L’ “anello”di San Valentino

Non è che mi importi o mi sia mai importato il festeggiamento del giorno degli innamorati. Ma in questi tempi di minor svago c’è più attenzione ai particolari e si recupera la voglia di dar un po’ di brio ai nostri giorni.

Ebbene quest’anno, il 14 febbraio -San Valentino- la ricorrenza della festa degli innamorati è caduta in un giorno in cui sono andata a fare una bella camminata con mio marito. Questo giro lo abbiamo programmato velocemente solo perchè eravamo liberi da altri impegni.

Però è amore apprezzare di non essere soli!

L’aria è frizzante appena scesi dall’auto: è da amare questo freddo, come è da amare l’avere un berretto e una sciarpa per proteggersi da lui quando diventa fastidioso!

Non conosciamo bene i percorsi: è amore il poterli scoprire, l’avventura e non la paura di aprire gli occhi su nuovi passi, su nuovi sforzi!

Amare le case abbandonate perchè una volta sono state indispensabili, amare quelle recuperate dove la vita torna a governarle, amare la casa di sconosciuti che forse non l’hanno mai amata, amare i muri instabili per la loro pietosa inutilità…

Amare il sole che mi fa togliere berretto e sciarpa, amarlo è facile oggi che l’aria è fresca!

Un uomo lavora la terra e ci indica la strada: è un regalo averlo incontrato e un regalo avere una strada da percorrere. Amiamo ogni sorta di regalo inaspettato.

Gli occhi ci regalano visioni che allungano lo spazio e confondono il tempo.

Amiamo la fatica che ci costa questo spettacolo, amiamo la debolezza che ci costringe a far prezioso questo dono.

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Galleria di foto del nostro “anello”di San Valentino:

Video Relive che ci ha seguito nel nostro anello del Giro sulla “Culmen” a San Valentino 

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

Giretto al sole da sola

Fosso a Morbegno

Tutti impegnati, sono sola e ho voglia di fare un giretto al sole, ma in particolare ho voglia di tornare sul caldo sentiero che ho fatto alcuni giorni fa, in discesa da Cermeledo-Dosso a Campovico-Sassello. Ieri è piovuto quindi è meglio farlo in salita perché è abbastanza ripido e con molti gradini in sasso, forse troverò acqua…

Quindi, con auto fino al Ponte di Ganda per recuperare un po’di tempo, anzi non trovando più parcheggio mi fermo al fosso.

Spedita, perchè si è fatto un po’ tardi e i pomerggi sono ancora brevi, raggiungo Campovico guardando la ripida montagna sopra alla Centrale… vedo un ruscello saltare sulle rocce e lo riconosco come quello che si attraversa sui sassi nel sentiero da Cermeledo verso San Bello, vedo i ruderi delle tre case, da cui spunta l’unica ristrutturata, e riconosco il passaggio di pochi giorni fa. Oggi tornerò a camminare sui loro larghi gradini.

Dopo un chilometro e mezzo, ecco la fontana, salgo nel bosco, abbasso la mascherina e respiro! Raggiunti i ruderi mi devo togliere la giacca, fotografo la vegetazione che mi aveva colpito già nel precedente passaggio: eriche arboree, erba dorada (Asplenio), piante grasse (Semprevivo dei tetti)… non sempre l’app mi dà risposte convincenti, ma certo anche lei faticherà con questa “selvatichezza”. Mi tolgo anche la felpa e resto in maglietta, i gradini sono tanti e si sta bene leggeri! Qualche foto alle scale e al paesaggio come se non dovessi più tornare, ma anche se tornassi in primavera sarebbe tutto diverso, fiorito, e se tornassi solo in estate? No troppo caldo, in autunno sì, ma forse non sarà più possibile. Quindi mi faccio una foto ricordo di me che cammino, di me che sono soddisfatta. Non c’è nessuno… ed eccomi arrivata all’incrocio col sentiero per San Bello, sì quello dove si attraversa il ruscello. È presto quindi non torno subito indietro, decido di fare qualche giretto in libertà: eccomi alla Chiesa di Cermeledo dove torno bambina e scopro “le differenze” di oggi con i ricordi di allora. Le cappellette proprio non c’erano, le fotografo e la chiesa quella sì con il suo piccolo e caldo sagrato. Mi sono dovuta rimettere la giaccchetta però, qui sul dosso c’è un po’ d’aria e non siamo in estate!
Adesso vado a Selvapiana perchè vorrei capire dove porta il sentiero che ho visto sotto alla chiesetta, magari trovo qualche altro buon passaggio. Sono spedita, almeno così mi sembra, mi sento bene, qualcuno lavora all’agriturismo, due ciclisti mi superano, scendo alla chiesa, sul piccolo sagrato è parcheggiato un camioncino di operai, mi immetto nel sentiero e incrocio subito un ragazzo a cui chiedo informazioni: accidenti è solo un sentiero fra le case, procedo verso Acquamarcia, e poi decido di scendere verso Marsellenico, da qui sicuramente ci sarà una stradetta che evita di andare a Santa Croce! Eccomi nella piazzetta con una fontana, tutto disabitato ma ordinato questo nucleo di case a me sconosciuto, scendo e cerco possibili sentieri, un bosco c’è e pare che la strada sia appena sotto… ma non vedo nessuna traccia di possibili passaggi, mi rassegno e torno di nuovo sulla strada per Santa Croce! Ah, ho visto una chiesetta trasformata in abitazione, non so se mi piaccia o no, so che in altri posti si fanno queste trasformazioni, nei nostri paesini è insolito.

Il sole sta scendendo, c’è una bella vista e scatto foto alle Orobie! Ancora? Sì è vero ne ho già di Morbegno da questo punto di vista, e di Talamona anche, e delle cime sopra anche, chissà perchè faccio tante foto!

Perfino la ripida discesa da Santa Croce mi sembra meno impegnativa del solito, quando si fanno le cose molte volte diventano più facili, poi smetterò anche di fare foto e sarò più veloce e leggera?

Fermo la ripresa del GPS, salgo in macchina e mi accorgo che il video non mi ha chiuso il percorso. Boh! Lo chiuderò io sulla cartina.

 

Video relive Giretto al sole  di cui ho raccontato sopra (di lunedì 8 febbraio)

Video relive precedente in cui sono scesa dallo stesso sentiero a scale: Campovico-Cermeledo  (del 5 febbraio)

Foto del pomeriggio al sole:

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Aggiungo la camminata del 26 febbraio 2021, salendo dallo stesso sentiero, ma con mio figlio. Dura la scala al suo passo. Sempre bella però: tantissime violette sulla salita.

Nella ripida discesa da San Bello a Morbegno tante Vitalbe, affascinante arbusto lianoso infestante coperto in questo periodo di numerose palle di lanugine.

Cerco su internet  “la lanugine è formata dall’intreccio degli stili, cioè ogni seme ha attaccata questa coda piumosa, che ha lo scopo di facilitare la diffusione.

 

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A piedi da Morbegno a Chempo

– Come una volta: da un paese all’altro, da una casa all’altra, a piedi, utilizzando sentieri e mulattiere. Certo ci vuole un po’ più di tempo e di energia personale, ma senza produrre smog, rumori, traffico… Si ha la sensazione di essere più liberi, svincolati da una macchina e dalle sue prestazioni, liberi di essere lenti, di sentire la fatica, il caldo del sole, il sudore nella salita, il venticello nei punti più esposti, l’umidità nelle valli profonde. Provare un po’ tensione se non conosci o riconosci il sentiero, se senti un rumore insolito nel silenzio del percorso, se si sta facendo tardi e non devi trovarti al buio ancora sui sentieri.

Ma oggi abbiamo i cellulari sempre con noi, si possono controllare i tempi, le lunghezze fatte e da fare, la velocità del cammino, sapere il nome delle cime che vedi, delle piante che trovi, fotografare quello che ti incuriosisce, quello che ti emoziona, quello che ti inquieta.

Possiamo mandare messaggi, chiamare, rispondere…  Anche se sei sola sembra di essere in gruppo! A me piace andare con altri per condividere le sensazioni, scambiare pareri e informazioni, chiacchierare e conoscersi! Ma mi piace anche essere sola, seguire i miei ritmi, fermarmi o correre se ne ho bisogno. Oggi, come dicevo, con la tecnologia possiamo essere soli ma connessi con altri. E se vuoi essere proprio sola, vai in solitaria e ti disconnetti. Quindi si possono provare esperienze diverse e viaggi mai uguali, anche percorrendo le medesime strade.

Alcuni ricordi di passeggiate in compagnia:

Solo in questi ultimi mesi ho ripreso a camminare. Lo faccio con piacere, senza farmi troppe richieste, con il desiderio di scoprire percorsi antichi costruiti con pazienza dai nostri antenati per le loro esigenze di comunicazione, coltivazione e scambio. Per questo sono motivata anche a brevi passeggiate da sola!

Questa premessa perché volevo fissare l’attenzione su alcune camminate fatte proprio per spostarsi fra le due abitazioni, quella in città e quella in montagna. Questo mi ricorda la vita di transumanza che facevano un tempo i contadini della costiera dei Cech, che si spostavano per seguire meglio i ritmi della natura ed essere nel luogo che richiedeva il maggior intervento e soddisfava i bisogni di raccolta e allevamento del bestiame.

Le varie residenze degli abitanti dei cech non erano molto distanti fra loro, tutte sulla costiera, dal fondovalle agli alpeggi.

Le nostre due case distano in auto circa 10 km di strada, che si percorrono in 15/20 minuti.


A piedi? Si possono quasi dimezzare i chilometri se si conoscono i sentieri, come ha registrato la mappa dal mio cellulare. La lunghezza dipende da quale sentiero, mulattiera o carrozzabile si utilizza. Abbiamo scoperto che ci sono diversi percorsi che attraversano paesi, boschi, prati o vigneti. Alcuni più ripidi, altri più dolci, alcuni poco praticati, molti recuperati e ben segnalati da associazioni sportive locali per allenamenti e competizioni, e alcuni sentieri ancora da riscoprire… Ci sono anche delle bellissime mulattiere acciottolate, interrotte dal passaggio delle strade asfaltate per le auto. Per quanto riguarda i tempi? Dipende dalla velocità del pedone: età, allenamento e dalle soste che fa per godersi il percorso o battere dei record!

La discesa più gettonata segue il percorso seguente:

La salita si può fare seguendo lo stesso percorso della discesa, ma l’ultima l’ho fatto passando dalle vigne di San Biagio, i tempi sono simili.  Alcune foto del passaggio:

Link ai due video-percorsi fatti su mappe da Relive, un’app da scaricare e attivare a piacere, che ti segue nel tuo cammino, e dove puoi anche inserire delle foto scattate in precisi luoghi o punti di riferimento. Il primo percorso è solo in discesa, il secondo salita e discesa:

– 2 agosto 2020 – Discesa estiva alla città Scendere a valle in solitario silenzio

– 2 febbraio 2021 – Ultimo e più completo cammino da Morbegno a Chempo e ritorno Pomeriggio su e giù –

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Al lago, da San Fedelino!

Facciamo una passeggiata al lago? Anche se ci troveremo ancora nei boschi e sui sentieri, a scrutare lo spuntare dei funghi. Non si tratta dunque della passeggiata sul lungolago, ma in luoghi isolati, raggiunti, al tempo degli imperatori romani, da un soldato perseguitato. Anzi il lago lo vedremo solo dall’alto di un belvedere, chiamato “Il salto delle capre” perchè al tempietto di San Fedelino, dove un tempo arrivava il lago, ora scorre il fiume Mera che alimenta il lago di Novate Mezzola.

Quindi attivo l’App di Relive per giocare un po’ con le mappe, i tempi, le altitudini, e i nostri scatti. Alla fine ecco il nostro giro, tempi rilassati e le foto più significative nel breve video:

 

La mappa completata:

La mappa costruita da Relive sul nostro cammino.

Alcune informazioni prese da qui su  SAN FEDELE, FRA STORIA E LEGGENDA

Ecco quel che scrive, in proposito, Giovanni Guler von Weineck, che fu governatore della Valtellina per le Tre Leghe Grigie nel 1587-88, nella sua opera “Rhaetia”, pubblicata a Zurigo nel 1616: “Restano… sul posto dell’antica Samolaco, i ruderi di alcune torri ed una parte della chiesa che era stata eretta in onore di S. Giovanni. In quel luogo fu martirizzato S. Fedele dai sicari di Massimiano, che allora insieme con Diocleziano governava l’Impero Romano, perseguitando il Cristianesimo. Il corpo del Santo fu in seguito, nell’anno 1437, trasferito di lì con solenni cerimonie a Como.

Fedele venne proclamato santo e, per celebrare la sua memoria, nel luogo del suo martirio fu eretto un primo tempietto che custodiva la sua tomba, ricordato già fra la fine del V secolo e gli inizi del VI dal vescovo di Pavia e scrittore Ennodio. Il tempietto andò in rovina, e, fu sostituito, qualche secolo dopo, nel 964, dall’attuale tempietto in stile romanico, mentre le sue spoglie vennero trasportate a Como.
Il nuovo tempietto, per le sue dimensioni ridotte, venne ben presto chiamato San Fedelino.

L’edificio, proprietà della parrocchia di Novate Mezzola, ha dimensioni ridotte (m. 6,2 x m. 4,5) ed ha una pianta quadrata, con l’abside rivolta ad est, il punto cardinale che simboleggia la luce nascente. Sul lato opposto, ad ovest, dovrebbe trovarsi la facciata, che però è addossata alla roccia del monte Berlinghera, in quanto il tempietto venne costruito sullo stretto lembo di terra compreso fra il monte ed il lago, che ora si è ritirato, lasciando il posto al fiume Mera, che scende dalla piana di Chiavenna.
Il tempietto, restaurato una prima volta nel 1905 ed una seconda fra il 1993 ed il 1994, può essere raggiunto, in traghetto, partendo dalla sponda nord-orientale del lago, in territorio di Novate Mezzola, oppure, con una suggestiva e facile camminata, per via di terra, partendo da Casenda, frazione di Samolaco.
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Chempo – Regurs “Balun”- Cevo

Da Chempo a Regurs “Balun”, poi a Cevo dal sentiero… e ritorno dalla carreggiata.

Tutto l’anello fatto a piedi il 22 luglio 2020.

Le foto del percorso: clicca su una foto se vuoi ingrandirla e far scorrere la galleria.

Siamo soddisfatti! Abbiamo fatto tutto il percorso a piedi, come dovevano le genti di un tempo, senza altri mezzi che difficili sentieri, selvagge mulattiere, animali e carri.

Noi certamente più fortunati: con solo un comodo zainetto e leggere racchette di aiuto… ma insomma un po’ di fatica l’abbiamo sentita, oltre alla gioia di stare in sintonia con la natura!

La visita al Balun è consigliata, la discesa da Caspano a Cevo un po’ meno, ma riuscire a fare l’anello completo è una bella soddisfazione.

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