a Pietroburgo nel 1800… Ho notato che il famoso scrittore utilizza molto i punti di sospensione, descrizioni… ah ah anch’io non avevo amato l’inizio della lettra perchè mi sembrava un romanzone d’appendice, seppur ben scritto… tutti i fatti così all’apice del verosimile, così amplificato tutto, tutto grandioso nell’altezza e nella bassezza… p poi ci sono dei momenti che mi prende in questa sua capacità di indagare la psicologia umana

p1180520a pag 132 copio, e schizzo l’ idea del desiderio di sopravvivenza
“Dove ho letto“, pensò Raskòlnikov, proseguendo, “dove ho letto che un condannato a morte, un’ora prima di morire, dice o pensa che se gli toccasse vivere su un’alta cima, su una roccia, o su di uno spiazzo tanto stretto da poterci posare solamente i suoi due piedi – e intorno a lui ci fossero gli abissi, l’oscurità eterna, un’eterna solitudine e un’eterna tempesta – e dovesse rimaner così, in un arscin di spazio, per tutta la vita, per mille anni, in eterno – preferirebbe vivere in quel modo che morire subito? Pur di vivere, vivere, vivere! Vivere come che sia, ma vivere!… che verità!”, Signore! E’ vile l’uomo! … ed è vile chi per questo lo chiama vile” aggiunse dopo un momento.

A fine lettura scrivo qulacosa da mettere su aNobii

Non so che dire… c’è tutto, tranne la superficialità, la gioia, la leggerezza,  tutto è complicato e difficile, o risolto magicamente come nelle fiabe! La drammaticità è più psicologica che fisica… la mente dipende dalla psiche ed entrambe non hanno il coraggio necessario che può dare solo l’amore?…. mah Mi è piaciuto riconoscere nel giudice istruttore Porfirij Petrovic il personaggio del commissario Colombo e scoprirne poi la veridicità. Dopo le prime pagine mi ero bloccata, dovevo crearmi la scena, dovevo vedere quello che leggevo… poi quanta fatica a rivivere la tragicità della realtà in un racconto del 1800, in una lontana città russa! Siamo proprio tutti uomini con le medesime debolezze, debolezze che si ripetono, senza incontrarsi, in tempi e spazi estranei fra loro, se non nelle debolezze umane. Ora devo leggere un secondo Dostoevskji!

 

  • Film visto (al link): Delitto e castigo (Crime and Punishment) – del 1998, diretto da Joseph Sargent

https://www.4shared.com/video/l9Efhj9Hba/Delitto_E_Castigo_1998.html

 

Ciao da Alicemate /Maria Valenti

 

 

 

 

Moby Dick

A scuola stiamo studiando il più grande e misterioso dei mammiferi: la balena. Stiamo leggendo “Kio e Gus” il curioso racconto per “fare filosofia” e anche qui c’è la balena Leviatano salvatrice del nonno…

Quindi era ora che facessi la conoscenza di Moby Dick la leggendaria balena di Melville.

Il film Moby Dick (del 1956):

moby Dick fim

http://www.nowvideo.li/video/5f273c4f3c94e

Il libro: Moby Dick ovvero la balena, di Herman Melville

Da leggere o scaricare, al link sotto:

Fai clic per accedere a MELVILLE-Moby-Dick.pdf

Io sto leggendo Moby Dick  curato e tradotto da Pietro Meneghelli

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Capitolo 3 – La Locanda dello Sfiatatoio, con bellissime e particolareggiate descrizioni di questo locale di marinai, dove Ismaele incontra l’amico Queequeg con i suoi tatuaggi e il tomahawk*, provando molta paura. Dal racconto di Ismaele:

“L’ignoranza è madre della paura, e sentendomi completamente sconcertato e confuso in merito allo sconosciuto, confesso che allora ne ebbi paura, neanche fosse stato il demonio in persona a fare irruzione nella mia camera nel cuore della notte.”

moby Dick locandamoby Dick Queequeg con il tomahaw

 

 

 

 

 

* Il Tomahawk è l’ascia da battaglia (termine in realtà improprio in quanto il tomahawk è in realtà un’accetta) dei Nativi americani. Gli europei realizzarono alcuni esemplari sia in pietra che metallo con il manico cavo ed una pipa integrata nella testa per potervi fumare tabacco: una descrizione di questo tipo di tomahawk si trova nel romanzo Moby Dick di H. Melville; si tratta dell’arma del (buon) selvaggio Queequeg. Questi oggetti particolari venivano commerciati con i Nativi o scambiati in trattative diplomatiche e avevano un valore simbolico, da un lato vi era l’ascia simbolo di guerra, dall’altro una sorta di calumet, la pipa della pace. (Wikipedia)

Non so quando finirò la lettura, ma l’ho iniziata ed è “gustosa”!

Aggiorno con altri link:

– La vera storia di Moby Dick – Ulisse: Il piacere della scoperta del 07/11/2015

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bfb60895-5742-4184-a210-a9eaa8256f69.html

L’insostenibile leggerezza dell’essere (1)

sabato 20 giugno 2015

Stasera mi sento leggera!

sentirsi in vacanza… aprire un libro e… condividere pensieri, parole ed emozioni

…” provare insieme a lui qualsiasi altro sentimento: gioia, angoscia, felicità, dolore. Questa compassione designa quindi la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della telepatia delle emozioni. Nella gerarchia dei sentimenti è il sentimento supremo. …

al barTereze cercava di vedere se stessa attraverso il suo corpo.  Quando ci riusciva era un momento di ebrezza: l’anima saliva sulla superficie del corpo, come quando un equipaggio irrompe dal ventre della nave, riempie tutto il ponte di coperta, agita le mani verso il cielo e canta.

Così era accaduto il giorno in cui aveva incontrato Tomáš per la prima volta. In quel bar nessuno aveva mai aperto un libro sul tavolo. Il libro era per Tereza il segno di riconoscimento di una fratellanza segreta. Contro il mondo della volgarità che la circondava, essa aveva infatti un’unica difesa: i libri che prendeva in prestito alla biblioteca comunale.

Le parlò con voce gentile e Tereza sentì la propria anima precipitarsi alla superficie attraverso tutte le vene, tutti i capillari e tutti i pori, per mostrarsi a lui.

anna karenina 2Lui era seduto su una panchina gialla… proprio su quella panchina si era seduta lei il giorno prima con un libro in grembo!  Lui la chiamò, la invitò a sederglisi accanto. (l’equipaggio della sua anima si precipitò  sul ponte di coperta del suo corpo).

dal film..

Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia.

Molto più del biglietto da visita che lui le ha dato all’ultimo momento, è stato il richiamo di quelle coincidenze (il libro, Beethoven, il numero sei, la panchina gialla) a darle il coraggio di andar via  di casa e di cambiare il proprio destino.

Sono state quelle poche coincidenze a mettere in moto il suo amore e a diventare fonte di un’energia che essa non esaurirà fino alla fine della sua vita.”

 

Edipo Re -Sofocle-

lunedì 22 giugno 2015: stasera mi sento pesante… sono sempre in vacanza, ho sempre un libro da leggere, ma l’equipaggio della mia anima è sottocoperta, chissà quale colpa o timore o tensione l’hanno spaventato?

Un brindisi all’amore, che spesso culmina in un matrimonio, che poi forse non sarà felice come il coraggio che lo fa credere… ma la vita è fatta di tante intime emozioni, che anche immagini di un film o parole di un libro sanno moltiplicare… e la musica e il silenzio.

L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera, 1982

L’insostenibile leggerezza dell’essere film di Philip Kaufman (1988)

 

– Preparare il VIAGGIO in SARDEGNA

Abbiamo deciso di osare finalmente un viaggio in Sardegna

lo faremo col camper, non lo avevamo ancora attuato per timore delle alte temperature… e ci dirigevamo di preferenza verso il nord…

Due anni fa siamo stati nella bellissima Sicilia, e… ci siamo ancora! (nel senso che non siamo morti per il caldo, non che siamo rimasi là).  Lo scorso anno ci siamo rinfrescati in Irlanda,

e ora siamo pronti per un giro di esplorazione dell’isola che attrae  i ricconi e non solo… la Sardegna!

Provo a individuare un possibile percorso utilizzando i consigli di Riccardo, Giacomo, Antonio…

Sbarco ad Olbia e direzione nord per occhiata alla parte di costa colonizzata dai “ricconi”, la famosa Costa Smeralda, poi si procede seguendo il percorso verde. Le località riquadrate dovrebbero essere quelle su cui soffermare la nostra attenzione perchè segnalate dagli amici, quelle sottolineate le maggiori che incontreremo.  Spiagge e mare, mi pare di capire,  saranno ovunque da godere, per motivi differenti ma sempre validi … come  pure i profumi e sapori, oltre ai suoni… PERCORSO SU Mappa Sardegna

Qualche lettura per sentirmi un po’ più sarda:

– “Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo” ha detto David Herbert Lawrence

QUI trovi il libro di Lawrence in pdf “Mare e Sardegna” non letto, ancora

– Sto invece leggendo Lettere dal carcere” di Antonio Gramsci,  nato e cresciuto in Sardegna.

QUI trovi Le lettere dal carcere” in pdf

(se vuoi leggere i libri in pdf, è meglio scaricarli sul tuo computer)

Per conoscere meglio Gramsci e la sua Sardegna, vorrei passare per Ghilarza, il paese dove abitò con i genitori e i fratelli e, magari… guardare la differente valle del Tirso da San Serafino, nel  comune di Ghilarza, perchè?

leggi la lettera:

(dal carcere di Turi, lettera numero 218)                                                                            18 ottobre 1931

Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera del 14 e sono stato molto contento nel sapere che ti sei rinforzata e che andrai almeno per un giorno alla festa di San Serafino. Come mi piaceva, da ragazzo, la valle del Tirso sotto San Serafino! Stavo ore e ore seduto su una roccia ad ammirare quella specie di lago che il fiume formava proprio sotto la chiesa, per il nesserzu (pescaia in sardo) costruito piú a valle, a vedere le gallinelle che uscivano dai canneti tutto intorno a nuotare verso il centro, e i salti dei pesci che cacciavano le zanzare. Forse adesso è tutto cambiato, se hanno incominciato a costruire la chiusa progettata per raccogliere le acque del Flumineddu. Mi ricordo ancora come una volta vidi un grosso serpe entrare nell’acqua e uscirne poco dopo con una grossa anguilla in bocca e come ammazzai il serpe e gli portai via l’anguilla, che poi dovetti buttare via perché non sapevo come fare a portarla al muristene (in Sardegna, abitazione rustica costruita in prossimità di chiese e adibita ad alloggio dei visitatori),  si era irrigidita come un bastone e mi faceva puzzare le mani troppo. […]
Metto una foto della chiesa di San Serafino trovata in internet e precisamente QUI: sarà il lago Omodeo formato dallo sbarramento di cui parla Gramsci,  quello che si vede?
chiesa di San Serafino

– Ho letto “Accabadora” di Michela Murgia,  vedi il mio articolo  QUI

e la biografia sul suo blog: QUI

– Ho letto anche i tre bellissimi libri di Riccardo Uccheddu, scrittore e filosofo di Cagliari:

Dante...  r-uccheddu--lune-a-scoppio-r    gioiosotorm1

Clicca QUI  per andare sul blog dell’autore

 

Ho guardato i film:

1) “Banditi a Orgosolo” diretto nel 1961 da Vittorio De Seta

Molto interessante ed emozionante anche se avrei preferito vederne anche i colori e sentire i pastori parlare la loro lingua sottotitolata… Ho sentito invece il vento sulla pelle e la paura che mi fermava il battito cardiaco…. Super!

2)“La destinazione” del 2003 diretto da Piero Sanna

diviso in 5 parti sul canale di https://www.youtube.com/user/ViolaGlicine8

Senza parole! Lingua e canti disperatamente lirici… Che ci sia progresso e cambiamento senza perdere la bellezza di questo popolo!

Musica e Sardegna:

LE LAUNEDDAS

Le launeddas, ha spiegato il prof. Olianas, sono fatte di umili canne, tre per l’esattezza, su basciu o tumbu è la canna più lunga e fornisce una sola nota: quella della tonica su cui è intonato l’intero strumento; sa  mancosa manna ha la funzione di produrre le note dell’accompagnamento e viene legata con spago impeciato al basso (formando la croba); la mancosedda è libera, ed ha la funzione di produrre le note della melodia.

Le Launeddas producono una tale complessità di melodie che sono stati in molti, studiosi e musicisti, che si sono chiesti come sia stato possibile che un popolo povero di risorse socio economiche abbia potuto produrre uno struBentzon sulla sua Nimbus, Sardegna 1958mento di tale valenza culturale.
Di questo si accorse
Andreas Fridolin Weis Bentzon, lo studioso danese che visitò per la prima volta la Sardegna nel 1953, innamorandosi delle launeddas, studiandone le caratteristiche nel secondo viaggio del 1955 e poi procedendo a delle straordinarie registrazioni nel 1957 e nel 1962, anno in cui con una 16 mm. riprende scene di vita popolare sarda in 20 pellicole, da cui il regista Fiorenzo Serra trarrà successivamente il noto documentario “Is Launeddas, la musica dei Sardi.” (per ulteriori notizie si rimanda al sito del prof. Olianas www.launeddas.it).

Un film documentario in B/N girato da A.F.W. Bentzon in Sardegna nel 1962, composto da Fiorenzo Serra e prodotto da Dante Olianas

con… Fabrizio De Andrè

in “Caccia al cinghiale”  racconta della Sardegna e del suo rapimento, avvenuto proprio nella sua  fattoria a Tempio Pausania in Alta Gallura, dove viveva con la famiglia da tre anni .

Il tema dell’album è il confronto tra due popoli per certi versi affini e per certi altri molto diversi, il popolo dei sardi e quello dei pellerossa, entrambi chiusi nei loro mondi. “Quello che non ho” è il primo brano è introdotto da spari e urla registrati durante una caccia al cinghiale in Gallura. L’attenzione torna sul popolo sardo con  Ave Maria” cantata in lingua sarda  (da Wikipedia)

Qualche miglioramento l’ho fatto. Ho unito alcune cose che conoscevo ad altre che si sono aggiunte e, e quante cose belle e importanti non conosco… ma le scoprirò. Fra queste i murales, i famosi nuraghi, le rocce rosse, le miniere, isole e spiagge incantevoli…

Mi fermo quì, chissà che qualcuno mi dia qualche altro suggerimento  e mi aiuti ad organizzare al meglio… mentre io continuo la  preparazione.

Buona estate e buoni viaggi a tutti!!! (reali o virtuali).