III) Conosciamo Domenico! (e Maria)

(ricordate  i tre colori?  nero: tempo presente, esperienza vissuta in questo periodo e dal racconto della “Regina”; verde: dalla lettura degli affreschi, dietro lo specchio; rosso: tempo della mia infanzia, dai miei ricordi)

“Attraverso gli affreschi” … come “Alice ”

III^  puntata … Conosciamo Domenico!

“… Poi cominciò a guardare intorno intorno, e si accorse che ciò che poteva essere veduto dalla vecchia stanza era comune e poco interessante, ma che tutto il resto era assolutamente diverso. Per esempio, i ritratti appesi al muro sembravano tutti vivi e lo stesso orologio sul caminetto…

…”Ma, ohi! — pensò Alice, levandosi immediatamente, — se non faccio in fretta, dovrò ritornare oltre lo specchio, prima d’aver visitato il resto della casa. ” … (Carroll)

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Anche noi abbiamo un lungo percorso da fare, dobbiamo far presto, quindi lasciamo Gesù cullato da due angioletti, sua mamma che lo guarda estasiata, suo padre che racconta a San Sebastiano quanto hanno dovuto tribolare per poter trovare un riparo in quella notte affollata e il bue e l’asino che non smettono di dare la loro attenzione al nuovo nato.

Ci allontaniamo dalla capanna, raggiungiamo un paese della Spagna ed entriamo  in una abitazione signorile, le pareti dipinte, begli arredi e troviamo una signora in avanzata attesa, si è appena risvegliata e ci vuole raccontare il suo sogno.  Ha sognato di aver partorito un cagnolino bianco e nero – É tutto in regola – ci tranquillizza – è un buon segno, è un sogno premonitore, avrò un figlio con un destino importante, si chiamerà Domenico – A noi sembra un incubo, ma lei è serena e pronta ad accogliere il suo figlio speciale.  La signora si chiama Giovanna Guzman ed è la mamma di quel bambino che diventerà l’Abate Domenico, San Domenico di Guzman, colui che fonderà l’ordine dei Domenicani, un loro simbolo rimarrà il cane e sarà veramente una persona speciale: buona, caritatevole, umile, intelligente e colta.

Il piccolo Domenico nasce e viene battezzato, andiamo in chiesa, al fonte battesimale con due sacerdoti e i genitori c’è una dama  che vede sulla fronte del piccolo una stella. Anche la stella sarà un segno  distintivo di San Domenico e dei suoi frati  Domenicani. Domenico cresce, la sua famiglia è agiata, può studiare, era giovane e  generoso e un giorno, vedendo dei poveri affamati, vende i suoi libri, che in quel tempo avevano un grande valore e può sfamare quella povera gente. Si sta avverando il sogno, il ruolo  a cui era destinato! Terminati gli studi, a 24 anni diventa canonico e amico del vescovo di Osma con cui intraprende un viaggio per convertire gli eretici.

Per dieci anni resta in Francia a combattere contro le eresie con le  armi della predicazione e della preghiera, e si convince che è neceassario l’esempio per convertire le genti così da pensare alla fondazione di un ordine religioso. In sogno  vede la Madonna che gli consegna l’abito monacale che avrebbero dovuto indossare i suoi domenicani: abito bianco con mantello nero (i colori del cane del sogno di sua madre).

L’abito domenicano

Insegnamento – Ascoltiamo  Domenico:   non è un uomo qualsiasi, ha ricevuto dei doni speciali! –

Ripenso alla mia vita, alla mia nascita, alla mia giovinezza ….

Nessun sogno premonitore, nasco all’ospedale in un pomeriggio normale, mi chiamano Maria, una parte del nome di una mia nonna , il significato più conosciuto è “amata da Dio” ma anche “principessa, signora”, non male l’inizio… poi il Battesimo, la madrina, figura importante, esprime il desiderio che mi si aggiunga a Maria il suo nome: Dolores, aih, aih,  sarà un segno! Dolores significa “dolori”. Comunque si sa, amore richiama dolore, la vita è amore e dolore, dunque leggiamolo come completezza di una vita.

Cresco… ma sì dai! Studio… anche qui mi sono data da fare, ma vendere i libri generosamente??  No, i libri ho dovuto comperarli perchè in casa non ce n’erano. Ma attenzione,  una chiamata di vocazione l’ho ricevuta anch’io: suora missionaria, avevo però posto un vincolo: volevo la bicicletta per attraversare le foreste a portare il mio aiuto. Probabilmente qualcuno non ha accettato la mia condizione…  e dopo alcuni anni a combattere per trovare la mia strada e sicuramente sognando molto anch’io,  scelgo un abito liberamente, (beh quasi, non si fa mai nulla proprio liberamente, questo è certo).  Volete vedere l’ abito?? Fare richiesta scritta.

Ma perchè scelgo un abito?  per sposarmi… con mio marito, evitiamo fraintendimenti!!

Insegnamento – Tutti riceviamo dei doni, a volte è meglio che non siano troppo speciali! –

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alla prossima puntata per IV) Miracoli e “miracolini”

Scritto e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

(Alcune immagini sono prese dal web)

II) Attraversiamo… l’affresco

 

(ricordate  i tre colori?  nero: tempo presente, esperienza vissuta in questo periodo e dal racconto della “Regina”; verde: dalla lettura degli affreschi, dietro lo specchio;  rosso: tempo della mia infanzia, dai miei ricordi)

“Attraverso gli affreschi” come “Alice ”

II^  puntata: Attraversiamo… l’affresco

…Oh, Frufrù, che bellezza se potessimo entrare nella Casa dello Specchio! Son certa che ci sono tante belle cose. Fingiamo di poterci entrare, Frufrù, fingiamo che lo specchio sia morbido come  un velo, e che si possa attraversare… (Carroll)

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La nostra “Regina Bianca” ci prepara per entrare, attraverso gli affreschi,  ascoltiamola:

nel  1500, la Chiesa Cattolica deve combattere l’eresia (dottrine contrarie ai dogmi della Chiesa Cattolica), deve riuscire a mantenere i suoi fedeli e  riprendersi chi è stato attratto dalle nuove dottrine provenienti dal nord, dai predicatori che condannano il mal governo religioso. Per questo il Papa accoglie e legittima il formarsi di comunità di frati  che sappiano contrastare e fermare con le armi della convinzione, e non solo, la discesa del Protestantesimo. La Valtellina è un importante punto di passaggio, a questo scopo i Domenicani (cani di Dio) , persone colte e fedeli a Dio, si preparano alla loro missione: predicare e convincere la gente, confusa dal sorgere di queste nuove dottrine e dalla corruzione romana, della bontà e verità del Cattolicesimo. A tale scopo i frati domenicani utilizzeranno la loro cultura e, per far da tramite con la gente semplice e analfabeta, ricorreranno “all’alfabeto universale delle immagini”.

Ora la nostra “Regina” ci accompagna  davanti  alla porta che dal chiostro porta nell’attigua  chiesa di Sant’Antonio Abate , alziamo lo sguardo verso i due affreschi “La Pietà” e “La Natività”, stanno uno sopra e uno a destra della porta. Perchè sono accostati e in una importante collocazione come quella all’entrata della chiesa?

LA NASCITA e LA MORTE sono i limiti della VITA, l’inizio e la fine, due eventi importanti e definitivi, non correggibili, non rinviabili , due date che  connotano e testimoniano il nostro  passaggio sulla Terra.
Ecco la morte di Gesù: una Pietà tra San Domenico  e San Pietro,  i nostri due frati domenicani, vissuti entrambi nel 1200 e posti nell’immagine di fianco alla Madonna,  che regge il corpo di suo figlio, nell’anno 33, realtà temporale impossibile, ma rappresentazione simbolica che comunica a tutti noi un preciso e voluto messaggio.
La Natività, in questo affresco della nascita di Gesù il pittore ha dipinto l’immagine di San Sebastiano (263 ca. – 304 ca.) trafitto dalle frecce, neppure qui il tempo fa giustizia nelle date ma, in quei tempi,  le immagini di martiri con ferite erano  promessa  di guarigione (in attesa degli antibiotici!) Quindi comprendiamo la loro frequente rappresentazione, anche se oggi  può sembrare  poco adatta, come in questo caso,  a stare vicino ad un neonato, sepppur ne riconosciamo la sua unicità.
Entrambe le scene pare siano state dipinte allo stesso pittore Vincenzo de Barberis e dalla sua scuola leonardesca tra il 1520 e il 1530.  Tutte le informazioni, attinenti alle  conoscenze storico-geografiche su come presentare le scene, i pittori le attingevano da testi specifici, in particolare dai “Vangeli Apocrifi” e dalla “Leggenda Aurea” (una collezione di vite di santi scritta  da Jacopo da Varazze).
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…. To’, adesso sta diventando come una specie di nebbia… Entrarci è la cosa più facile del mondo.”L’istante dopo Alice attraversava lo specchio e saltava agilmente nella stanza di dietro.”… (Carroll)
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Anche noi siamo di dietro?  siamo negli affreschi (clicca sulle immagini per ingrandire)

 
Gesù è morto, è stato crocifisso, ha subito tutto questo per la nostra salvezza, ora è tra le braccia straziate di sua madre, la Madonna,  prima di essere sepolto.  In  questo momento di immenso dolore sono presenti Fra Pietro e  l’Abate Domenico, quindi loro hanno visto, conoscono e testimoniano a noi il messaggio che  Gesù ci ha voluto portare sulla Terra morendo per noi: dobbiamo credere a questi nostri frati-messaggeri di verità.

… ora andiamo all’anno 0, nel vicino affresco: nasce Gesù, nasce povero come noi, inizia come noi la sua vita, con una mamma e un papà, con vicino gli animali e la campagna, obbedendo a  suo Padre,  per redimerci dal peccato e portarci la sua parola, il suo messaggio d’amore e fratellanza. Anche San Sebastiano è stato capace di subire il martirio e donare la sua giovane vita per seguire la parola per cui Gesù è venuto fra noi. Le ferite che sanno anche trasmettere il potere e il coraggio delle guarigioni dalle malattie terrene come miracoloso medicamento, lo faranno solo se avremo fede, se sapremo curarci la mente e lo spirito. Dobbiamo rinascere nella fede.

Andiamo ai ricordi della mia infanzia…. saltelliamo nella storia con disinvoltura come in un gioco da ragazzi?  ok?

Cosa vedevo io alla porta per entrare in chiesa? Gli affreschi no, anche se mi pare che questi due non fossero del tutto intonacati, ma erano troppo in alto o comunque “invisibili”,  nessuno ha mai pensato di farceli notare!!

Dunque, alla domenica si passava da questa porta per la prima messa, alle 7,30!!! orario impossibile per considerare la  domenica un giorno di RIPOSO!!!

Alla domenica pomeriggio, dopo catechismo e prima dei vespri, si passava da lì per la benedizione con Don Fausto, era uno spettacolo, anzi ogni volta era la prova dello spettacolo “Benedizione”, per capirci il Don fermava continuamente la funzione per correggere, rimproverare, castigare qualcuno o qualcosa… che per lui proprio  NON  FUNZIONAVA!!!

Durante la settimana invece,  vedere questa porta aperta era preoccupante: o bisognava andare a confessarsi alla grata della sagrestia in fondo al cunicolo buio, già il luogo era una gioia!  o c’era Suor Tiburzia in cerca di vittime volontarie per pulire la Chiesa – pavimento in cemento ruvido da passare con segatura umida fra i banchi, non so se mi son fatta capire, un lavoro utile per REDIMERSI L’ANIMA, fatto una volta… spa-ri-re per sempre!

– Mariuccin!… quando mi sentivo chiamare in questo modo era il segnale, era l’unica a usare questo diminutivo, allora, o trovare una colonna vicina intorno alla quale ruotare con attenzione, o trovare una scusa. Suor Tiburzia era minuta, anziana, inoffensiva ma faceva tenerezza,  mi avvicinavo e chiedevo di essere esonerata dalla  chiesa in cambio di una  assicurata promessa di aiuto per il pollaio o l’ortaglia,  tutti feudi di sua giurisdizione, accordato lo scambio non senza suppliche teatrali, mi sentivo un angelo e tornavo ai miei giochi:

IMPEGNO RIMANDATO!!!

alla prossima puntata per III) Conosciamo Domenico! (e Maria)

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Scritto e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

(Alcune immagini sono prese dal web)

 

I) L’affresco come “lo specchio”

Pensavo di concludere i miei strampalati racconti e avevo concluso ma, come Carroll, ricomincio, Alice ci ha preso gusto, non si ferma ancora.

Non è stato stato casuale l’aver messo il collegamento per poter leggere il seguito del racconto di “Alice nel paese delle meraviglie”nel  precedente post: “Attraverso lo    specchio”… eh no! M’era venuta un’idea, forse peggio della precedente, ma un’idea da “Alicemate”:  leggere un’ immagine, capire un affresco, non è un po’ come entrare dentro quel mondo dipinto, immaginato dal pittore e rivivere con quei personaggi un’avventura??

Purtroppo spesso non abbiamo elementi sufficienti per entrare, per rendere il nostro specchio “passabile”, per oltrepassare la rigidità del muro dipinto e vedere la scena che si fa reale,… ma se troviamo una disponibile “Regina bianca” che sa e ci spiega??? allora possiamo fare il viaggio!!

Dunque sì!  sarà con noi una dolcissima “Regina Bianca” che conosce tutte le storie raccontate … sui muri. Raccontate con le immagini in modo che tutte le  genti di ogni cultura, di ogni lingua le potessero e le possano leggere. Dipinte da pittori importanti, conosciuti e stimati o anonimi ma capaci di stupire, commuovere e convertire quelli  che leggevano le loro rappresentazioni vere o leggendarie.

Insomma una “Regina dei dipinti”ci guiderà in questo nuovo viaggio. Preparate i “bagagli” se volete seguirla …

(usiamo ancora tre colori?  nero … tempo presente, esperienza vissuta in questo periodo e dal racconto della “Regina”; verde …dalla lettura degli affreschi, dietro lo specchio,  , rosso … tempo della mia infanzia, dai miei ricordi;)

“Attraverso gli affreschi” … come “Alice ”

I^  puntata: L’affresco come “lo specchio”

La nostra “Regina bianca” ci aspetta nell’ambulacro o portico del chiostro, ha un viso dolce, è un po’ emozionata come chi ha studiato e scoperto le molte storie che racconterà e da cui vorrà che i suoi ascoltatori siano traportati; chi è intervenuto per partecipare all’avventura è seduto sui muretti, paziente, sereno, qualcuno in ritardo …

Questo bel chiostro del Convento di San Pietro martire dell’ordine dei  domenicani dell’osservanza era stato consacrato nell’ottobre del  1485. Ricordare  questi due santi: San Pietro martire, un frate domenicano  ucciso ancor giovane in un attentato con un coltello che gli ha tagliato la testa, questo santo lo riconosceremo  perchè verrà sempre rappresentato  con un coltello sulla testa, e San Domenico di Guzman, fondatore dell’Ordine dei domenicani che verrà invece rappresentato con una stellina in fronte (stellina vista in fronte al piccolo Domenico durante il Battesimo), oltre ad altri segni della predicazione, dito alzato, bastone da viaggio, vangelo, cane.

Il chiostro per i miei anni giovanili cos’era? era un cortile per giocare, un cortile un po’ troppo chiuso… (eh eh vedete che già avevo capito il significato del termine chiostro = chiuso,  senza nessuna spiegazione), non si vedeva nulla oltre le pareti della casa, non c’era vegetazione, ad eccezione di quattro oleandri in vaso posti ai quattro angoli del cortile, quindi non si capiva molto neppure dello scorrere delle stagioni.

Il porticato era un prolungamento del cortile  per i giorni di pioggia, ognuno dei quattro corridoi era un buon campo da gioco, in particolare quello a nord , quello di fianco alla chiesa perchè più largo (forse) e sicuramente senza uscite, senza obbligato passaggio, fondamentale per evitare feriti accidentali, era quello da utilizzare per “palla prigioniera“; quello a est con la fila di “tombe”, buono per allenamenti o salti di vario genere; gli altri due, con fondo più liscio, per il  salto alla corda, singolarmente, ad entrata, con filastrocca sceneggiata o per il gioco con l’elastico; tutti andavano bene per “muovermi, senza muovermi …” gioco di lancio della palla  al muro da fare in coppia e cambio ad ogni errore.

“Fortunatamente” gli affreschi erano stati intonacati e se ne stavano al sicuro sotto ai nostri tiri e manate!!


Inoltre ricordo che anche noi avevamo la possibilità di una lettura murale: scritte, firme, messaggi di ogni tipo, alcuni molto misteriosi lasciati da compagne lontane e vicine, felici, tristi, disperate, innamorate, mistiche o irriverenti!!


 alla prossima puntata per  II) Attraversiamo… l’affresco … ciaooo

Scritto e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

(alcune immagini dal web)

 

– “Attraverso lo specchio”

Vi metto un collegamento per la lettura online del racconto  successivo ad “Alice nel paese delle meraviglie”:

“Attraverso lo specchio

di Lewis Carroll

mentre il primo libro gioca sul tema delle carte da gioco,  questo  sul tema degli scacchi, anche questo racconto è ricco di sorprese; l’inizio e il  finale sono  dolcissimi …. buona lettura!!

vi aggiungo un altro collegamento per leggere:

Attraverso lo specchio”

in un’altra edizione, ci sono anche le illustrazioni, potete confrontare le traduzioni e scoprirere altre curiosità

NOTE: Le immagini sono tratte dalle illustrazioni 

di John Tenniel dell’edizione originale.

TRATTO DA: Nel Paese dello specchio, di Lewis Carroll
Istituto Editoriale Italiano
Milano, 1914
1a EDIZIONE ELETTRONICA  DEL: 12 maggio 1996

6. Notte… si dorme!!!

Ci  sarà qualcuno fra voi che è riuscito a seguirmi fin qui?  e chi è riuscito che ne pensa di questo strano raccontare?  sono riuscita a comunicarvi qualcosa  della mia esperienza giovanile? questi miei anni vissuti  in un ambiente che portava con sè un’altra storia più antica e degna di essere ricostruita e ricordata? Beh!  io aggiungo anche questa puntata, che dovrebbe essere l’ultima, perchè non può mancare un pensiero per il  luogo e il momento importante come quello del riposo notturno.

6^ puntata:  Ritorno nel “sottomondo”… come “Alice in Wonderland

(Ricordate sempre i tre colori? nero… tempo presente, esperienza vissuta in questo periodo; fucsia… tempo della mia infanzia, dai miei ricordi (anni 60/70); blu… dalla fine del 1400, circa 500 anni fa, dal racconto del “bianconiglio”)

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Guardando dal cortile, al primo piano sui lati est e sud,  il “Bianconiglio” ci fa notare delle strane aperture: più piccole e più in basso  rispetto alle altre finestre, con  dei  bei colori che fanno da cornice… ma  da dove escono?  non esistevano quando io ero bambina? Dunque ascoltiamo il Bianconiglio:

Queste graziose aperture sono state trovate nel corso dei restauri che stanno riportando l’edificio alla originaria costruzione,  ricca di  arte e di  storia che testimonia l’origine e la vita di questa grande casa , quindi anche le fasce e le cornici colorate  sono originali del 1500. A cosa servivano queste finestrine? Erano le aperture delle stanze dei frati domenicani che, al termine della loro giornata di preghiera, lavoro e convivenza in comunità, si ritiravano nell’ intimità per il riposo notturno.

Infatti dopo il frugale pasto serale, seguito da una breve ricreazione, il convento si immergeva nel silenzio: era l’ora della preghiera della sera, l’ultimo atto della giornata del monaco quindi l’abate benediceva i fratelli e, dopo qualche altra preghiera per i morti o alla Vergine, tutto taceva. La lunga ed operosa giornata del monaco era chiusa. Dalla sera all’indomani mattina nessuno poteva più rompere il silenzio senza un grave motivo. Le ore dedicate al sonno non erano sempre uguali, durante l’inverno, quando la giornata di luce era corta, le ore di sonno erano maggiori, quando la giornata di luce si allungava,  aumentavano anche le ore di veglia!! Eh sì, grande comodità la luce elettrica… e il riscaldamento!

Per approfondire
Il dormitorio comune fu sostituito nel corso dei secoli dalle singole celle. Dapprima si praticarono delle divisioni di legno per proteggere il lavoro dei fratelli dalle distrazioni inevitabili in una sala comune, ed incompatibili con le esigenze dell’attività intellettuale (studio). In seguito la stanza fu chiusa da una porta e, in tal modo, si giunse al tipo di costruzione attuale divenuto di uso generale dal XV secolo.

Il Bianconiglio non ci fa salire, forse non è possibile,  o …  s’è fatto troppo tardi ormai!!

Ma io non ho bisogno di altro… mentalmente sto già  salendo la scala nella larga tromba che  portava ai dormitori: quello delle piccole e  delle mezzane  al primo piano e quello delle grandi al secondo. Ai dormitori si andava solo per dormire, mi pare logico! Durante il giorno rimanevano chiusi a chiave (quante chiavi!! adesso che scrivo capisco finalmente perchè ogni porta e armadio possiede una serratura con chiave, a casa mia è meglio non usarle, le chiavi, si perdono, gli abitanti non possono passare, gli armadi li si dovrebbe forzare… un disastro!) nella mia comunità di crescita invece c’erano un ordine e un’organizzazione esemplari!

E sì, anche l’ordine in cui lasciavamo il mattino letti, servizi e pavimenti era da fotografare, la cosa più difficile, ma che dava più lustro ed effetto a tutto era l’allineamento dei letti, ultimo ufficio prima di abbandonare il luogo del riposo. Vi immaginate due file di circa quindici  letti dalle pediere in acciaio luccicante in perfetto allineamento… e non era facile, se non iniziavi con la corretta direzione ti ritrovavi pian piano con i letti in mezzo al corridoio centrale… uff … tutto da rifare!

(la foto non rende proprio l’idea: i copriletti dovrebbero essere  più tesi… tutto più preciso, ma si avvicina,  per la prospettiva).

Per concludere vi racconto la mia prima notte nel dormitorio delle piccole.

Avevo sette anni quando si era deciso il mio traferimento in collegio e due amiche che lo conoscevano mi diedero questo importante avvertimento: – Se durante la notte non dormi arrivano sotto al tuo letto i frati con delle lunghissime unghie e ti pungono e graffiano il corpo, trapassando il materasso. -E va beh!  mi tranquillizzo: –  io non ho problemi, dormo sempre!

Ed eccomi a letto, è  la mia prima notte nel nuovo ambiente, in fondo al dormitorio c’è una tenda: che nasconderà? Non importa, mi giro, certo il letto nuovo, il luogo nuovo, accidenti, se non mi sbrigo però arrivano i frati!… Ad un tratto sento un gran rumore provenire dal fondo del dormitorio, un rumore spaventoso, terrificante, nascondo la testa sotto al cuscino, ma lo sento ancora, forse nello stanzone c’è quache strano animale tipo grifone o finta tartaruga? e le unghie? le sentirò certamente fra poco… piango! Dalla tenda esce… la suora che ci cura e mi chiede pazientemente cos’ho, accidenti, non sento più alcun rumore, pasticcio qualche spiegazione, ma non si sente più nulla e la suora torna nella sua tenda. Poco dopo di nuovo i grugniti… piango, esce la suora, stop al grugnito, la suora sparisce… grugnito da terrore! piango!… per fortuna una vicina svegliata dal movimento mi dice: – Ma è la suora che russa! -E che significa? comunque è lei che fa quel rumore dormendo, mi tranquillizzo e mi addormento!


Non ho mai sentito unghie  e non ho più sentito grugnire, ho sempre dormito, forse mi hanno cambiato posto di  letto?

Buon sonno a tutti!

(p.s. Anche noi ragazze siamo passate dal dormitorio alle camerette, non singole ma da 3/4 posti: nuove, con lettini in legno, ogni camera letti diversi e copriletti dai colori  diversi, bagni nuovi e… attenzione non si chiudevano a chiave durante il giorno… Questo lusso mi pare quasi peccaminoso!!)

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Per continuare il racconto, ah no è finito!

ma ne inizia un altro simile, avrà infatti una nuova numerazione, ma segue lo stesso criterio di Alice, che ora attraverserà lo specchio, ci saranno gli stessi colori e lo stesso modo di raccontare, se volete proseguire con me

cliccare – I) L’affresco come “lo specchio” –

Scritto e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

(immagini prese dal web)

5. Libri… fatica e mistero

5^ puntata: ritorno nel “sottomondo”, come “Alice in Wonderland”

(Ricordate sempre i tre colori? nero… tempo presente, esperienza vissuta in questo periodo; fucsia… tempo della mia infanzia, dai miei ricordi (anni 60/70); blu… dalla fine del 1400, circa 500 anni fa, dal racconto del “bianconiglio”)

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Dalla sala del  “Capitolo”,  attraverso una porta che immette su una scala interna,  si può salire al piano superiore, dove si trovavano le camere e la biblioteca. Il locale adibito a conservare i libri, alla consultazione, ma in particolare alla trascrizione di importanti testi,  era stato collocato con attenzione: illuminato per la maggior parte della giornata, quindi con ampie aperture a sud, anche per ricevere il maggior calore solare, in quanto la grade casa non aveva altre forme di riscaldamento e il lavoro degli  amanuensi era praticato lungo tutto il corso dell’anno (ci voleva circa un intero anno perchè un amanuense terminasse la copiatura della Bibbia); quando il freddo era particolarmente rigido, i frati andavano in un “riscaldatoio”,  locale dove  scaldare  le mani e poter  tornare al  lavoro.

Inoltre il nostro “Bianconiglio” ci fa notare che la pavimentazione della biblioteca non è in legno, ma  in muratura, sorretta da archi, a differenza di quella delle vicine camere ( vedi  foto), questo per evitare il propagarsi di incendi alla biblioteca con la conseguente distruzione dei libri, beni di grande valore.

Altre brevi informazioni:
Le biblioteche dei monasteri hanno avuto una funzione importantissima nel corso della storia: dopo la caduta dell’impero romano, furono i monaci a raccogliere dalle rovine quello che fu possibile salvare del sapere dell’antichità e per molti secoli le biblioteche claustrali custodirono con cura innumerevoli manoscritti. Anche ai giorni nostri la biblioteca ha grande importanza in un monastero, perché la lettura e lo studio fanno parte integrante della vita monastica. L’organizzazione monastica fece sì  che non fossero  solo centri di vita religiosa, ma anche centri di vita economica e culturale.

Ma anche nella mia esperienza ho trovato questi tesori cartacei?  Dunque, sto cercando di ricordare che utilizzo avesse avuto lo spazio biblioteca: nel luogo indicato come deposito e scrittura di libri non ho mai visto librerie di alcun tipo, questo è certo, secondo me questo grande salone ha cambiato uso negli anni, non solo nei secoli, io lo ricordo come un grande e vuoto corridoio, poi divenuto  guardaroba/sartoria… ebbene sì anche un cappellaio avrebbe potuto avere lavoro: cuffie e cuffiette invernali ed estive per il giorno e la notte, pochi colori però, nooooo!… sarebbe ammattito del tutto, poveretto!!

 

Però una stanza dove venivano gelosamente custoditi i libri c’era, era la “ghiacciaia”, il nome  non c’entra sicuramente niente, ma la si chiamava così ed era sempre chiusa a chiave su un pianerottolo quasi al termine della scala che saliva dal botteghino dell’oratorio, per raggiungere il primo piano (se qualcuno che legge conosce luoghi e tempi mi potrebbe suggerire o chiarire qualche particolare). Anche nella stanza del botteghino, dove si vendevano i dolcetti alla domenica pomeriggio, c’era una libreria vetrata, chiusa a chiave!!! che conteneva libri foderati con carta blu e numerati, per chi fossero? forse per prestiti alle ragazze che frequentavano l’oratorio domenicale? …

Dai, adesso vi racconto un fatto che andrebbe bene anche al tè del cappellaio matto: la biblioteca inaccessibile della mia infanzia conteneva anche l’enciclopedia “Conoscere” che per noi sarebbe stata una miniera di informazioni… ma no! non si poteva toccare… si sarebbe rovinata tra le mani incerte e pasticcione di tante ragazzine, quindi, se casualmente qualcuna di noi passando vedeva la porta socchiusa… dava l’allarme rosso alle amichette e, quatte quatte, entravamo a sbirciare qualche occulto e prezioso segreto dai libri del sapere, scoprendo anche … che differenza c’è fra un corvo e uno scrittoio”: lo scrittoio nella biblioteca c’era e il corvo spesso arrivava, nelle   vesti nere e viso aguzzo di qualche preoccupata guardiana del sapere… (avete capito chi era il corvo/guardiana?)

Comunque era bellissimo entrare in questa stanza proibita dove  qualcuno  poteva istruirsi   migliorando la sorte dell’umanità!

 

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Per continuare il racconto clicca – 6. Notte… si dorme!!! – 22 Jul 2010

Scritto e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

(immagini prese dal web)

 

4. “Il Capitolo”diventa… Gioco!

4^ puntata: ritorno nel “sottomondo”, come “Alice in Wonderland”

Per capire meglio il racconto utilizzo sempre i diversi colori  per il testo:

nero… tempo presente, esperienza vissuta in questo periodo

fucsia… tempo della mia infanzia, dai miei ricordi (anni 60/70)

blu… dalla fine del 1400, circa 500 anni fa, dal racconto del “bianconiglio”

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Voi sicuramente sì… ma io non sapevo dell’esistenza di una sala chiamata “Il Capitolo” e dire che ci sono stata in diverse occasioni, ma non era più “Il Capitolo”, io l’ho vissuto come  salone gioco, sala  cinema e TV , sala  teatro… che fortuna dunque aver risposto alla chiamata del mio “Bianconiglio” di turno… eh eh eh !! dobbiamo sempre stare attenti a non lasciarci sfuggire i bianconigli… quante meraviglie…  a rischio!!!

Allora attraversiamo il cortile e l’ambulacro, da ovest ci portiamo sul lato est ed entriamo direttamente in un salone che ci offre subito al centro della parete più lunga un affresco tardo quattrocentesco che rappresenta un Crocifisso con tre Santi Domenicani… eccoci nel “Capitolo”

 

Il Capitolo: era la sede delle assemblee ufficiali della vita monastica, nonché il luogo di lettura di brani della  Regola (L’Ordine dei domenicani si fonda principalmente sulla regola di S. Agostino). Benché il passo letto quotidianamente non corrispondesse sempre a un capitolo, questo nome ancora oggi indica la sala ove i monaci prendevano conoscenza del loro codice.

“È mattino presto, infatti la sala ha delle grandi finestre ad est affinchè sia ben illuminata in queste ore, l’abate sta in centro alla sala e tutti i frati seduti intorno, oltre all’ascolto della lettura di un Capitolo della loro Regola, potevano discutere e dare sfogo ad ogni problema che era sorto fra loro, o qualsiasi cosa volessero comunicare ai  fratelli. Questa pratica non era solo concessa ma stimolata in modo da mantenere serenità e coltivare buone rapporti fra tutti i frati (frate = fratello = che vive insieme, contrariamente  a monaco = chi si consacra a Dio abbracciando la vita ascetica da eremita)”.

Qui ancora prima di emettere i voti il novizio viene accettato definitivamente alla vita monastica, divenuto membro della comunità, avrà diritto a sedere in Capitolo ogni volta che l’abate crederà di consultare i fratelli su qualche affare importante, perché qui si trattano gli interessi maggiori della casa
(“avere voce in capitolo”… ecco da dove deriva)
Se un frate giungeva in ritardo doveva sdraiarsi a terra su un fianco in attesa di “venia”, perdono e accoglienza da parte dell’assemblea
( da qui il modo di dire “chiedo venia”)
Ora che il Bianconiglio ci ha erudito su come nel 1500 veniva utilizzata questa sala, vi voglio raccontare anche  la mia esperienza un po’ più recente, le carte da gioco mi circondano e mi confondono nella già difficile distinzione fra realtà e fantasia…
1-Capitolo/SALA GIOCHI Subito dapo il pranzo in refettorio, chi di noi ragazzine non aveva “uffici” poteva iniziare il momento della “ricreazione
(certo che i termini usati avevano mantenuto un non so che di  monacale o no?)
quindi al richiamo liberatorio di conclusione della mensa, noi già pronte con la sedia indietreggiata per una veloce alzata, ci si indirizzava, saltando in leggerezza i muretti (e qui chi mangiava poco ci guadagnava) per raggiungere il “Capitolo” dove si trovavano i “biliardini”.
 
Avrebbero dovuto essere così per accontentarci tutte??
 
Il nostro modo di utilizzare i biliardini era “creativo”, nessuno ci aveva dato istruzioni, quindi come far goal più facilmente se non piroettando i calciatori in modo vorticoso, quando la palla era nella parte del campo della porta avversaria? non era il gioco corretto? ma era di un divertentissimo sfogo fisico e mentale da non credere, da sballo!!!
 
2-Capitolo/ SALA CINEMA eTV …altro ricordo: ogni tanto, forse una volta o due al mese, di domenica pomeriggio, si andava nella sala Capitolo a vedere un film proiettato dall’ “esperta tecnologica” di turno, che dall’alto del palcoscenico, con il suo proiettore a due grosse bobine, faceva srotolare la pellicola per  farla scorrere e visualizzarla, attraverso un forte fascio luminoso, su un telo bianco ben teso alla parete opposta del locale…WOW!! Silenzio da convento! specialmente se il film aveva come titolo “Il posto delle fragole”…
(ho scoperto solo da alcuni anni che quello che mi si era impresso nella mente erano alcune scene di un bellissimo film di Ingmar Bergman del 1957, io per anni ho sognato l’orologio senza lancette nella strada deserta, l’uomo senza occhi, la bara che cade dal carro e ne esce la mano del defunto… sigh!!  se volete vedere queste scene cliccate qui Il sogno dell’orologio )

…dunque silenzio di terrore o di panico o di apprensione fino a quando: BBBOOOHHHH!! un boato. Noi tutte: NOOOOOO!! La pellicola si era spezzata, l’addetta a questo punto doveva andare a recuperare i due capi di pellicola spezzata, unirli con nastro adesivo, perdendo qualche fotogramma e questo aimè poteva succedere  più di una volta nel corso della proiezione e non sempre si poteva concludere la visione di tutto il film, non so se perchè la suora tecnica si spazientiva o il tempo a disposizione era terminato… eh sì anche per noi tenere fanciulle il tempo era preziosamente scandito!!!

La TV… ricordo poco, solo che un apparecchio era chiuso in un’anta del grande armadio a muro sulla parete dove si proiettava il cinema.

3-Capitolo/ SALA TEATRO… bellissimi ricordi!! il teatro era  un  mio sogno infantile, insieme ai cavalli, ai prati, alla bici… chissà perchè? Il palcoscenico era posto a destra, guardando le finestre, era rialzato e in legno con quinte e sipario come tutti i teatri di rispetto, c’era anche un pianoforte nella sala e dietro al palco uno spogliatoio. Tutto in regola dunque.

Vi racconto:  una volta all’anno, mi sembra in occasione della festa della riconoscenza, che cadeva in primavera, si presentava un importante spettacolo teatrale. Si iniziavano le prove forse dopo le vacanze natalizie, si distribuivano le parti con rispettivi copioni da studiare, si fissavano gli orari per le prove, per ultimo si sceglievano i costumi, le acconciature e il trucco, a me piaceva tutto! ma il giorno della prima  era una vera emozione: c’erano le autorità, l’Arciprete così buono, così felice… i benefattori, così sconosciuti e prodighi di sorrisi a cui dovevamo distribuire i cuoricini rossi di pannolencio con scritto “grazie!”

Ciaoo a tutti e tanti auguri ai miei nipotini gemelli: oggi è il loro compleanno!!

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Per continuare il racconto clicca – 5. Libri… fatica e mistero –

Scritto e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

(immagini prese dal web)

3. Il refettorio

3^ puntata: ritorno nel “sottomondo”, come “Alice in Wonderland”

Per capire meglio il racconto utilizzo sempre i diversi colori  per il testo:

nero … tempo presente, esperienza vissuta in questo periodo

fucsia … tempo della mia infanzia, dai miei ricordi (anni 60/70)

azzurro … dalla fine del 1400, circa 500 anni fa, dal racconto del “bianconiglio”

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Seguiamo il nostro sapiente bianconiglio che, come vuole Carroll, deve essere lo stimolo, la guida alla scoperta di luoghi e mondi sconosciuti.  Ed eccoci in una bella sala dove venivano consumati i pasti: il refettorio!

Non è stato l’unico locale della mia vita collettiva adibito a tale compito, ma questo è stato il refettorio per antonomasia,  quello che ricordo maggiormente. Qui tutti i personaggi del sottomondo si affollano, ognuno con immagini, sapori, odori, sensazioni di disgusto o piacere per tutto quello che di importante significa il momento della convivialità, dell’appagamento di un bisogno fondamentale alla sopravvivenza. Non è proprio la visione di una compagnia di amici  in pizzeria, ma suvvia, non sottilizziamo!!

La pasta: colla rosata, sempre colla, sempre rosata, chissà come facevano a non sbagliare mai!!

Le zucchine lesse: “impassabili”, sempre nella fontana, dove varcavano lo scarico senza problemi!!

Il formaggino incartato a forma triangolare: unico alimento che mi ha causato una dura rappresaglia della regina rossa… aimè!! non lo avevo mai e poi mai mangiato, ero sempre riuscita a smerciarlo facilmente a voraci estimatori  di questo triangolare prodotto… Quando un giorno, non so come, la regina aveva fissato la sua attenzione su  di me e  io non ho più avuto occasione di “mangiare” il formaggino e, sola davanti al piatto e con la guardiana  a fianco e il refettorio vuoto, il tempo sembrava fermarsi, il formaggio ingrossarsi, il mio stomaco sigillarsi, tutto l’universo era con me… e il formaggino MAI SAREBBE ENTRATO NEL MIO CORPO!!!  La Regina Rossa spazientita mi trascinò dal capo supremo che, dolce come il Re di Cuori, mi liberò dalla coppia di aguzzini: guardiana e formaggino… (p.s. i formaggini incartati non sono ancora diventati alimenti in casa mia!!!).

Ma c’erano anche le leccornie:

La scodella di latte bianco che ogni mattino fungeva da colazione con qualche pezzo di pane raffermo da ammorbidire dentro senza farlo troppo ammollare… dolce, caldo, poco, troppo troppo poco!

Lo schizzo di nutella con i biscotti,  dopo la perenne minestrina serale, rianimava le affamate cellule cerebrali…

Il risotto giallo con il pollo e le patatine “dei sacchetti”:  pasto domenicale dopo le due messe e i vari uffici che avevano occupato l’intera mattina… era un vero sballo!!!

Bene: 3 a 3 , pari, palla al centro …  e  si torna a giocare!!

Ed ora seguiamo nel “tempo” il nostro bianconiglio e prestiamo un po’ di attenzione  alla nobile e colta storia di chi fece edificare e dipingere questa bella sala . Questo salone nascondeva, sotto  successivi  intonaci, affreschi che raffigurano santi benedettini intorno alla croce, sul soffitto a volte, due medaglioni affrescati di epoca più recente, inizi del1700, epoca in cui il refettorio subì delle modifiche nelle strutture  per un diverso utilizzo di questa ala ovest dell’edificio. Gli affreschi nei medaglioni rappresentano due scene di carità cristiana attinenti ai due fondamentali alimenti: il pane e l’acqua. Nella parete di fronte alla Crocefissione avrebbe dovuto esserci un affresco raffigurante l’ Ultima Cena che  purtroppo  non è più stata ritrovata a causa delle continue ristrutturazioni.

Lunghe tavole disposte su tre lati venivano preparate per il consumo dei pasti e  ogni posto apparecchiato con piatti, bicchieri, posate e tovagliolo  e il tutto veniva coperto con  parte di tovaglia (da qui il nome di “coperto”), che ognuno poi scopriva quando si sedeva per mangiare.

Il contegno a tavola era oggetto di prescrizioni assai precise, tutti i frati dovevano servirsi reciprocamente, e durante le mense non doveva mancare la lettura della parola divina, ascoltata in assoluto silenzio (Regola cap.3.15) “Sedendo a mensa e finché non vi alzate, ascoltate senza rumore e discussioni ciò che secondo l’uso vi si legge, affinché non si sfami soltanto la gola, ma anche le orecchie appetiscano la parola di Dio”. Il mangiar troppo era sconveniente per il buon cristiano perchè appesantiva il cuore, era rigorosamente bandita la carne dei quadrupedi, consentita solamente ai monaci malati e molto indeboliti, inoltre, secondo la teoria aristotelica con la carne si stimolavano pratiche sconvenienti alla castità di monaci e asceti.

Infatti era partecipata  la convinzione che ogni ricerca di perfezione spirituale dovesse passare attraverso una stretta disciplina alimentare.

M’è venuta una riflessione/quesito: che nella mia infanzia ci sia  stata questa particolare cura dello spirito??  io, e non sola,  pensavo che a pancia piena si ragiona meglio!! Ora sono nel dubbio?!

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Per continuare il racconto clicca – 4. “Il Capitolo”diventa…gioco –

Scritto e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

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2. La fontana e lo stregatto

2^ puntata: ritorno nel “sottomondo” , come “Alice in Wonderland”

Per capire meglio il racconto utilizzo sempre i diversi colori  per il testo:

nero … tempo presente, esperienza vissuta in questo periodo

fucsia … tempo della mia infanzia, dai miei ricordi (anni 60/70)

verde … dalla fine del 1400, circa 500 anni fa, dal racconto del “bianconiglio”

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Sul cortile si affacciano i diversi ambienti adibiti alla vita quotidiana, distribuiti su due o tre piani di altezza, rimaneggiati e riorganizzati dai vari abitanti attraverso i secoli.

Prima di allontanarci dal cortile, da cui comunque non ci separeremo mai perché è il centro, il cuore, il crocevia della vita della grande casa, lo spiritello dello stregatto mi distrae continuamente additandomi la fontana di pietra circolare, la stessa dei miei anni giovanili… certo che a nessuno dei presenti passa inosservata neppure oggi, continua a gorgogliare con quel po’ d’acqua che le hanno concesso di “sprecare” e che cadendo dalla vecchia canna fa da sottofondo alla voce pacata del “bianconiglio”…

… ma che vorrà quel sorriso di gatto:

– Sì, lo so, mi ricordo che proprio questa fontana è stata luogo di distruzione e dispersione di cibi impossibili o meglio impassabili dalla mia bocca, e spesso si otturava lo scarico a causa di pezzi troppo grossi o abbondanti per  passare anche dal foro dello scarico, e c’era anche una scopa, sempre nelle vicinanze, che doveva aiutare il deflusso di tali lordure da tavola da far sparire senza ulteriori danni. Non mi hanno mai scoperto… grazie alla caraffa in plastica bianca che sapeva trasportare il corpo del reato dal vicino refettorio alla salvifica fontana, certo che bisognava bere, bere molta acqua per poter uscire a riempire nuovamente la brocca “vuota”, eh eh, ma… c’era poco da ridere a quei tempi, una regina rossa era sempre di guardia… e il rischio da correre ALTO!!

Contento simpatico gattone? ho ammesso un cattivo utilizzo di un bene prezioso… che per me è stato oltremodo… PREZIOSO!

E gli antichissimi abitatori invece sì che utilizzavano in modo decoroso quest’acqua (per quello che ci hanno tramandato le fonti altolocate!!) loro si purificavano mani e braccia prima della consumazione dei pasti a cui erano chiamati dal loro superiore con il suono di una campanella, posta proprio sulla colonna più vicina alla fontana e… di fronte al locale refettorio.

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Per continuare il racconto clicca3. Il refettorio –

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Maria Valenti/Alicemate  ^_^

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Borges, Calvino, Carroll…con Odifreddi

Ho trovato questo articolo di una “vacanza/studio” di Odifreddi e la posto perchè richiederà tempo per  leggere, ascoltare, capire e volendo,  approfondire….          buona “vacanza/studio”         anche a noi 😉

Il cubismo di Picasso e la geometria appaiono essere argomenti afferenti a culture distinte e lontane tra loro, spesso inconciliabili. Questo è ciò che potevamo dire prima di aver ascoltato Piergiorgio Odifreddi alle Vacances de l’Esprit 2007 della Matematica.
Guarda l’intervista a Piergiorgio Odifreddi
Al tempo di Cartesio o di Leibniz non esisteva la separazione tra cultura umanistica e scientifica. Oggi si assiste ad un tentativo, soprattutto da parte del mondo scientifico italiano e internazionale, di ricreare un ponte.

I grandi filoni della cultura umanistica che sono stati affrontati sono le arti figurative, la letteratura e la musica. Se Picasso, Mondrian e Kandinsky non sono sfuggiti alle attenzioni del “matematico impertinente”, anche i sonetti danteschi o la produzione di Borges sono stati oggetto di studio e riflessione.

Vi passo i link per leggere

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