Ulisse di Joyce e “collegamenti”

PRIMO COLLEGAMENTO – Ulisse di Joyce e Carmelo Bene –

Leggendo “Vita di Carmelo Bene” (di C. Bene e G. Dotto) scopro che l’Ulisse di James Joyce è stato, per l’artista/attore Carmelo, l’incontro letterario e forse anche non letterario decisamente più importante della sua vita.

Era il 1960, anno in cui viene pubblicato per la prima volta l’Ulisse di Joyce in Italia, tradotto da Giulio De Angelis. Questo traduttore aveva allora poco più di trent’anni e, in un loro incontro parla a Carmelo del suo lavoro: di giorno insegnava inglese a Fiesole e di notte, tutte le notti per undici anni, aveva lavorato alla traduzione dell’Ulysses.

Scrive Carmelo a pag. 113-114 “La lettura dell’Ulysses mi aveva depennato tutto il resto. Spazzato via Camus, ogni forma di esistenzialismo, ogni ismo. L’Ulysses è un fantastico gioco di significanti. Il pensiero non è mai descritto, ma immediato. Dai lacerti più dotti ai luoghi melodrammatici più comuni. Nessun’altra opera gli è pari. […]  Avrei dovuto incidere un ellepì dall’Ulysses di Joyce. La spiaggia era il brano che avevo scelto. Non uscì mai. Non lo ritenevo all’altezza, quel mio Joyce. Lo feci a pezzi. Pur essendo alla fame, mi permisi questo lusso. […] La lettura di Joyce mi aveva scombussolato. Non si poteva più scrivere niente. Niente. […]  A pag 120 Il bambino (suo figlio e di Giuliana) io l’avevo chiamato Stefano, in omaggio a Dedalus naturalmente (Stephen Dedalus è coprotagonista con Leopold Bloom nell’Ulysses), ma la madre e la nonna gli appiopparono anche il nome di Alessandro.  […] A pag 309 a proposito di cinema: E l’Ulysses Joyciano non è forse, nella pagina, la più immediata “pellicola” mai realizzata, via via “filmantesi” in perpetuo travaso filosofico-grottesco-sentimentale-patetico-psicologico e melodrammatico a un tempo? È pensiero immediato. Ebbene questo sì che è cinema.”

Interessante intervista a Carmelo Bene:

Brano del terzo episodio dell’Ulisse di Joyce letto da Carmelo Bene a inizio intervista:

“Sacco di gas cadaverici mézzo di marcia salmastra. Un brulichio di pesciolini, grassi del bocconcino spugnoso, sprizza fuori dalle fessure della patta abbottonata. Dio diventa uomo diventa pesce diventa oca bernacla diventa montagna del letto di piuma. Aliti morti io vivente respiro, calco morta polvere, divoro i rifiuti urinosi di tutti i morti. Issato rigido sopra lo scalmiere rifiata all’insù il tanfo della sua tomba verde, con le nari lebbrose che russano al sole. Trasformazione marina, questa, occhi castani azzurrosalino. Morte marina, la più mite di tutte le morti note all’uomo. Il vecchio Padre Oceano. Prix de Paris: guardarsi dalle imitazioni. Provare per credere. Ci siamo divertiti immensamente.”

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SECONDO COLLEGAMENTO – “Ulisse” di Joyce ne “L’amica geniale” di Elena Ferrante –

Nell’ultima puntata della seconda serie di “L’amica geniale”, trasmessa lunedì 3 marzo, una scena mi ha stupito:

Lila viene riconosciuta dalla sua maestra Oliviero mentre, seduta su una panchina con il suo piccolo Rinuccio nella carrozzina, legge un grosso libro… La maestra interessata al libro più che al bambino, le chiede:
– E quello cos’è?
– S’intitola Ulisse
– Parla dell’Odissea?
– No, parla di quanto è terra terra la vita di oggi
– Ti piace?
– È difficile, non capisco tutto

La vecchia maestra non è d’accordo che Lila legga questo libro difficile perchè può farle male.
Si tratta dell’Ulisse, ma quale? Proprio l’Ulisse di Joyce!
Grande Lila e grande Ferrante!

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Dalla pagina del libro di Elena Ferrante: Storia del nuovo cognome, da cui è tratta la serie televisiva ecco la presenza del libro Ulisse di Joyce.

Pag 380 Storia del nuovo cognome (E. Ferrante)

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Descrizione del libro nell’edizione di cui parla Carmelo e che legge LIla: Edizioni Mondadori, Milano, 1960, pp. Ulisse. Romanzo. Unica traduzione integrale autorizzata di Giulio de Angelis. Consulenti: Glauco ...1025, legatura editoriale t. tela e sovraccoperta verde con il logo della Medusa mondadoriana. Prima edizione in lingua italiana del capolavoro di Joyce, nonché una delle pietre miliari della letteratura novecentesca. Traduzione di Giulio de Angelis, con la consulenza di Glauco Cambon, Carlo Izzo, Giorgio Melchiori. Medusa, vol. 441. L’opera fu compiuta tra il 1919 e il 1920 e comparve in volume nel 1922, in inglese, a Parigi. Ulisse rappresenta uno dei più smisurati assunti che si conoscano di letterato moderno: seguendo fedelmente la traccia dell’omerica Odissea, considerata un grande viaggio sperimentale nel mondo antico, l’autore fa percorrere in lungo e in largo ai suoi due personaggi una grande città moderna, Dublino, che può dare una sintesi materiale e spirituale del mondo di oggi. Dei due personaggi, uno, il maturo Bloom, trafficante semita vagabondo, sarebbe l’Ulisse del poema, e l’altro, il giovane intellettuale Stefano Dedalus, in cui si può ravvisare lo stesso Joyce, sarebbe il Telemaco. Le avventure che conducono alla fusione di codesti due uomini si svolgono nel giro di una giornata, dall’alba alla notte: ogni ora ha il suo episodio, e corrisponde a un canto dell’Odissea: ogni episodio ha il suo centro di sensazioni in una parte del corpo umano, cervello, orecchi, naso, stomaco, intestino e via via più in basso; ogni episodio è anche contraddistinto da un simbolo (erede, cavallo, affossatore, editore, vergine, madre, prostituta, terra), in ciascuno di tali momenti è considerata una singola atttività dello spirito o dei sensi, con mutamenti di linguaggio e di stile conforme all’argomento, ai personaggi introdotti e alla situazione. Con la psicologia freudiana armonizza l’uso sistematico del monologo interiore che tanto colpì i critici del romanzo-poema di Joyce e tanto fu imitato in tutte le letterature. L’idea prima di questo monologo era venuta a Joyce da un romanzo del francese Dujardin, pubblicato nel 1887, quando di Freud ancora non si parlava (Silvio Benco in Diz. Bompiani d. Opere, 1959, VII, pp. 576-577).

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate

5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. riccardo uccheddu
    Dic 10, 2020 @ 16:48:58

    Passo sperando di poter pubblicare, finalmente! il commento!
    Joyce, che sogno…
    Il suo virtuosismo linguistico, stupefacente. Un uomo, il Dublinese, capace di giocare con le parole in modo strabiliante e direi, capace anche di creare una nuova lingua… pensiamo al “Finnegans Wake”, che ti stordisce dopo solo 3-4 pagine, con parole che ne sintetizzano altre (almeno) altre e che dilatano i significati oltre l’immaginabile.
    Non parliamo poi del finale de “I morti”, l’ultima novella de “Gente di Dublino” e del monologo di Molly Bloom nell'”Ulisse!
    Un caro saluto ed a presto!

    Rispondi

  2. riccardo uccheddu
    Dic 10, 2020 @ 16:49:35

    Almeno altre 5

    Rispondi

  3. alicemate
    Dic 10, 2020 @ 23:12:31

    Riccardo, che gioia rivederti “sui miei gradini”, ma ti prego entra e chiacchieriamo un po’ 😉

    “Finnegans Wake” non l’ho letto, non so se si possa chiamare lettura il dar voce a quell’insieme di suoni di cui pare non esista un significato.Tu sei riuscito, ma che lingua hai studiato?
    L’Ulisse come avrai capito ha stupito e catturato anche me, nonostante non abbia compreso tutti i passaggi e i diversi tipi di scrittura che utilizza. Mi sono innamorata del suo coraggio nella capacità di comunicarci “semplicemente” le miserie e bassezze umane. E chi legge L’Ulisse è anche uno spericolato e scandaloso, come rimprovera la maestra a Lila nel libro/film della Ferrante.
    E di Carmelo Bene che dici? Per quanto riguarda L’Ulisse, beh gli ha cambiato la vita, ma a lui il coraggio (che rasenta un’incoscienza esuberante) non mancava certo e, secondo me, lui L’Ulisse lo ha vissuto invece di scriverlo.

    Aspetto altre tue cinque visite?
    Evvai!!!

    Rispondi

  4. riccardo uccheddu
    Dic 12, 2020 @ 20:41:30

    Comincio dalla fine: sì (DAD O DID permettendo) visiterò ancora!
    IL F. Wake: ne ho letto quelle parti che fino ad un po’ di tempo fa sono state tradotte in italiano; anche se spesso, secondo me, il “virtuosismo linguistico” prevaleva un po’ troppo sulla trama.
    L'”Ulisse”: qualcuno ha sostenuto che in effetti è una ricerca del padre; chissà, forse anche del Padre, da cui pure Joyce si era allontanato (nella sua rivolta contro la Chiesa). Tuttavia, ho letto che il buon James rimase sempre in buoni rapporti coi gesuiti, i suoi antichi maestri.
    Sul resto scriverò nelle prossime visite, okbene? (pessima imitazione di Joyce)
    Salutone!

    Rispondi

    • alicemate
      Gen 13, 2021 @ 22:55:03

      Un viaggio alla ricerca del padre? Durato sette anni di scrittura, ma uno solo di vita per il protagonista. Una giornata moooolto faticosa, d’altronde i padri sono delle figure presenti/assenti. Si fatica ad averli vicino ma sono ingombranti e difficili da collocare.
      Buon 2011 Riccardo!

      Rispondi

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